Arriva il serial cyberpunk del trasgressivo Warren Ellis imperniato sulle provocatorie avventure di Spider Jerusalem, reporter investigativo coinvolto nella follia del quartiere Angels 8. Disegnato da Darick Robertson, torna uno dei comic-book Vertigo più dirompenti di sempre!

Vertigo Classic n. 1 – Transmetropolitan n. 1

Autori: Warren Ellis (testi), Darick Robertson (disegni)
Casa Editrice: RW-Lion
Provenienza: USA
Prezzo: € 13,95, 16,8 x 25,7, pp. 144, col.
Data di pubblicazione: gennaio 2012

Una delle caratteristiche essenziali dei cartoonist britannici, oltre all’indubbia valenza innovativa della loro opere, è l’attitudine provocatoria e l’assoluta mancanza di inibizione immaginativa che spesso li ha spinti a creare fumetti altamente eversivi, specie per ciò che concerne gli standard dell’editoria statunitense.

E infatti un maestro come Alan Moore ha avuto problemi con le major USA. E così Morrison. E non si può non citare in un simile contesto anche Warren Ellis.

Dopo i suoi primi lavori in Gran Bretagna, costui si fece conoscere con dirompenti produzioni Marvel, decisamente inusuali per i canoni della Casa delle Idee. Basti citare Hellstorm, che forse era più in linea con lo stile Vertigo che con quello dell’etichetta di X-Men e compagnia; a Doom 2099, che ebbe il merito di risollevare le sorti qualitative della divisione 2099, appunto. E non dimentichiamoci che, incurante delle critiche, Ellis ebbe l’ardire di fare andare a letto Thor con la perfida Incantatrice in una sequenza di Mighty Thor che fece discutere.

Alla DC le cose non furono più facili per lui e la sua sortita nella serie Hellblazer non passò inosservata, al punto che i vertici della compagnia censurarono una sua storia. La censura colpì pure il suo Satana della Marvel che, addirittura, non fu mai pubblicato. Tuttavia, Ellis non è uno scrittore che usa la provocazione in maniera gratuita ed è in grado di affrontare diversi generi narrativi: l’horror, la fantascienza, i supereroi, e sempre con un’impostazione personale. Inoltre, Stormwatch e soprattutto Authority e Planetary sono stati giustamente salutati come capolavori.

RW-Lion ripropone uno dei serial di Ennis più controversi: Transmetropolitan. Originariamente concepito per la linea Helix della DC e poi passato alla Vertigo, è imperniato sulle vicissitudini di Spider Jerusalem, un cronista, tipico rappresentante del cosiddetto ‘gonzo journalism’, reso celebre nella realtà da Hunter S. Thompson e, in ambito musicale, da Lester Bangs. Spider è un ottimo giornalista ma, dal punto di vista caratteriale, una mina vagante: irruento, sarcastico, sprezzante, strafottente. In poche parole, un anti-conformista allo stato puro che non rispetta niente e nessuno, specialmente le autorità, civili o religiose che siano.

La storia si svolge in un’America futuribile che sembra mutuata da un romanzo cyberpunk, con bande di strada, sottoculture stravaganti, culti folli ed alternativi, e l’anti-eroe agisce in particolare nel quartiere di Angels 8, sede dei cosiddetti Transitori, umani che hanno deciso di trasformarsi in alieni con complicati metodi chirurgici. A causa di un contratto da onorare, Spider è costretto, suo malgrado, a indagare sul loro conto, con conseguenze imprevedibili. Ma questo è solo il pretesto usato da Ellis per esprimere, tramite Transmetropolitan, la sua particolare visione del mondo.

Al di là del contesto fantascientifico, infatti, Ellis descrive in chiave metaforica la realtà dei nostri giorni: una società che si è trasformata in un immenso casino mediatico fatto di canali televisivi che condizionano le coscienze con sesso e violenza gratuiti e con un apparato (dis)informativo che cela le verità più scottanti; di droghe di vario tipo; di consumismo sfrenato; di una distorta concezione della religione intesa come strumento di manipolazione delle coscienze.

Ma la tematica basilare di Transmetropolitan è la ribellione. Contro lo stato. Contro i governi. Contro le autorità. Contro Dio. In un certo qual modo, il comic-book è un ideale dito medio rivolto al sistema repressivo che tormenta l’occidente. I testi di Ellis sono secchi e veloci, con stilemi post-moderni caratterizzati da una rabbia punk tipicamente Made in Britain. E i dialoghi sono un capolavoro di ironia e stravaganza e, a tratti, possono ricordare analoghi esiti morrisoniani (specie quelli del Morrison di The Invisibles).

Ad illustrare le pazzesche invenzioni di Ellis (elettrodomestici drogati, procaci spogliarelliste, docenti universitarie ermafrodite, gatti mostruosi e così via) è il bravissimo Darick Robertson che con Trasmetropolitan realizza uno dei suoi migliori lavori. Il penciler si dimostra abile non solo nella caratterizzazione dei personaggi ma dimostra pure una cura certosina nei confronti degli sfondi, degli interni e delle complesse architetture dell’America urbana del ventitreesimo secolo. In poche parole, la lettura di Transmetropolitan è un must. Questo è uno dei pochi fumetti ‘incazzati’ disponibili nel mercato e ha il pregio di far divertire e nello stesso tempo riflettere il lettore.

Voto: 8

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4 Commenti

  1. Il senso di questa recensione, come la sua utilità, sono poco chiari. Si è parlato solo di Transmetropolitan inteso come contenuto fumettistico, come autori/disegnatori, editori originali, ma nessuna parola, nemmeno un cenno sulla edizione curata da rw/lion. Siccome si tratta di una ristampa, proposta precedentemente da un altro editore, l’attenzione doveva essere rivolta principalmente al modo in cui l’opera è stata riproposta attualmente. Ma di questo non si parla nella recensione e allora tanto valeva scrivere di Transmetropolitan come fumetto e basta senza riferimenti all’editore che lo pubblica in italiano, al modo in cui lo ha pubblicato e alla qualità complessiva della stampa. Non fosse altro perchè sulla pagina facebook dell’editore, così come in altre sedi virtuali, l’argomento principale, più che i contenuti fumettistici, sono la qualità di questi fumetti, il cui livello non è piaciuto ai lettori. E le lamentale sono tante. Quindi, ok transmetropolitan, ma se uno voleva queste informazioni, le poteva tranquillamente cercare su google. Ma perchè non si è parlato soprattutto di transmetropolitan come edito da rw? Ecco perchè, mi pare che il senso e l’utilità di questa recensione (rivolta più al fumetto in orginale che alla sua edizione attuale italiana) non sia molto evidenti.

    • Si, sarebbe stato meglio scrivere due righe anche sulla qualità dell’edizione recensita, ma da qui a dire che la recensione del fumetto in sé è inutile perché tanto esiste google… si commenta da sé!

      Comunque per la cronaca, la carta usata fa schifo, posso dirlo senza essere accusato di essere un bamboccione?

      • Ummm, mi sa che corri il serio rischio di essere definito un bamboccione per cotanto ardire!!! :D

        Ma forse non sono stato chiaro sul concetto di utilità della recensione: intendevo che, per gli elementi riportati in essa, una ricerca su google sarebbe stata sufficiente. Nulla che una googolata non avrebbe potuto dirimere. Invece, di Transmetropolitan inteso come edizione italiana curata da rw/lion nemmeno una parola.

        E poi a ben vedere: si, esiste google! Evviva google! Ha senso ancora scrivere recensioni con notizie, fatti ed elementi che una ricerca su google non sia in grado di ottenere?
        Ah, le care, vecchie note. Come erano puntuali e precise quelle di Devil Classic della Star Comics, per non parlare di quelle di Capitan America e i Vendicatori… allora non c’era google e anche un miniarticoletto con note di biografia di uno scrittore o di un disegnatore erano interessanti, ma ora?

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