Arriva in Italia il nuovo film di Per Fly, Giochi di Potere, con Theo James e Ben Kingsley.

La cosa che più mi ha infastidito in assoluto del fastidiosissimo e soprattutto noiosissimo Giochi di Potere di Per Fly, è che il film non è soltanto inutile come pochi altri prodotti cinematografici usciti in Italia nel corso del 2018, ma addirittura – nella sua versione italiana – si fregia dello stesso identico titolo di un cult degli anni ’90 che il cinema di spionaggio ha contribuito a migliorarlo, forse nella speranza di essere accostato ad esso.

I più attenti fra voi lo avranno di certo notato: Giochi di Potere (in originale Patriot Game) era infatti il titolo del secondo adattamento cinematografico della saga letteraria creata da Tom Clancy ed incentrata sulla figura dell’analista e consigliere della CIA Jack Ryan, in quell’occasione impersonato per la prima volta da Harrison Ford (che sarebbe tornato nel film successivo, Sotto il Segno del Pericolo, prima di cedere il posto al Ben Affleck protagonista di Al Vertice della Tensione) dopo che Alec Baldwin l’aveva portato per la prima volta sul grande schermo nel sensazionale Caccia a Ottobre Rosso di John McTiernan, con l’indimenticabile Sean Connery nei panni del capitano Marko Ramius.

Naturalmente il povero Per Fly è esente da questa colpa, che rasenta l’oltraggio. Purtroppo per lui, però, è colpevole di tutto il resto.

Il regista danese, conosciuto essenzialmente per la trilogia drammatica La Panchina, L’Eredità e Gli Innocenti, dimostra non solo di non conoscere assolutamente i meccanismi dello spy-movie, ma anche di non essere in grado di portare su schermo una sceneggiatura (da lui scritta) tratta da una storia vera. Per definizione, il pubblico conosce già l’esito della vicenda di un film biografico, e il regista questo dovrebbe metterlo in conto puntando a far appassionare lo spettatore in altri modi, proponendo un susseguirsi denso di eventi, doppi giochi e inganni. In questo film tutto ciò c’è, ma viene buttato lì con tale fretta, scialberia e soprattutto prevedibilità, da rendere la storia narrata – sulla carta molto interessante – nulla più che un ammasso di luoghi comuni del genere di riferimento, tra l’altro raccontati senza il minimo mordente, come se neppure Fly fosse convinto di cosa stesse cercando di fare sul set.

Dall’altra parte, invece, Ben Kingsley quello che doveva fare ce l’aveva in testa così chiaramente che il suo personaggio, l’antagonista, risulta tratteggiato – anzi calcato – in maniera così pateticamente esagerata fin dalla primissima inquadratura. Il film, basandosi in tutto e per tutto sulla volontà di essere prevedibile, naturalmente glielo concede: senza neanche provare ad aggiungere qualche tono di ambiguità al suo Pasha, Kingsley (che in Iron Man 3 di Shane Black aveva fregato in maniera geniale gli spettatori di tutto il mondo), qui riesce nell’impresa fino ad oggi ritenuta impossibile di risultare addirittura più caricaturale del suo attoruccio da quattro soldi Trevor Slattery.

Basato sullo scandalo Oil for Food, la famosa e ignominiosa operazioni delle Nazioni Uniti che nel 1997 sulla carta avrebbe dovuto portare beni di prima necessità nei territori iraniani devastati dalle vittime del regime di Saddam Hussein ma che finì con l’arricchire la spietata dittatura, Giochi di Potere è al suo meglio una rivisitazione dei titoli di giornale dell’epoca, e al suo peggio un prodotto di una noia mortale.

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