Ciò che i lettori più aspettavano (o paventavano) è ora diventato realtà: torna Watchmen con una serie di ben sette prequel dedicati ai mitici vigilanti di Alan Moore e Dave Gibbons. Ma il Bardo di Northampton non c’è! Come considerare questa operazione?

Comics World 29 – Who Watches The Watchmen?

Anche i sassi sanno che Watchmen, capolavoro assoluto di Alan Moore e Dave Gibbons, è considerato una delle pietre miliari del fumetto americano e mondiale e nessuno ha mai messo in dubbio la portata rivoluzionaria di quella straordinaria maxiserie. Quando, ormai nel lontano 1985, il Bardo di Northampton deliziò pubblico e critica con le complesse e inquietanti vicende di Comedian, Dr. Manhattan, Silk Spectre e compagni, era già un autore stimato grazie al suo splendido Swamp Thing.

Moore non era un semplice sceneggiatore. La sua scrittura si differenziava da quella dei pur validi autori anglosassoni dell’epoca e aveva una valenza poetica e letteraria che la rendeva di gran lunga superiore a quella di altri cartoonist. In effetti, Alan concepì Watchmen come un vero e proprio romanzo a fumetti, peraltro con la geniale idea di inserire in appendice pagine in prosa che lo resero inclassificabile per gli standard consueti. Per giunta, la sua analisi spietata della figura del supereroe (già da lui anticipata con Marvelman/Miracleman) rappresentò il culmine della tendenza revisionista nei comic-book statunitensi e i suoi vigilanti sembravano avere caratteristiche più negative che positive.

Tuttavia, Alan, pur perseguendo strade narrative fino a quel momento inconsuete, aveva ben presente la lezione dei maestri del passato: adorava i fumetti della Golden Age e in Watchmen, per esempio, non mancò di omaggiare il grande Joe Orlando e si collegò anche ai ‘pirate comics’ che tanto andavano di moda negli anni cinquanta, in un’operazione di ‘retro-avanguardia’, come alcuni ipotizzarono. Questi, ovviamente, sono alcuni degli elementi che fanno di Watchmen un gioiello e lo spazio non mi concede di citarne altri.

Ciò che avvenne in seguito è noto: Watchmen fu un successo senza precedenti, vinse tutti i premi possibili e immaginabili, è stato più volte ristampato e in anni recenti abbiamo anche avuto modo di vedere un film basato sulla leggendaria maxiserie. Ma si sa pure che la DC, e non certo da oggi, fece pressioni su Moore e Gibbons affinché realizzassero un sequel o qualcosa che si ricollegasse alle vicissitudini di Watchmen. E se Gibbons è sempre stato possibilista al riguardo, Moore, persona notoriamente difficile, non ha mai ritenuto di dover accontentare la casa editrice.

In effetti, la story-line di Moore era di per sé perfettamente compiuta (benché un sequel lo si possa concepire) e nel complesso, a mio parere, ha fatto bene a non farsi convincere dalla DC. I capolavori non andrebbero toccati; basti pensare a un’altra opera seminale, il Dark Knight di Miller, importante almeno quanto Watchmen per ciò che concerne l’evoluzione dei comics USA. L’autore accettò di realizzare un secondo capitolo ma parliamoci chiaro: era all’altezza del primo? Assolutamente no e si dimostrò una clamorosa presa in giro, realizzata per motivi di business e stop.

Ora la DC ha spiazzato tutti annunciando il progetto Before Watchmen: si tratterà di ben sette prequel, dedicati ai vari character di Moore, e il Bardo di Northampton non è coinvolto nell’operazione (che sicuramente non apprezzerà). E la DC, già al centro dell’attenzione per il suo recente reboot, sta facendo ulteriormente parlare di sé con questa iniziativa. Come giudicarla? Confesso che da lettore sono combattuto.

Lo ripeto: i capolavori, se possibile, non dovrebbero essere toccati; di conseguenza, al primo impatto, la notizia non mi entusiasma. Tuttavia, scrivere qualcosa sul passato dei vari Ozymandias, Nite Owl e così via, dal punto di vista narrativo mi intriga e la cosa, lo ammetto, mi incuriosisce pure. C’è chi ha detto che le finalità di Before Watchmen sono meramente commerciali. Ed è vero. Ma bisogna partire da un presupposto che a volte noi fan tendiamo ad ignorare: DC, Marvel, Image e le altre case editrici sono motivate esclusivamente dal business. Le ragioni creative o artistiche, quando ci sono, passano in secondo piano e si piegano alle leggi del mercato. Non sarà entusiasmante. Ma è un dato di fatto. Perciò, concentrandomi su un discorso, appunto, di mercato, comprendo il ragionamento dei boss DC: nel nostro catalogo c’è un’opera che, a torto o a ragione, ha fatto la differenza e i suoi personaggi hanno colpito l’immaginario di molti; perché non dovremmo sfruttarli e guadagnarci sopra?

In fondo, è lo stesso discorso che spinse la Marvel a utilizzare in modo massiccio i mutanti dopo l’incredibile riscontro da essi ottenuto grazie a Claremont, tanto per fare un esempio (e gli esempi potrebbero continuare!). E allora, per evitare delusioni, si può pensare in questo modo: prima di tutto, non aspettiamoci fumetti al livello del Watchmen di Moore ma magari solo piacevoli comic-book che non intendono mettersi sullo stesso piano della maxiserie. Credo, anzi, che autori indubbiamente intelligenti come Brian Azzarello (che si occuperà di Rorschach e Comedian), Straczynski (che se la vedrà con Dr. Manhattan e Nite Owl), Len Wein e Darwyn Cooke neanche si sognano di scrivere testi anche solo lontanamente paragonabili a quelli del Magus!

Inoltre, una motivazione creativa, in grado di giustificare Before Watchmen, forse potrebbe esserci: Alan in origine voleva utilizzare vecchi supereroi della Charlton, facendo qualche riferimento alle loro classiche avventure. Ma non fu possibile poiché in quel periodo la DC aveva acquistato i diritti di tali character e intendeva inglobarli nel suo universo con progetti già avviati. Perciò, a quanto si può intuire, Alan aveva idee sul periodo precedente quello di Watchmen (che comunque in parte affrontò). Perciò, che dire? Watchmen è Watchmen e per forza di cose inarrivabile. Before Watchmen è differente. Cerchiamo di leggerlo senza pregiudizi e speriamo bene.

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