Emilio Salgari e i Due Bisonti | Recensione

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Torniamo a Verona per la seconda parte della storia che vede protagonista il celebre scrittore.

Salgari e Buffalo Bill si trovano a Vigasio dove c’è la fonte, creduta in un primo tempo esaurita, in cui si può trovare un’acqua capace di grandi prodigi ed in grado di alimentare le macchine che la tecnologia del fantastico XIX secolo ha sviluppato. Ma i membri della Holden Puppet Gang hanno deciso di impossessarsi del quell’acqua e di usarla per i loro scopo non certo pacifici. E così Suiyo diventa alleata dei nostro amici – Emilio Salgari e la sua spada assieme alla troupe del Wild West Show di Buffalo Bill – per sconfiggere il nemico comune.

Dopo il primo numero, dal titolo Emilio Salgari e l’acqua portentosa (qui la recensione), tornano il Collettivo Nasone e Cyrano Comics, con un secondo volume che vede coinvolti ancora un volta lo sceneggiatore Enrico “Nebbioso” Martini ed i disegnatori Enrico Giusti, Giancarlo Brun e Andrea Bilancio. Alle belle copertine troviamo invece Nicola Bernardelli e Andrea Bilancio, che come per il primo numero rendono omaggio all’illustratore delle prime edizioni dei libri di Salgari, ovvero Alberto Della Valle.

Il primo appunto che si può fare a questo fumetto è la scelta di indicare Salgari come (unico) protagonista; la cosa cozza in realtà con la storia stessa, che lo vede parecchio in ombra in questo numero (ancora di più di quanto visto nel primo), dato che Buffalo Bill è il protagonista indiscusso, anche per i particolari poteri che ha e che lo aiutano a risolvere tutte le situazioni… diciamo quindi che la situazione è abbastanza paradossale, quasi come se Conan Doyle avesse indicato come protagonista Watson nei titoli dei racconti di Holmes.

Ciò detto il fumetto funziona mediamente bene, con un buon ritmo; certo con esistono colpi di scena eclatanti e la stessa natura dei poteri di Buffalo Bill non è certo originale, basti pensare a Bravestarr della Filmation (1987), in cui il protagonista poteva contare sulle abilità animalesche dell’orso, del puma, del  lupo e del falco. Il resto dei personaggi è abbozzzato, ma mai veramente approfondito, anche a causa del ristretto numero di pagine (per un numero italiano). Cosa che purtroppo accade anche per colui che dà il titolo alla storia, come detto in precedenza.

L’alternanza di disegnatori si nota, ma non è disturbante, anche se ovviamente, anche se la qualità è mediamente buona, è altrettanto vero che alcune tavole sono meno dinamiche e alcune peccano di visi eccessivamente caricaturali. Certo, in un’opera steampunk uno dei profili più affascinanti è mostrare un mechadesign accattivante, ma qui i già pochi mezzi sono lasciati ai margini.

Il lato B del volume contiene invece una storia breve che ha per protagonista Sherlock Holmes con il fidato Watson e che serve un po’ da introduzione dei personaggi per i futuri volumi: la storia è ben dosata, senza fronzoli e con uno stile di disegno piuttosto euromanga, che comunque riesce a sottolineare la vena un po’ ironica della storia stessa. Qui la storia è sempre di Enrico “Nebbioso” Martini, mentre i disegni sono di Michele Righetti.

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