Robinson Crusoe – La Grande Letteratura a Fumetti Vol. 3 | Recensione

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Siete curiosi di leggere la versione a fumetti di uno dei romanzi più apprezzati di sempre? Allora non perdete Robinson Crusoe, pubblicato da Mondadori Comics nella collana La Grande Letteratura a Fumetti!

Tra le numerose iniziative editoriali di Mondadori Comics spicca La Grande Letteratura a Fumetti che, come è facile intuire, propone versioni fumettistiche di importanti opere letterarie. Questo terzo volume della serie è dedicato a Robinson Crusoe, il romanzo forse più conosciuto di Daniel Defoe. L’adattamento è firmato da Christophe Lemoine che si è occupato dei testi e della sceneggiatura e di Jean-Christophe Vergne che si è concentrato sui disegni.

Nel 1652, il giovane Robinson si imbarca contro il volere di suo padre. Dopo un duro apprendistato come marinaio, diventa piantatore in Brasile, prima di ripartire con una spedizione diretta in Africa. Non arriverà mai a destinazione: una terribile tempesta, infatti, cola a picco la sua nave e lui, unico sopravvissuto al naufragio, finisce su un’isola deserta. Anno dopo anno, Robinson lotta per sopravvivere sull’isola, tentando di migliorare le proprie condizioni di vita e tormentato dalla terribile sensazione di subire un qualche castigo. Il suo unico conforto è la Bibbia… fino a quando non incontra Venerdì, un giovane indigeno che gli sconvolgerà l’esistenza.

Trarre un fumetto da questo romanzo non è semplice e non tanto per una questione legata alla trama che è, anzi, comprensibile e lineare, quanto per un altro aspetto. Il lavoro di Defoe è stato, infatti, giustamente celebrato per la delineazione psicologica del protagonista, un avventuriero che si imbarca su una nave contro il volere del padre. Dopo un duro apprendistato come marinaio, diventa per un breve periodo piantatore in Brasile ma poi decide di ripartire con una spedizione diretta in Africa, con conseguenze spaventose.

A causa di una terribile tempesta, la nave affonda e l’unico superstite è il povero Robinson che finisce su un’isola deserta. Ed è qui che i guai per lui iniziano davvero. Costretto dalle circostanze a sopravvivere, tenta costantemente di migliorare le proprie condizioni esistenziali e nello stesso tempo, però, si ritiene vittima di un castigo divino. Tutte queste emozioni furono espresse in maniera magistrale da Defoe ma, per forza di cose, nel fumetto gli autori si occupano più che altro degli avvenimenti da raccontare, trascurando l’aspetto psicologico.

Ciò non toglie che Lemoine riesca comunque a presentare una caratteristica essenziale del personaggio. Robinson rappresenta, tra le altre cose, l’ingegno e la capacità dell’uomo di affrontare e superare situazioni avverse ed è visto come simbolo di civiltà, contrapposto alle figure dei selvaggi cannibali che appariranno a un certo punto della trama. Tra essi si segnala l’ingenuo Venerdì che, in ossequio alla versione originale di Defoe, simboleggia l’indigeno che diviene civilizzato grazie all’uomo bianco.

Lemoine scrive testi e dialoghi curati e fa un buon lavoro. Malgrado non vada in profondità, riesce comunque a suscitare la curiosità del lettore. I disegni, come ho già scritto, sono di Jean-Christophe Vergne che ha uno stile non esattamente naturalistico ma neanche cartoon. Il tratto è elegante, fluido e dinamico e in molte pagine valorizzato da uno spiccato dinamismo. Sono suoi anche i colori e predominano sfumature tenui e delicate, mai troppo intense, senz’altro indovinate per la particolare atmosfera della storia.

In definitiva, questo volume è interessante e potrebbe piacere agli estimatori del fumetto di area bd e agli appassionati di letteratura.

 

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