L’attore che ha interpretato Ciro Di Marzio in Gomorra ha parlato al Napoli Comicon del suo amore per il fantastico.

Lo abbiamo visto per tre stagioni nei panni di Ciro Di Marzio nella serie tv Gomorra, ma Marco D’Amore è anche un grande appassionato di fantasy. Per questo motivo, durante la prima giornata di Napoli Comicon 2018, ha partecipato alla presentazione del romanzo di Manlio Castagna (regista e vice direttore artistico del Giffoni Film Festival), intitolato Petrademone: Il Libro delle Porte vol.1, edito da Mondadori. A moderare l’incontro è stato il giornalista Giammaria Tammaro.

Come nasce l’idea per la scrittura di Petrademone?

Castagna: «Era una ferita da cicatrizzare. Quando è morto il mio cane la scrittura è diventata una terapia. Alcuni potrebbero dire che era solo un animale, ma per me era il mio migliore amico. Ho scritto Petrademone per farlo vivere ancora, ed ho prodotto così tanto materiale da aver sviluppato una trilogia».

Marco, sei appassionato di fantasy?

D’Amore: «Certo, è un genere che mi piace molto. Devo dire che Petrademone è un libro coraggioso, perché è un romanzo fantastico di formazione con dei momenti hardcore. C’è violenza, terrore, paura. Non è un fantasy usuale».

In questa storia c’è un qualcosa che richiama Stephen King e la cultura anni Ottanta, soprattutto c’è una data: il 1985. Da cosa nasce questo tuo bisogno di riferirti così tanto alla cultura pop anni Ottanta?

Castagna: «Nel 1985 avevo undici anni. Proprio in quel periodo vidi il film I Goonies, e ne rimasi folgorato. Poi in quel periodo iniziò anche la mia passione per Stephen King, che per me è un dio. Ricordo che trovai a casa il libro di It, e saltai la scuola per rintanarmi in una casa diroccata per leggerlo tutto d’un fiato. Da lì nacque la mia voglia di scrivere».

Pensate che oggi si sia perso qualcosa rispetto agli anni Ottanta?

Castagna: «I ragazzi hanno perso il concetto di avventura. La tecnologia ha tolto la necessità di muoversi per comprendere qualcosa, è tutto a portata di click, e questo ha tolto curiosità».

D’Amore: «È vero che oggi non si è più molto curiosi, ma questo libro aiuta ad esserlo perché il lettore deve partecipare al completamento del romanzo, e questa è una cosa che fanno di solito le migliori opere d’arte».

E la mancanza di curiosità dei nostri tempi influenza anche il disimpegno verso la lettura?

Castagna: «Ho chiesto ad alcuni ragazzi del liceo cosa rappresenta per loro la lettura, e mi hanno risposto: “un impegno”. Viviamo nell’epoca del disimpegno, ed è normale che la lettura ne venga influenzata».

Ritenete che sia giusta la continua influenza tra cinema, fumetti e libri? Oppure ognuno di questi settori dovrebbe lavorare di più per conto proprio?

D’Amore: «Da sempre c’è questo nutrimento reciproco, il racconto orale ha sempre influenzato la scrittura. Oggi molti sceneggiatori di cinema tendono a partire da qualcosa di scritto. L’intento deve però sempre essere quello di emozionare».

Perché consigliereste di leggere Petrademone?

Castagna: «A livello emotivo direi che ogni lettore in più di questa storia permette al mio cane di rivivere. A livello razionale direi che è una lettura consigliata a tutti gli amanti di Stephen King, Stranger Things e Italo Calvino. Petrademone è un romanzo che tiene incollati dalla prima all’ultima pagina».

D’Amore: «Questo libro è davvero ben scritto, tanto che l’ho letto in due giorni. I protagonisti sono dei ragazzini che fanno rivivere il senso d’avventura anche a chi ragazzo non lo è più. Con la lettura di Petrademone si aprono mondi magici inaspettati».

 

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