Solo: A Star Wars Story – le dichiarazioni di Bradford Young

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Il grande dop del cinema americano indipendente parla del nuovo attesissimo film della saga.

Dal debutto con Pariah di Dee Rees a Middle of Nowhere di Ava Du Vernay, da Senza Santi in Paradiso di David Lowery a 1981: Indagine a New York di J.C. Chandor, il nome del direttore della fotografia classe ’77 Bradford Young è sempre stato associato al meglio del cinema indipendente statunitense.

La prima prova nel genere sci-fi con Arrival di Denis Villeneuve ha coinciso con la prima nomination all’Oscar, e Young ha voluto ripetere l’esperienza imbarcandosi in Solo: A Star Wars Story, film che l’ha visto collaborare non con un regista, ma addirittura tre.

“Generalmente, quando mi approccio ad un progetto, cerco di aggiungere la mia visione. Ed era questo ciò che volevano Chris Miller e Phil Lord per il loro film. Anche quando è entrato Ron Howard, ho potuto sostenere la mia visione e le mie idee. Se avessi temuto di perdere la mia identità artistica, avrei lasciato l’incarico, sarei passato oltre per dedicarmi a qualcos’altro. Eppure non sono mai stato così entusiasta nel parlare di un film. Tutti quanti dietro a questo progetto mi hanno sostenuto dal primo all’ultimo momento, lasciando che portassi la mia identità nel look del film.”

“Non c’è stato un solo momento in cui ho sentito la pressione della Disney o della Lucasfilm. Ogni volta che ho presentato delle idee che a mio avviso potessero essere considerate troppo dark dallo studio, o che avessi paura potessero essere respinte, sono sempre stato tranquillizzato e spinto a proseguire su quella strada. Nessuno mi ha fatto pressioni affinché cambiassi le mie idee” ha dichiarato Young.

 

Fonte: IW

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