Il Giustiziere della Notte di Eli Roth | Recensione

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Lo squilibrato Eli Roth dirige Bruce Willis nel ruolo che fu di Charles Bronson in questo ambivalente remake de Il Giustiziere della Notte di Michael Winner.

Quando non è impegnato a inventare nuovi sottogeneri cinematografici  (Hostel è de facto il primo torture porn della storia del cinema) e usarli per raccontare orribili e tremende storie di verità politiche, sociali ed etiche (Knock Knock è un altro splendido torture porn, solo che ad essere vessata non è la carne ma la psiche), Eli Roth, oltre che ad essere uno splendido regista, è soprattutto un grande cinefilo che si diverte (e diverte) a rivisitare i classici.

E se col suo film d’esordio Cabin Fever si limitava a strizzare l’occhio a La Casa di Sam Raimi, per poi andare ad omaggiare l’horror di serie b italiano in The Green Inferno (dichiaratamente un figlio spirituale di Cannibal Holocaust di Ruggero Deadoato), con Il Giustiziere della Notte arriva a realizzare per la prima volta un remake vero e proprio, prendendo il film originale del 1974 diretto da Michael Winner, sostituendo Charles Bronson con la pelata più action che ci sia stata negli ultimi trent’anni del cinema statunitense e rimpiazzando l’exploitation della new hollywood era con l’iperviolenza postmoderna, marchio di fabbrica della casa.

Il risultato è un remake degnissimo ma profondamente diverso dall’originale (come dev’essere un buon remake del resto), totalmente spensierato e fatto di puro divertissement gore e fumettistico là dove il fratello maggiore (che fu il primo film in assoluto ad affrontare il tema della violenza urbana) era saldamente calato nella realtà dell’epoca, tanto da diventare un istantaneo fenomeno culturale che aprì a dibattiti politici e sociali.

Paul Kersey (Bruce Willis) è un mite chirurgo di Chicago la cui famiglia viene assalita da un gruppo di criminali: la moglie rimane uccisa, la figlia adolescente, in procinto di partire per il college, finisce in un coma dal quale potrebbe non risvegliarsi mai.

Accecato dalla rabbia e ormai privo di uno scopo nella vita, Paul deciderà di rintracciare i colpevoli per farsi giustizia da solo, dando il là ad un’ondata di violenza che attirerà l’attenzione di media nazionale e forze dell’ordine.

L’obiettivo di Eli Roth non sembra essere tanto quello di trovare la linea di confine che separa il giusto dallo sbagliato – come accadeva nel film di Winner – quanto quello piuttosto di deridere il problema della diffusione delle armi (è palese in una scena) e gli elementi sociali (youtube e il fenomeno del virale, la critica alle forze dell’ordine) sembrano inseriti più per condimento che come portata principale, come dettagli utili esclusivamente a contestualizzare la vicenda ai giorni nostri. In questo senso, è intelligente la scelta dello sceneggiatore Joe Carnahan (Pride & Glory, The Grey) di spostare l’ambientazione da New York (vespaio criminale negli anni ’70) a Chicago (oggi la città americana col più alto tasso di omicidi).

Non è un film perfetto e non è neanche lontanamente il miglior lavoro di Eli Roth, ma si tratta sicuramente di un’interessante aggiunta alla filmografia di questo giovane e già importantissimo autore, che portando il suo stile di estremismo grafico nel genere poliziesco riesce anche a differenziare Il Giustiziere della Notte dai tanti revenge movie degli ultimi anni.

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