Dàimones Prima Lux Vol. 1 | Recensione

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E se la guerra non fosse stata combattuta solo fra umani e vampiri ?

Passenger Press si lancia con la nuova collana Haiku nell’arena dell’euromanga ovvero di quelle pubblicazione che si rifanno per tematiche e stile al fumetto giapponese e lo fa affidandosi al duo di espertissime autrici sarde Dany&Dany raccogliendo in volume i primi 5 capitoli di Dàimones Prima Lux, saga che viene auto-pubblicata digitalmente su Amazon dalle autrici, e che trova seconda vita in questa edizione cartacea presentata in anteprima allo scorso Lucca Comics & Games.

Le premesse di Dàimones Prima Lux sono semplici ma efficaci: i vampiri sono sempre stati fra noi. Nascono, muoiono, si riproducono e si evolvono parallelamente a noi, ma senza mai rivelarci la loro esistenza. Eppure, nel medioevo una misteriosa setta di umani riuscì non solo a scovarne qualche esemplare, ma addirittura ad ucciderlo per nutrirsi delle sue carni. I figli generati da questi umani nacquero con una mutazione che li rese simili ai vampiri, ma diurni. Per questa loro natura intermedia furono chiamati dàimones. La comparsa dei dáimones spaccò la comunità vampirica in due fazioni: da una parte i conservatori, rigidi osservanti del culto della Dea Madre, vedevano i dáimones come creature contro natura da estirpare; dall’altra, i progressisti, ricercatori laici ed evoluzionisti, vedevano nella mutazione un’opportunità di studio per consentire anche ai vampiri di avere una vita diurna. Dopo una secolare e sanguinosa faida, i dáimones sembravano ormai estinti, finché ai giorni nostri, Kael, un vampiro ex militare e ora studioso, si imbatte nel manoscritto ottocentesco che si rivela essere il diario di un piccolo dàimon, forse l’unico sopravvissuto all’eccidio e forse più potente dei vampiri stessi. Il solo dubbio sulla sua esistenza incrina il fragile equilibrio di pace all’interno della comunità vampirica. Il suo ritrovamento porterà il caos.

La storia imbastita da Dany&Dany, come facilmente intuibile, attinge a piene mani da tutto quell’immaginario gotico occidentale – Anne Rice su tutti senza disdegnare incursioni in territori più moderni come la saga di Underworld – unendolo all’eleganza di un certo fumetto nipponico di stampo fantasy/shojo.

Il risultato è una formula famigliare eppure estremamente peculiare perché la coppia di autrici non si accontenta di appoggiarsi agli stereotipi del genere piuttosto cerca di renderli personali con personaggi semplici ma che, soprattutto nella seconda parte del volume, assumono si innestano in una fitta trama di rimandi e tradimenti.

E’ questo in ultima istanza quello che rende Dàimones Prima Lux sicuramente più interessante e diverso al “solito fumetto sui vampiri” cioè la volontà di creare un mondo organico in cui i personaggi si muovono ed interagiscono. Per fare questo però purtroppo bisogna sacrificare un po’ lo spazio dedicato all’approfondimento dei personaggi – sufficiente ma spesso si ha la sensazione che si sarebbe potuto essere meno avari soprattutto per il personaggio di Elsa – mentre la narrazione richiede in alcuni punti molta attenzione da parte del lettore per comprendere tutta la cronologia degli eventi che le autrici hanno intessuto per la loro saga.

Dal punto di vista grafico la tavola è ordinatissima variando il riposante schema 2×3 senza però strafare né cercare colpi ad effetto anche per le scene d’azione che risultano dinamiche anche grazie ad un sapiente uso di inquadrature che si rifanno prettamente al fumetto giapponese così come le anatomie con figure scattanti e longilinee di donne procaci e uomini androgini dai fisici scolpiti.

Dàimones Prima Lux è un fumetto che troverà estimatori in lettori e lettrici avvezzi a certe tematiche e ovviamente ad un certo fumetto di estrazione nipponica, tutti gli altri potrebbero invece scoprire una piacevole sorpresa tutta Made in Italy!

Ottima come di consuento la cura editoriale e carto-tecnica dei volumi targati Passenger Press. Il volume è un solidissimo brossurato con sovracoperta con carta dalla grammatura importante ma non completamente porosa né lucida ricalcando così lo stile di alcune pubblicazioni di pregio provenienti dal Sol Levante. L’unica scelta peculiare è quella legata all’impaginazione per la quale si è optato per quella occidentale anziché quella orientale, scelta che potrebbe far storcere il naso ai puristi del genere ma che di fatto non inficia la lettura.

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