The Empire of Corpses di Project Itoh | Recensione manga Star Comics

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In un XIX secolo alternativo in cui è possibile rianimare i cadaveri da utilizzare come automi per i lavori più disparati, John Watson, brillante studente di medicina, si ritrova coinvolto in un intrigo internazionale che ruota attorno alla pesante eredità del dottor Victor Frankenstein: la possibilità di creare un essere umano artificiale dotato di anima…

The Empire of Corpses (Shisha no Teikaku, L’Impero dei Cadaveri) è il titolo scelto da Edizioni Star Comics per inaugurare, all’interno della testata Wonder, una ideale collana dedicata agli adattamenti manga di tre romanzi di fantascienza del compianto scrittore nipponico Satoshi Itoh — noto con il nome d’arte Project Itoh, scomparso nel 2009 all’età di 34 anni.

A questa miniserie di tre numeri, serializzata in Giappone tra il 2015 e il 2016 sulle pagine della rivista mensile Dragon Age di Fujimi Shobo (gruppo Kadokawa), seguiranno a Marzo 2018 il primo volume di Genocidal Organ e ad Aprile 2018 il primo di Harmony. I tre romanzi sono stati anche trasposti in altrettanti film d’animazione ancora inediti in Italia.

The Empire of Corpses, dal romanzo omonimo portato a conclusione da Toh EnJoe e pubblicato postumo nel 2012, ci trasporta in una Inghilterra alternativa del XIX secolo dalle forti tinte steampunk, un’epoca in cui sulle orme degli esperimenti del dottor Victor Frankenstein è possibile riportare in vita i cadaveri e usarli come automi senza anima o volontà propria per le mansioni più disparate della vita di tutti i giorni.

John Watson è un giovane e brillante studente di medicina che non solo è stato in grado di creare un cadavere ma di implementargli le migliorie tecnologiche più avanzate; e proprio i suoi esperimenti illegali attirano l’attenzione dei servizi segreti britannici, dai quali riceve un’offerta difficile da rifiutare: il ragazzo non verrà imprigionato se accetterà di collaborare con il governo alle indagini sulla fondazione di un fantomatico Impero dei Cadaveri in Afghanistan da parte di Alexei Karamazov, geniale studioso russo considerato l’erede del dottor Frankenstein — colui che si dice sia stato capace di creare, ottanta anni prima, un essere umano artificiale in cui albergava un’anima…

Forte di premesse etico – filosofico – (fanta)scientifiche intriganti (la moralità della scienza, il libero arbitrio, le macchine di Charles Babbage) e di uno scenario altamente suggestivo messi al servizio di un tipico impianto narrativo avventuroso, The Empire of Corpses si rivela una lettura estremamente godibile e scorrevole resa più coinvolgente dai dilemmi etici cui si trova di fronte Watson: fin dove si spingerà per restituire l’anima al cadavere riportato in vita del suo caro amico Friday?

Un volume d’esordio molto convincente, che, anche alla luce della inaspettata rivelazione con cui si chiude, lascia ben sperare per i successivi due albi; avendo potuto visionare il film d’animazione e vista la corrispondenza tra i due media fin qui riscontrata, è lecito attendersi sia che i colpi di scena non mancheranno, sia che il finale saprà essere soddisfacente.

Il lato grafico non brilla per spettacolarità, ma ha comunque un discreto impatto grazie a una ordinata costruzione delle tavole — che non perdono di leggibilità nelle scene di azione — e una efficacia caratterizzazione grafica dei personaggi che il mangaka Tomoyuki Hino predilige rispetto alla rappresentazione degli ambienti — il ché è un po’ un peccato visto il potenziale che ambientazioni del genere portano con sé.

La confezione è la classica di Edizioni Star Comics per fumetteria, ossia volume morbido da sfogliare con sovraccoperta e pagine di apertura a colori (che però ci piacerebbe veder stampate su carta patinata come nella nuova edizione di Sailor Moon).

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