Rey ha trovato il Maestro Jedi Luke Skywalker sul pianeta Anch-To e deve convincerlo ad addestrarla e a tornare in azione per restituire speranza alla lotta della Resistenza guidata dal Generale Leia. Intanto, il tirannico Primo Ordine, agli ordini di Kylo Ren e del Generale Hux, ha scovato la base dei ribelli costringendoli all’evacuazione.

Gli Ultimi Jedi non è un remake de L’Impero colpisce ancora. Questo ha reiterato più volte il regista Rian Johnson nelle interviste rilasciate in fase promozionale. Le preoccupazioni dei fan erano fondate non solo sul trailer che, in più punti, rimanda effettivamente al film del 1980 diretto da Irvin Kershner ma anche da Il Risveglio della Forza di J.J. Abrams che ha rilanciato la saga due anni fa limitandosi a ripercorrere la struttura del capostipite della saga diretto da George Lucas. “Molte delle verità che affermiamo dipendono da un certo punto di vista”, diceva Obi-Wan Kenobi. Aforisma che potrebbe applicarsi a Johnson perché Gli Ultimi Jedi non è solo il remake de L’Impero colpisce ancora ma anche de Il Ritorno dello Jedi.

Prima di avventurarci nell’analisi critica sono necessarie tre premesse. Punto uno: George Lucas ha sempre ritenuto la sua saga una soap opera incentrata sulla famiglia con gli elementi ludici della space opera a fare da sfondo. bisogna quindi trovare il giusto equilibrio tra intreccio narrativo e spettacolo visivo. In tal senso, Johnson è il primo, dopo Lucas, ad aver scritto e diretto da solo un episodio della saga e farà altrettanto con la prossima trilogia che la Lucasfilm gli ha affidato.

Punto due: bisogna rassegnarsi al fatto che i nuovi episodi della saga non possano essere innovativi sul piano visivo e tecnologico come lo era l’esalogia originale perché i tempi di produzione sono molto più stretti e non c’è spazio per la sperimentazione.

Punto tre: inutile continuare ad attaccare lo spudorato fan service di una saga giunta all’ottavo episodio, che conta milioni di credenti in tutto il mondo, tra cui gli stessi registi al lavoro sui nuovi film. (Tra l’altro, alcuni appassionati hanno recentemente indetto una petizione per far rimuovere J.J. Abrams dal prossimo Episodio IX perché la sua visione è ritenuta troppo compiacente nei confronti dei fan. La stessa petizione si conclude con la richiesta alla Lucasfilm di prestare ascolto ai fan. Un paradosso da cui non c’è via d’uscita.)

Stando a questi presupposti, Johnson ha cercato di imbastire un film che potesse accontentare un po’ tutti. Il regista e sceneggiatore si è messo in luce nel 2012 con Looper, fantascientifico a basso budget, ben diretto seppur gravato da una sceneggiatura zoppicante (un’organizzazione criminale nel futuro ha accesso al viaggio nel tempo e lo usa solo per disfarsi dei cadaveri?) Qui riesce a piazzare sullo schermo due o tre sequenze davvero memorabili nonostante debba barcamenarsi tra effetti visivi non sempre all’altezza della situazione, una bestemmia per una saga nata per essere tecnologicamente pionieristica. Il regista corre il rischio di evolvere alcuni elementi fantatecnologici classici e inserisce un umorismo a tratti fuori luogo e smitizzante.

Sorvolando sull’imbarazzante adattamento italiano che ha declinato al plurale il titolo originale, Gli Ultimi Jedi si apre con il testo scorrevole meno epico ed evocativo della saga, tre paragrafi di fuffa, anche perché il film inizia dov’era terminato il precedente e non c’è un gap temporale da colmare.

L’arco narrativo principale verte sul triangolo Rey-Luke Skywalker-Kylo Ren. E qui c’è più sceneggiatura che regia. Daisy Ridley è molto più sciolta, a suo agio e consapevole nel ruolo della caparbia protagonista. Mark Hamill tratteggia un Luke cupo, indurito e tormentato mentre Adam Driver prosegue la sfaccettatura dell’ambiguo villain, volenteroso erede di Darth Vader. Intimismo e misticismo prendono molto spazio come mai prima d’ora nella serie e la parte ambientata sull’isola è un lungo spiegone somministrato a piccole dosi che manca di coraggio nel momento cruciale.

Non ci si aspetti però il grande colpo di scena in stile “Io sono tuo padre.” Anzi, lo script tende a destrutturare e nullificare il mistero su cui i fan hanno teorizzato per due anni. In tal senso, il film verte ad un assoluto anticlimax mentre il Supremo Leader Snoke resta il personaggio più enigmatico della nuova trilogia.

Meno convincente la linea narrativa che vede Finn in missione con la new entry Rose, l’americana-vietnamita Kelly Marie Tran, su un pianeta casinò dove dovranno vedersela con un doppiogiochista Benicio Del Toro, il Lando Calrissian della situazione. La vicenda è venata da una parabola ecologista-animalista piuttosto puerile che chiama in causa gli equini Fathiers prima di passare ai natalizi lupi di cristallo. E poi ci sono gli ormai famigerati Porgs, ritenuti a torto i nuovi Ewoks. Gli orsetti, infatti, avevano un ruolo ben preciso nella storia, mentre i nuovi volatili servono solo a vendere pupazzi di peluche.

Poe Dameron, lasciato troppo in disparte da Abrams, ha un ruolo più prominente ed è maggiormente approfondito nel suo rapporto conflittuale con il personaggio di Laura Dern, riserva di Leia al comando della Resistenza, risolto con un efficace rovesciamento di prospettiva finale. La scomparsa di Carrie Fisher, avvenuta un anno fa, getta per forza di cose una luce diversa sulla presenza di Leia cui viene riservata un’emblematica e controversa sequenza che farà storcere il naso ad alcuni ed emozionare altri.

Per quanto riguarda il resto del cast, il Generale Hux si limita ad abbaiare a vuoto, Capitan Phasma è un’action figure con una singola sequenza di combattimento mentre i restanti personaggi classici, Chewbacca e i due droidi, fanno da tappezzeria.

Quando si giunge al termine di quella che sembra la battaglia finale, resta ancora mezz’ora di film a riservare il vero scontro risolutivo che soddisfa l’attesa del pubblico con un momento di forte impatto emotivo. L’immortale John Williams non inventa nulla di nuovo ma i suoi temi riescono sempre a veicolare le emozioni del pubblico. Il faccia a faccia nella sala del trono di Snoke e il volo nelle grotte del Falcon ricalcano di sana pianta due memorabili momenti de Il Ritorno dello Jedi. Forse il momento più toccante sta nell’epilogo metacinematografico che esalta il valore e il potere ispiratore della leggenda che diviene mito.

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