Limbo – Quaderni del nordest: Recensione

Pubblicato il 13 Dicembre 2011 alle 10:20

I segreti del nordest Italia, misteriosa terra di nebbia e freddo, svelati in piccoli e impietosi quaderni dove la speranza va cercata a fatica.

Limbo – Quaderni del nordest

Autori: Elena Lori (testi) Gianmaria Liani (disegni)
Casa Editrice: Kappa Edizioni
Provenienza: Italia
Prezzo: € 13,00;  17×24; 144 pp.; b/n;  B.
Data di pubblicazione: 2011

Elena Lori, avvocato con il vizio della scrittura, e Gianmaria Liani, disegnatore assai noto ai lettori della Kappa Edizioni, mettono in piedi per l’editore bolognese un volumetto curioso e interessante, una sorta di UFO nell’attuale panorama italico. Il loro Limbo infatti, se fossimo in un ambito musicale, potrebbe quasi venire descritto come un concept album. Non una generica raccolta di storie, ma un metodico campionario di racconti accomunati da un tema unico: il nordest Italia. Un argomento riassumibile in una parola, ma in cui sono al contempo possibili infinite diramazioni.

Lori e Liani, entrambi vicentini, scelgono di raccontare la loro terra dal profondo, accantonando la visione turistica per calarsi nella realtà più quotidiana. Si defilano dalle grandi città per addentrarsi nella (apparentemente) quieta periferia, attraversando tutto il ciclo delle stagioni, con una preponderanza al freddo che tende a prevalere in questi territori.

In L’operatore, parlando d’Italia, riescono a fare invece un discorso sull’emigrazione europea, mostrando anche il modo in cui si muoveranno per il resto del volume: racconti molto brevi, ritratti accennati invece di trame, giochi narrativi e linguistici. Holyday Inn ad esempio è una storia muta (e a dire il vero una delle più riuscite) in cui assistiamo al grottesco piano di un criminale ai danni di una vecchietta e della sua pensione. Qui emergono molto bene la capacità della sceneggiatrice di pensare situazioni anche articolate per immagini, e l’abilità del disegnatore di rendere chiara la sfaccettatura delle scene attraverso il suo storytelling pulito, nonché la notevole espressività dei volti e dei corpi, ribaltando la sua scarsa propensione al realismo in favore di un efficace tratto cartoonesco, quasi disneyano.

I toni cambiano per Il delitto, facendosi cupi e fatalistici, per una vicenda che inizia in modo interessante ma viene troncata dal suo respiro corto, dando l’impressione di assistere a una frenata troppo brusca e troppo anticipata. La piccola parabola de L’appuntamento invece si sposa meglio al ridotto numero di pagine, riservandosi di dare intuizioni appena accennate al lettore. Il mistero che porta un’anziana signora al teso appuntamento con la sorella Teresa, persa di vista sin da bambina, si svela in ricordi che durano lo spazio di una vignetta, fino alla toccante rivelazione finale.

In Tokio Hotel, proprio come un ritornello musicale, tornano in scena i personaggi del secondo racconto, ancora una volta in una storia muta, altrettanto cinica ma meno compiuta e sottile della precedente. La coppia è poi certamente la vicenda più identificatrice del panorama in cui si muove il libro. Qui il nordest non è solo uno spazio fisico ma si insinua anche nel modo di pensare dei personaggi e nei loro dialoghi. Il ritratto della piccola imprenditoria di paese, con i suoi ignoranti esponenti arricchiti e irresponsabili, è calzante e di estrema attualità. L’apprendistato alla vita bella e facile di un giovane del posto, a discapito delle sue iniziali convinzioni sociali e politiche, viene raccontato con maturità e dolente realismo fino all’agghiacciante finale, che ha sempre aleggiato sinistro nell’aria. Sicuramente la storia più delicata e attenta del volume, dove l’arte narrativa della Lori e la versatilità del disegno espressivo di Liani si fanno più apprezzabili.

Per finire con Limbo, che dà il titolo al volume e racconta di una bella ragazza la cui vita sembra andare a gonfie vele, fino a una tragica visita medica. Ovvero: come la perfezione possa incrinarsi e andare in pezzi in pochi istanti, precipitando appunto in un limbo. Qui la sceneggiatrice abbandona i toni cinematografici visti in precedenza per un maggiore sviluppo della prosa. Nella storia trovano largo spazio ampissime didascalie, cui i disegni offrono soltanto accompagnamento visivo, proprio perché lo sviluppo del racconto può avere luogo solo internamente alla protagonista, nei suoi pensieri e nelle sue sensazioni. Ma anche qui, come in altre occasioni, si sente il vincolo del respiro troppo corto in cui la storia è rinchiusa e soffocata.

In generale un buon fumetto, interessante, realizzato con capacità e valorizzato da una copertina che ricorda in qualche modo Miyazaki. Ma purtroppo penalizzato da un rapporto fra il detto e il non detto che spesso si sbilancia troppo verso il secondo, lasciando più un senso d’incompletezza (rispetto forse al tentativo di fare della poesia) al termine della lettura.

Voto: 7

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