J-POP presenta Saiyukiden di Katsuya Terada

Pubblicato il 4 Dicembre 2011 alle 17:43

Il sito J-POP presenta un interessante approfondimento sull’edizione italiana del manga Saiyukiden di Katsuya Terada, presto disponibile in fumetteria, scritto dall’esperto di cultura orientale Massimo Soumaré. Ve ne proponiamo un assaggio, rimandandovi al sito dell’editore milanese per il testo completo.

Son Goku, la scimmia ribelle che scosse il cielo

Il Viaggio in Occidente (in cinese Xiyou Ji, in giapponese Saiyuki) attribuito a Wu Cheng’en e pubblicato verso la seconda metà del XVI secolo dell’era volgare, è uno dei quattro grandi classici della letteratura cinese ed è stato tradotto in numerose lingue, tra cui più volte in italiano, dove esiste anche un’edizione integrale liberamente scaricabile da internet tradotta dal francese da Serafino Balduzzi. In particolar modo, grandissimo è stato il suo successo nei paesi dell’Estremo Oriente come il Giappone, dove ha dato vita a una vasta serie di rielaborazioni non solo in campo letterario, ma in anni recenti anche in quei settori che riguardano i mezzi di comunicazione di massa come film, telefilm, videogiochi, anime e manga.

[…]

È però l’opera di Katsuya Terada che probabilmente, più di quella degli altri manga, riesce a recuperare il ruolo autenticamente anarchico e la sete di libertà assoluta dell’eroe del romanzo riscoprendo i lati più dissacranti del Viaggio in Occidente. A partire dalla scelta del nome e dalla rappresentazione di Goku. Lo scimmiotto diventa qui un “re scimmione” dall’intensa presenza fisica. Fin dalle prime tavole traspare a pieno la sua potenza muscolare. Gli elementi grotteschi e mostruosi sono intensificati e ampliati dall’autore, vediamo perciò la nuvola Kinton acquisire l’aspetto di una creatura che pare uscita dalla saga di Alien, piuttosto che essere l’ordinaria nube dorata cui siamo abituati, e accostati all’erotismo conturbante delle aggressive presenze femminili. Se Hakkai diventa sinonimo della debolezza della carne ed è privo dell’irruenza battagliera di cui fa sfoggio nello scritto cinese, pur conservando la sua funzione originaria di buffone, Gojo mantiene invece il suo carattere misterioso, espresso anche dall’essere ridotto a una semplice testa mozza parlante. Chi sia davvero Sanzo è rivelato solo alla fine del primo volume e questa sua assenza, nonostante sia teoricamente il personaggio maggiormente importante, coincide esattamente con il ruolo ricoperto dal monaco nella storia scritta da Wu Cheng’en. Eliminata la figura intermediaria di Kannon, la quale compare marginalmente solo tramite la formula Om mani padme hum incisa sulla montagna dei cinque elementi dove il re scimmione è intrappolato e spostato lo scopo del viaggio dalla ricerca nella lontana India di alcune scritture buddhiste a uno scontro tra potenti forze opposte, il confronto epico e distruttivo avviene direttamente tra Goku e Buddha in persona. Un Buddha differente da quello della tradizione religiosa, divenuto un tiranno assoluto, signore dell’universo emblema di una rigida dittatura che perciò incarna l’opposto dell’eroe. O forse, nel caso di questo Goku, sarebbe decisamente meglio parlare di antieroe.

I testi sono ridotti all’essenziale e studiati per dare risalto ai punti salienti; inoltre Terada inserisce un raffinato uso del disegno degli ideogrammi. I caratteri delle formule degli incantesimi sono vere e proprie invenzioni grafiche atte ad alimentare l’atmosfera mistica che avvolge l’azione. La stessa storia non segue un andamento lineare, ma è temporalmente spezzata, come un film le cui sequenze siano state montate non seguendo rigidamente un ordine logico. Allo stesso tempo, ciascun capitolo è comunque godibile singolarmente e si chiude con una breve descrizione degli eventi accaduti simile a versi poetici. La rappresentazione di Sanzo in veste esterna femminile e interna maschile è in parte ripresa dal modello televisivo e cinematografico giapponese dove, a differenza delle produzioni cinesi, il ruolo di Sanzo è stato frequentemente interpretato da un’attrice e non da un attore, e in parte svolge la funzione di esplicitare il rapporto tra Yin e Yang, principio maschile e femminile, luce e tenebra perpetuatore dell’universo.

Il Saiyuki di Katsuya Terada è pertanto un lavoro surreale, quasi pittorico, solo all’apparenza semplice e quindi apprezzabile da tutti, ma in realtà complesso e sfaccettato, che racchiude in sé molteplici chiavi di lettura e per questo estremamente affascinante.

Massimo Soumaré

Katsuya Terada
Nato nella città di Tamano della prefettura di Okayama, fin da piccolo nutre un profondo interesse per il disegno. Durante la scuola media superiore e la scuola di specializzazione in arti grafiche continua imperterrito a dedicarsi alla sua grande passione. Terminati gli studi, lavora come fumettista ed illustratore freelance. Ha realizzato manga, disegni per videogiochi, libri, film, teatro e per la moda senza mai porsi alcun limite di sorta. Tra le sue opere più significative ricordiamo per l’appunto il fumetto Saiyukiden daien’o (Storia di uno straordinario viaggio in Occidente-Il re scimmione) tradotto anche in cinese, in francese ed in inglese. Come character designer si è occupato dei personaggi di videogiochi quali Tantei Jinguji Saburo (L’investigatore privato Saburo Jinguji), Virtua Fighter 2, Busin, di quelli dell’anime Blood: The Last Vampire e delle pellicole Cutie Honey (2004) e Devilman (2004). Nel 2006 ha anche recitato nel film di Mamoru Oshii Tachiguishi retsuden (Tachigui: The Amazing Lives of the Fast Food Grifters) presentato pure alla sessantatreesima edizione del Festival del Cinema di Venezia. È oggi uno degli illustratori più apprezzati a livello mondiale. Viene considerato uno dei maggiori esperti giapponesi nel trattamento delle immagine in CG. Nel 2002 ha vinto il prestigioso Premio Seiun nella sezione arte e tra gennaio e febbraio 2010 ha anche esposto suoi lavori alla mostra Dall’ukiyo-e all’illustrazione contemporanea: la grande grafica giapponese tenuta all’Accademia Albertina di Torino.

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