X-Men Blu 1 | Recensione

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Siete pronti per la nuova era mutante? Allora non perdete il primo numero di X-Men Blu, il mensile Panini Comics dedicato a un team guidato da Jean Grey! Cosa avrà in serbo Cullen Bunn per gli adolescenti più strani della Marvel? Scopritelo in questo albo d’esordio!

Sin dai primi anni ottanta gli X-Men sono uno dei fenomeni editoriali di punta della Marvel e le numerose testate mutanti lo dimostrano. I fan dei pupilli di Xavier si sono da tempo abituati ai cambiamenti, alla nascita di nuovi team, a storie caratterizzate da continue sorprese e innumerevoli colpi di scena e a un vasto pantheon di personaggi. Non fanno eccezione le nuove X-collane varate dalla Casa delle Idee che ora Panini Comics inizia a tradurre nel nostro paese.

Tra esse merita particolare attenzione X-Men Blue, non solo perché è scritta da Cullen Bunn, uno degli autori più interessanti degli ultimi anni, ma anche perché si concentra sui mutanti X originali creati dai leggendari Stan Lee e Jack Kirby nei mitici anni sessanta. Non sono le loro controparti adulte ma gli adolescenti dei primordi che per una serie di motivi si trovano nel nostro presente. Naturalmente ignorano tante cose avvenute nel corso degli anni e hanno meno esperienza.

Leader della squadra è Marvel Girl che intende evitare di diventare la terribile Fenice. Insieme a lei ci sono Ciclope che a sua volta si sforza di non divenire il rivoluzionario morto di recente; la Bestia che, oltre alla scienza, adesso usa anche la magia; l’Angelo che, grazie a un potere cosmico, possiede ali energetiche; e l’Uomo Ghiaccio che ha accettato consapevolmente il suo orientamento sessuale. Costoro si trovano in un mondo in parte per loro ancora poco comprensibile e, benché dotati di coraggio, a volte agiscono in maniera incerta.

Da questo dettaglio parte Cullen Bunn e incomincia a imbastire una story-line che si preannuncia intrigante. L’autore da un lato fa un sentito e affettuoso omaggio all’epoca classica di Lee e Kirby e in generale a tante fondamentali saghe del passato. Per esempio, fa apparire Black Tom Cassidy e il Fenomeno, rievocando, in particolare, uno dei primi incontri tra la squadra e il rissoso Cain Marko. Usa le Sentinelle in una nuova, imprevedibile versione, e in linea generale gioca con concetti e idee già note.

Dall’altro lato, però, Bunn inserisce la squadra in un contesto narrativo contemporaneo, analizzando in maniera impeccabile le psicologie dei protagonisti che risultano senz’altro meno solari se confrontate con quelle delle avventure dei sixties. Non mancano poi i misteri, a cominciare dal mentore nascosto del gruppo (non rivelo il nome per non spoilerare), i cui obiettivi, almeno per adesso, sono ambigui. Inoltre, Bunn si rifà pure allo stile di Claremont, inserendo nelle trame dettagli che non vengono subiti chiariti e sviluppati e che, presumibilmente, saranno approfonditi nei numeri successivi.

X-Men Blue, quindi, pur non essendo rivoluzionaria ma decisamente mainstream nell’impostazione, è una serie coinvolgente realizzata con indubbio mestiere. I disegni sono di Jorge Molina che concepisce tavole dinamiche, con un lay-out mutevole, e dimostra di essere cresciuto dal punto di vista artistico. Le sue figure sono dotate di plasticità e vivacità e nel complesso lo stile è davvero adatto a una tipica collana supereroica come questa. Ci sono poi due back-up stories che anticipano eventi futuri, sempre scritte da Bunn e disegnate da Matteo Buffagni e Ray Anthony Height che si rivelano funzionali ed efficaci.

In definitiva, X-Men Blue sembra avere grandi potenzialità ed è un gradevole mix di classico e contemporaneo che potrà piacere ai fan delle saghe mutanti e in generale agli estimatori del Marvel Universe. Da provare.

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