DC’s Legends of Tomorrow 3×06 – Helen Hunt | Recensione

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Killing in the name of…

DC’s Legends of Tomorrow arriva a questo sesto episodio, intitolato Helen Hunt, forte dei due precedenti – la nostra recensione qui – sicuramente i migliori di questa terza stagione ed era quindi cercare di capire se effettivamente la serie avesse imboccato una buona strada per il proseguo della stagione.

L’anacronismo di questa settimana porterà le Leggende nella Hollywood del 1937 dove una nuova bellezza sta scatenando una guerra fra i maggiori produttori cinematografici. Intorno all’identità di questa bellezza, la Helen del titolo, ruoterà tutto l’episodio che però offre anche altri interessanti spunti.

Da un lato infatti ci sarà il primo goffo tentativo di separare Firestorm che porterà ad una improbabile inversione di ruoli fra Jax ed il Professor Stein, fornendo il vero e proprio comic relief dell’episodio, ma mettendo sotto i riflettori anche lo stesso personaggio grazie ad un ottima prestazione dei due attori coinvolti con un Victor Gerber (Stein) che si sta guadagnando una, oramai prossima, uscita dalla serie più che dignitosa ma lasciando anche l’altra metà di Firestorm in un certo qual modo più “legittimata” nel voler continuare la missione delle Leggende. Uno scontro generazionale se vogliamo ma anche di intenti.

Dall’altro invece si inizierà ad approfondire il ruolo dei totem con le prime rivelazioni riguardanti Amaya e Kuasa.

Come sempre è lo sfondo storico a dare la marcia in più all’episodio che culmina con l’entrata in scena del redivivo Damien Darhk. Darhk non solo dimostra di essere un villain carismatico ma ha anche il compito di iniziare a delineare meglio il piano di Mallus: se fosse lui infatti a muovere gli anacronismi nelle varie epoche?

E’ senz’altro un twist interessante quello che viene accennato in questo episodio e che può sicuramente far convergere più sotto-trame in maniera coerente, rimane da vedere se Mallus stesso rimarrà però una entità astratta con Dahrk che dovrà sobbarcarsi il peso di essere l’antagonista fisico.

L’episodio allora viaggia imperterrito prendendo a piene mani da quella cinematografia anni ’80 da sempre bacino d’ispirazione per gli showrunner da Freaky Friday (quello originale del ’76 ovviamente) a Ritorno al Futuro – con la Waverider che inizia a scomparire perché la squadra si attarda a ricollocare l’anacronismo nel giusto punto della storia.

Seppur tutto sommato costruito intorno ad un plot lineare Helen Hunt nasconde anche un attualissimo messaggio meta-testuale: Helen matura infatti la consapevolezza che il mondo non è dominato dagli uomini ma ci sono donne forti, guerriere. Un messaggio quindi che trova risonanza anche in relazioni ai fatti di cronaca con abusi e ricatti a sfondo sessuale che hanno coinvolto anche un dei produttori dello show.

Plauso va anche fatto alla regia che pur soffrendo nelle scene d’azione – molto impostate e poco dinamiche – riesce invece a costruire il climax dell’episodio in maniera intelligente ritmando l’episodio dando ad ogni personaggio, con le conseguenti sotto trame, il giusto spazio sullo schermo.

Helen Hunt conferma il momento assolutamente positivo per DC’s Legends of Tomorrow: la formula dello show già solidissima ora viene sfruttata ancora meglio essendo inserita in un quella che è la macro-trama di tutta la stagione e nel piano del villain principale Mallus. Dove gran parte dell’Arrowverse sembra ancora trovare difficoltà, Legends sembra invece prosperare ed aver trovato un proprio equilibrio.

Infine non passa certo inosservato l’easter-egg finale: Zari “scarica” Helen su un isola di sole donne… Themyscira! Mai un riferimento è stato più chiaro nella serie soprattutto quando coinvolgeva uno dei personaggi principali della DC. Finale quindi tutto ad appannaggio dei fan e dei conoscitori del (multi)universo in cui si muovono questi personaggi.

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