Ritorni e fantasmi…

L’ultima serie dell’Arrowverse ad essere stata lasciata indietro causa Lucca Comics & Games è proprio l’ammiraglia Arrow il cui ultimo episodio, il terzo – la nostra recensione qui, era tutto incentrato su Diggle ed era servito in maniera più che sufficiente a settare le nuove dinamiche fra lui ed il team ma aveva anche gettato le basi per il ruolo da “mentore” di Oliver.

Con Reversal c’è da sottolineare come Arrow faccia un lavoro sicuramente migliore di The Flash – come da recensione degli ultimi due episodi qui – in termini di episodio tutto al femminile.

L’episodio è infatti incentrato su Felicity con gli showrunner intenti a chiudere alcune trame lasciate in sospeso dalla passata stagione sfruttandone così l’inerzia per introdurre quello che sarà uno dei villain principali della stagione.

Mentre Black Siren – la Laurel cattiva di Terra 2 – lascia dietro di sé una scia di cadaveri di persone apparentemente normali e senza connessioni fra di loro, Felicity viene contattata da Alena, la hacker del gruppo Helix con il quale aveva avuto a che fare nella passata stagione. La ragazza è nei guai dopo aver scoperto che il leader del gruppo Cayden James, liberato sempre la passata stagione con l’aiuto di Felicity, non è in realtà un combattente per le libertà individuali ma un criminale senza scrupoli ed il suo piano è quello di far collassare internet.

Le due trame – gli omicidi e il tentativo di fermare James da parte di Felicity ed Alena –  ben presto convergono con il Team Arrow che giunto in supporto delle hacker riesce a sventare il piano mentre l’uomo fugge.

Prima del suo “tracollo” il personaggio di Felicty aveva mostrato un certo potenziale – ricordate le sue origini segrete ad esempio? – e questo episodio mostra la possibilità che quel potenziale venga ripreso conferendo così al personaggio una dimensione più attiva e consona; mentre il Team Arrow viene messo un po’ da parte fungendo quasi da semplice supporting cast per tutto l’episodio, Stephen Amell sfoggia ancora una volta una prestazione ottima nei panni di un Oliver versione mentore anziché eroe.

L’episodio scorre rapido merito di una sceneggiatura semplice e lineare e di una regia sobria ma ben ritmata da alcune scene d’azione ben congegnate. E’ nell’introduzione di Cayden James il maggior pregio ed il maggior difetto dell’episodio: da un lato infatti il personaggio viene semplicemente introdotto. Non conosciamo le sue reali motivazioni né il suo vero piano, l’idea di far collassare internet non lo fa certamente spiccare nel marasma di villain “cibernetici” che Arrow fra l’altro non ha mai saputo sfruttare in maniera convincente e che affollano la serie TV.

Dall’altro però la prestazione di Michael Emerson (Harold Finch in Person of Interest) alzano il tasso di “pericolosità” del villain in maniera esponenziale grazie ad una prova magistrale, serissima e glaciale. Speriamo che gli showrunner sappiamo valorizzare un attore di questo calibro con trame altrettanto interessanti.

Il quinto episodio è già “spoilerato” dal titolo: Deathstroke Returns. Dopo il trionfale ritorno di Slade Wilson/Deathstroke per il finale della passata stagione, la fu-nemesi di Green Arrow si presenta a Star City per chiedere l’aiuto di Oliver Queen in una missione per salvare il figlio Joe rinchiuso in una galera dell’est europa.

I due intraprendono quello che vorrebbe essere un viaggio diplomatico – Oliver infatti farà valere la sua carica politica per cercare una soluzione pacifica – mentre a Star City, Dinah scopre l’identità del misterioso Vigilante che già dalla passata stagione aveva terrorizzato la città e dato la caccia al Team Arrow.

L’episodio viaggia a due velocità: l’alchimia fra Manu Bennett e Stephen Amell rasenta quasi la perfezione con il primo che aggiunge un ulteriore strato al personaggio di Slade Wilson complice anche il ritorno, parsimonioso, dei flashback che strappano fra l’altro una pagina direttamente dalla recente serie a fumetti di Deathstroke. Il climax poi dell’episodio è una superba scena d’azione, con protagonista ovviamente un Deathstroke più brutale che mai, perfettamente coreografata ed altrettanto perfettamente filmata da una regia che anziché strafare utilizza soluzioni semplici ma efficaci come la slow motion.

Il freno a mano invece viene tirato dalla rivelazione dell’identità di Vigilante, gli show runner e gli sceneggiatori cercano infatti di far combaciare troppe tessere del puzzle contemporaneamente: usare come sfondo il voto per dichiarare i vigilanti fuorilegge a Star City, dare a Dinah una propria profondità e chiudere una delle trame sicuramente più interessanti della passata stagione.

Il risultato purtroppo è mediocre: lo sfondo rimane pressoché inalterato, il personaggio di Dinah assume sì una nuova prospettiva ma la grande rivelazione sull’identità di Vigilante è forzata e sgonfia rapidamente l’interesse, oltre che il potenziale per trame future, del personaggio. Insomma una mezza occasione sprecata.

Con Reversal e Deathstroke Returns, showrunner e sceneggiatori dimostrano di voler procedere sulla strada intrapresa nei precedenti episodi ma senza prendersi troppi rischi per il momento né facendo progredire la macro-trama della stagione in maniera significativa. Si viaggia sul sicuro insomma forti di due guest star che impreziosiscono con le loro performance due episodi che non andrebbero altrimenti oltre la sufficienza.

Manca ancora per Arrow quella spinta verso una direzione precisa per questa sesta stagione, in questo senso lo show sembra un po’ in ritardo rispetto alle altre serie dell’Arrowverse.

telegra_promo_mangaforever_2