Il fumettista americano si è imposto come il grande personaggio di quest’ultima edizione.

Questa Lucca Comics & Games 2017 è stata l’edizione di Robert Kirkman. Il genio della Image Comics che quasi due decadi fa con l’uscita del primo numero di The Walking Dead rivoluzionò l’industria fumettistica americana è stato una vera e propria bomba di energia e parole durante la manifestazione. Generoso con il pubblico, ha spesso concesso firme, selfie e scambiato parole in mezzo alle strade lucchesi oltre che all’interno dello stand della Saldapress.

Robert Kirkman durante questo Lucca Comics si è definito una sorta di uomo della working class dell’industria fumettistica. Per analizzare meglio ciò che ha dichiarato abbiamo elaborato un riassunto di tutto ciò che ha detto, proposto e analizzato durante questi cinque giorni di manifestazione nei suoi incontri pubblici.

Hai origini proletarie, quanto la tua appartenenza alla working class ti ha influenzato?

Considero scrivere come andare in ufficio. Mio padre faceva il saldatore, perciò ciò che faccio non mi sembra così speciale, Cerco di raccontare storie di persone comuni, non m’interessano le élite, preferisco gli idraulici o i ragazzi che consegnano le pizze.

A breve uscirà una tua serie documentaristica sulla storia dei fumetti intitolata Robert Kirkman’s Secret History of Comics. Che tipo di obiettivi ti sei posto nel realizzarla?

Spesso il pubblico, anche quello dei lettori dei fumetti, non conosce veramente come sono nati i personaggi dei comics e chi li ha creati, perciò volevo fare qualcosa che arrivasse alla massa. Alla fine non sono delle storie così segrete: c’è quella sul creatore di Wonder Woman, un personaggio assurdo inventore anche della macchina della verità, o cose come la lotta di Jerry Siegel e Joe Shuster per rivendicare i diritti di Superman dalla Dc.

 

Robert Kirkman alla presentazione del documentario dedicato a The Walking Dead “A Journey so Far”

A gennaio la serie di Invincible chiuderà con il numero 194. Ma nel frattempo c’è un film in lavorazione, e tu sei anche coinvolto, giusto?

Assolutamente. Sono il produttore della pellicola. Sarà una storia che affronterà territori mai esplorati dal genere supereroistico, e ci sarà violenza, dio quanto ce ne sarà. Comunque anche se la serie a fumetti si concluderà Invincible continuerà a vivere in qualche modo.

Stai sviluppando vari videogiochi, tra cui il nuovo capitolo su The Walking Dead ed uno su Thief of Thieves. Cosa puoi dirci a riguardo?

Con The Walking Dead stiamo sviluppando la stagione quattro, sarà piena di sorprese. Vorremmo fare anche un videogioco su Invincible, ma ancora non è niente di sicuro. Per quanto riguarda Thief of Thieves stiamo lavorando su un qualcosa in continuity con il fumetto, sarà un capitolo collaterale, ma i lettori non perderanno pezzi della storia.

Con il numero 175 di The Walking Dead verrà inaugurato “New World Order”, che segnerà un cambiamento importante nella serie.

Questa storia mi entusiasma. Voglio portare avanti The Walking Dead ancora per molti anni, perciò voglio sconvolgere le cose e portare dei cambiamenti. Con “New World Order” introdurremo uno o due personaggi a numero.

Come è nata l’idea per scrivere The Walking Dead?

Sono un fan di George Romero, i suoi film mi hanno ispirato, ero però insoddisfatto dei finali, perché al cinema le storie si chiudono dopo un paio d’ore. Volevo perciò creare qualcosa che non finisse così presto.

A dicembre partirà anche un nuovo arco narrativo di Outcast. Come si è evoluta questa storia rispetto a quando hai iniziato a scriverla?

Voglio sorprendere il pubblico, e quindi come narratore cerco sempre quell’effetto. Volevo giocare con le storie di esorcismo, e portarle verso qualcosa di nuovo. Tutto questo è stato divertente, spero che quando i lettori arriveranno al numero 32 avranno voglia di tornare indietro e rileggere la storia per capire meglio alcuni passaggi.

Robert Kirkman imprime i calchi delle sue mani nella mattonella dedicatagli nella Walk of Fame di Lucca

A Marzo invece verrà pubblicato Oblivion Song, una storia di mostri realizzata assieme a Lorenzo De Felici. Che tipo di fumetto sarà?

Il fatto è che i mostri devono avere un aspetto fichissimo, ma soprattutto un senso. Dobbiamo capire perché esistono e che origine hanno. In questa storia presentiamo mostri che in realtà sono animali provenienti da un’altra dimensione. E Lorenzo mi ha aiutato moltissimo nel trovare la loro dimensione.

Come hai scoperto Lorenzo De Felici?

Ho un collaboratore che gira parecchio su internet per cercare artisti interessanti. Lorenzo l’ho scoperto diversi anni fa, e da allora ho continuato a seguirlo costantemente. Poi dopo un po’ di tempo ho deciso di mandargli una mail e da lì è cominciato tutto.

Quali sono i mostri che preferisci?

Quelli disegnati da Jack Kirby, e poi Predator, i Gremlins ed Alien.

Avete da poco stretto un accordo tra Amazon e Skybound per la produzione di serie tv tratte dai vostri fumetti giusto?

Sì, mentre con la Universal per la produzione di film. Vogliamo giocare con le serie tv e con i loro ritmi narrativi, vogliamo correre rischi, e Amazon ci permette di farlo.

A proposito: che differenze trovi tra lo scrivere per la tv e lo scrivere per i fumetti?

In tv c’è suono e movimento, nei fumetti fare un dialogo occupa più spazio all’interno della storia. Quando si inserisce un dialogo nelle vignette bisogna essere più precisi e centrare subito il bersaglio, esprimendo in maniera rapida ed efficace ciò che si vuole comunicare.

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