Il controverso episodio 7 della seconda stagione contiene un inaspettato easter-egg.

E’ da pochi giorni disponibile la seconda stagione di Stranger Things, la serie cult di Netflix che strizza l’occhio ai teen movie degli anni ’80 e a tutta quella cultura in cui sono sguazzati i trentenni/quarantenni di oggi ma che ha contagiato anche gli attuali ventenni.

Sui pregi, e i difetti, della serie si sono spesi fiumi di parole e la recensione della seconda stagione arriverà nelle prossime ore anche su MF.

ATTENZIONE LA SEGUENTE NEWS POTREBBE CONTENERE SPOILER!

Quello che però pare universalmente riconosciuto è la “debolezza” dell’episodio 7 della nuova stagione, l’episodio “in più” di questa stagione che per tono, ambientazione e plot sembra stonare ed essere stato inserito come una forzatura nell’economia della macro-trama- seppur poi alla fine riesce a reinserirvisi con un colpo di coda non indifferente.

In “La sorella perduta” Eleven si mette alla ricerca di sua “sorella” appunto giungendo a Chicago dove improvvisamente il tono della serie si fa più urbano e l’estetica più punk – continuando sempre a raccogliere a piene mani dall’immaginario di Carpenter come tutta la seconda stagione – mentre la giovane protagonista si trova suo malgrado parte di un gruppo di reietti ed emarginati.

Mentre i riferimenti filmici e televisivi sono un miliardo ovviamente ai più il variopinto gruppo ha subito portato alla mente gli X-Men, i mutanti di casa Marvel, vista anche la natura dei poteri di Eleven e della “sorella” Kali.

Per quanto l’ipotesi possa essere affascinante e gli sviluppi in previsione della terza stagione molteplici, i Duffer Brothers – creatori e showrunner della serie – hanno nascosto, molto bene, una riferimento ad un’altra serie a fumetti: Invisibles di Grant Morrison.

Ecco il fotogramma incriminato:

 

King Mob, Tom O’Bedlam e Barbarelith infatti sono tutti personaggi della rivoluzionaria opera che il vulcanico autore scozzese realizzò fra il 1994 ed il 1999 ma attingendo a piene mani per estetica e tematica a tutta quella cultura, e soprattutto controcultura, che affondava le sue radici negli anni ’80.

Cosa ci hanno voluto dire i Duffer Brothers? Non dobbiamo aspettarci una sterzata verso lidi più supereroistici per la serie?

Oppure come fatto nell’episodio 5 si tratta di un altro meta-commento sulla serie e sulla intenzione dei suoi creatori di mantenersi sempre al margine di quella cultura geek quasi come a voler legittimare una propria identità che si è mossa proprio in quella stessa cultura come un movimento in controtendenza segnando così il ritorno di certe atmosfere ma ancora di più di un certo tipo di narrazione?

Dovremo attendere 365 giorni e il prossimo Halloween per ritornare ad Hawkins…

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