Le tragedie corrono sul quarto volume della saga fantascientifica di Jeff Lemire e Dustin Nguyen.

Continua il viaggio nello spazio del piccolo bot Tim-21 alla ricerca del suo padroncino Andy, intervallato dalle avventure dei suoi compagni di viaggio, il dottor Quon e il capitano Telsa.

Questo quarto volume, edito in Italia sempre da Bao Publishing, è colmo di cambi di narrazione e con punti di svolta nella trama.

Dopo tre volumi di presentazione e conoscenza dei vari personaggi, in “Meccaniche Orbitali” si sbloccano gli eventi narrativi e si entra nel vivo della storia. Azione, suspance, tradimenti, coraggio, amicizia, amore: tanti elementi racchiusi in 120 pagine esplosive che si leggono freneticamente. Una volta iniziato, è quasi impossibile chiudere questo quarto volume senza averlo prima finito. Una volta finito, è quasi impossibile rimanere in semplice attesa del quinto.

Avevamo lasciato Tim-21 e Tim-22 a combattere sulla Luna Meccanica, mentre in un’altra parte dell’universo, sul pianeta Sampson, i gnishiani hanno fatto fuori quasi tutti i semi-umani. Andy ed Effie escogitano un modo per scappare dal pianeta, evitando l’incombente pericolo, insieme a Trivella e a Tullis. Nel frattempo, il dottor Quon e il capitano Telsa riescono a sfuggire dalla quarantena forzata dai bot e iniziano a cercare un modo per scappare da loro.

Stacchi da videoclip, lunghi il tempo di un battito di ciglia, si susseguono all’interno delle singole tavole iniziali, cadenzati con un ritmo perfetto come in una canzone. Ogni tavola contiene tre/quattro vignette orizzontali che indicano la simultaneità delle azioni di tutti i protagonisti della storia, tutti osservabili contemporaneamente con un solo occhio. Le immagini sono talmente evocative ed eloquenti che le parole sono addirittura superflue: infatti molte di quelle vignette sono senza balloon. La forza dei movimenti, scattanti e sinuosi, fa saltare all’occhio un messaggio contrastante, schizzato e “ondeggiante”. Si sale, si scende, si inspira e si trattiene il respiro lungo tutte le 120 pagine dell’albo: infatti i colpi di scena sono molteplici, alcuni di questi abilmente intavolati e non troppo scontati.

La giustizia colpisce tutti, sia quella robotica che quella umana: un po’ come la pioggia. Ma nel caso di Descender, la mano che la fa funzionare è sempre diversa e mai di natura divina, bensì di natura materiale. Trivella – killer troverà l’espiazione dei suoi peccati tramite uno dei personaggi, scoprite quale.
Contrapposto alla mano della giustizia, troviamo l’oscuro volto dell’inganno, quello che colpisce alle spalle senza preavviso, quello che si maschera da giusto per poi rivelarsi all’ultimo secondo. L’inganno si rivela  ai protagonisti in due contesti completamente differenti e contrapposti, rivalutando il concetto di bene – male e dando al lettore il compito di intuire quali sono le vere intenzioni del CGU.

L’umanità dei bot descritta da Jeff Lemire è quasi destabilizzante. Durante la lettura, ci si dimentica spesso che i due Tim sono dei robot. Le emozioni che i bot vivono sono talmente forti che colpiscono il lettore, anche grazie al supporto visivo degli acquerelli di Nguyen. Le pennellate morbide addolciscono i visi di acciaio, creando giochi di luce e riflessi opachi tipici dei volti umani.

L’amicizia, inoltre, diventa un sentimento che va oltre una semplice connessione senza fili. Il tenero rapporto tra Tim-21 e Bandit, il “cane” bot, crea un ulteriore canale di collegamento per avvicinare i due “fratelli”, Tim ed Andy, all’incontro tanto atteso e ormai prossimo. Tra tutte le sensazioni che può provare un robot, rimane ancora un mistero su come sia possibile la dimensione del sogno nella mente di un bot, nello specifico in quella di Tim-21. La soluzione sembra essere sempre più vicina, così come il collegamento di Tim ai Mietitori, crudeli robot distruttori ricomparsi dalle profondità dello spazio.

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