Riverdale 2×02 – Nighthawks | Recensione

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Darkness on the edge of town…

Non c’è modo migliore per descrivere questo secondo episodio della seconda stagione di Riverdale se non citando il titolo dell’imprescindibile album del 1978 di Bruce Springsteen.

Avevamo lasciato i nostri protagonisti – la recensione delle premiere qui – con una nota positiva ma sinistra: il padre di Archie era fuori pericolo ma qualcosa di oscuro è calato su Riverdale e un killer è a piede libero.

Nighthawks ruota intorno alla notizia che il diner di Pop sta per chiudere perché dopo la rapina ed il ferimento di Fred Andrews i clienti hanno iniziato a scarseggiare non volendo più avvicinarsi a quella zona della città. Questa situazione fa da volano alle vicende dei 4 protagonisti si cui ovviamente spicca Archie il quale inizia ad essere ossessionato dalla figura dell’Uomo Incappucciato e dal proteggere il padre a tutti i costi. Inizia così una serie di turni massacranti per vegliare sul padre – arrivando a chiedere al compagno di squadra Reggie “qualcosa” per stare sveglio – arrivando ad un vero e proprio punto di rottura quando apprende la notizia che Ms Grundy – la docente con cui aveva avuto una relazione – è stata assassinata. Il ragazzo allora inizia a cercare una connessione fra l’attacco subito dal padre e la morte della donna convincendosi sempre più che nulla sta accadendo per caso e che qualcuno è a caccia della sua famiglia.

Mentre Archie è investito dalle conseguenze dell’attacco al padre, i suoi amici hanno il loro bel da fare.

Jughead si impegna nel cercare una difesa per suo padre FP affinché sconti una pena meno severa per il suo coinvolgimento nell’omicidio di Jason Blossom e questo lo porterà da un lato ad invischiarsi ancor più pesantemente con i Southside Vipers mentre Betty si fa carico da un lato di organizzare una serata retrò per salvare il ristorante di Pop e dall’altro di aiutare proprio Jughead arrivando a ricattare Cheryl per una “falsa testimonianza” che aiuti proprio il padre di Jug in tribunale.

La sotto-trama più interessante a mio modo di vedere è quella di Veronica con il suo difficile rapporto con i genitori visto il ritorno del padre Hiram. La ragazza è ovviamente combattuta e spaventata dopo aver scoperto che il suo era tutt’altro che una famiglia idilliaca e con molti scheletri nell’armadio mentre l’arrivo di Hiram ha Riverdale sembra aver spostato gli equilibri della città, da un punto di vista economico e non solo, come si intuirà dalla risoluzione della vicenda legata al diner di Pop.

Quello che accomuna i 4 ragazzi allora è l’idea che le scelte fatte in questo episodio avranno ramificazioni profonde e conseguenze che potrebbe deflagrare in maniera inaspettata.

Gli sceneggiatori continuano a capitalizzare superbamente sul cliffhanger della prima stagione dando alla serie un “mistero” più incombente e minaccioso da risolvere ma soprattutto riescono a traslare benissimo quel senso di insicurezza che ha investito la piccola cittadina a seguito dell’attacco e che fa leva sullo stesso senso di insicurezza che sta vivendo la società odierna seppur per cause e con modalità diverse ma facilmente accostabili all’evento scatenante del plot della seconda stagione della serie.

Grande prova in questo secondo episodio per il giovane attore che interpreta Archie, ovvero KJ Apa, il quale riesce a dare una inaspettata connotazione “nevrotica” che giustifica alcune scelte azzardate – come la droga citata sopra o l’acquisto di una pistola a fine episodio – e mostrando un notevole margine di miglioramento per il suo personaggio che si discosta ulteriormente dall’etichetta di “bello e dannato” della prima stagione; se Cole Sprouse e il suo Jughead erano stati gli show stealer della prima stagione Archie e KJ Apa potrebbero esserlo per la seconda.

L’unico “difetto” che si potrebbe imputare a questo secondo episodio è quello di aver leggermente dilatato la narrazione abbandonando i tempi serrati della prima stagione questo anche a causa dell’aumento degli episodi da 13 a 22. Se in alcuni passaggi l’episodio sembra ridondante e/o proseguire con lentezza di contro gli sceneggiatori sembrano voler prendere le misure per dedicarsi ad una caratterizzazione più profonda dei personaggi e poter sviluppare meglio tutte le trame e sotto-trame, speriamo solo che l’attenzione rimanga alta e non si scada in inutili episodi riempitivi.

Piccola nota a margine: come riportato da THR l’audience della serie si è quadruplicata nella fascia di età 18-25 – sì avete letto bene quadruplicata, numeri impensabili per una serie TV attuale a meno che non si esaminino i fenomeni The Walking Dead e Game of Thrones. Questo grazie ad uno strategico passaggio estivo su Netflix, come detto anche nella recensione della premiere della settimana scorsa, e alla possibilità di vedere le puntate in streaming sulla app del network.

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