Arrow 6×01 – Fallout | Recensione

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Chi sarà sopravvissuto al tragico finale della passata stagione?

Dopo un flessione che aveva attraversato buona parte della terza stagione, tutta la quarta e una buona metà della quinta, Arrow aveva mostrato segni di forte ripresa grazie ad un sequenza di episodi che erano culminati nell’ultima puntata della scorsa stagione ovvero uno dei migliori episodi dell’intera serie che aveva saputo coinvolgere gli spettatori sia dal punto di vista emozionale che da quello del plot aiutato anche da un villain non originalissimo ma pur sempre credibile e da ritorni eccellenti, uno su tutti Slade/Deathstroke interpretato da Manu Bennett.

Sono passati 5 mesi dall’esplosione sull’isola ed il team Arrow ha ripreso la sua attività pur dovendo fare i conti con le conseguenze di quella esperienza traumatica… i sopravvissuti? Tutti ovviamente!

Gli sceneggiatori infatti preferiscono percorrere strade sicure e anziché concentrarsi su “chi” è sopravvissuto preferiscono optare per il “come”.

Oliver si ritroverà a dover gestire il triplice ruolo di eroe, sindaco e padre mentre la città è colpita da alcuni attacchi terroristici opera di Black Siren – la Laurel cattiva di Earth Two. I flashbacks – marchio di fabbrica della serie divenuti ridonanti – acquistano nuovamente senso mostrandoci attimi dopo l’esplosione: Thea rimarrà fatalmente ferita e anche Diggle il quale avrà problemi sul campo di battaglia creando un certo attrito con Dinah Drake, la nuova Black Canary, mentre Quentin Lance rischia di ricadere nuovamente nella dipendenza dall’alcol visto che sull’isola era stato costretto a colpire proprio Black Siren che ai suoi occhi appare ancora come la figlia Laurel.

Gli effetti di quegli eventi verranno inseriti in un plot classico per sviluppo e costruzione ma che si traduce in un episodio abbastanza dinamico e scorrevole impreziosito da qualche ottima coreografia e qualche stunt ben riuscito – cosa che non accadeva da molto, molto tempo – e che paga dazio tantissimo a The Dark Knight di Nolan basti vedere la scena di apertura che è la versione arrow-izzata di quella del secondo film del regista dedicata al Cavaliere Oscuro così come l’attacco alla centrale di polizia di Star City o quella al nascondiglio del team Arrow ricalcano alcuni momenti spiccatamente nolaniani.

Fallout è però lontano dall’essere un episodio perfetto e pecca per una interazione fra i personaggi ancora legnosa complice alcune scelte azzardate della precedente stagione: Mr Terrific rimane ancora un comic relief acerbo così come poco convincente rimane Dinah Drake ed il suo alter-ego Black Canary. Diggle viene sacrificato con una sotto-trama francamente poco credibile – perché proprio lui che è un veterano dovrebbe pagare maggiormente dazio della battaglia su Lian Yu? – mentre ne escono valorizzati Quentin Lance e Black Siren i cui destino sembrano intrecciarsi e sono valorizzati da una performance convincente sia da parte di Katie Cassidy che di Paul Blackthorne.

Mentre timidamente vediamo quello che potrebbe essere il nuovo villain principale della serie, che aiuta proprio Black Siren a fuggire dall’isola, l’episodio si chiude con un cliffhanger abbastanza gratuito e già utilizzato dalla serie: viene infatti rivelato in diretta TV che Oliver Queen e Green Arrow sono la stessa persona. Avremo una prima parte di stagione caratterizzata dal classico tema della doppia identità e soprattutto gli sceneggiatori saranno in grado di non far trascendere nel banale il nuovo ruolo di padre per Oliver?

Chi si aspettava o sperava in lente rivelazioni sui sopravvissuti o in una loro analisi approfondita dopo gli eventi della scorsa season finale rimarrà deluso, Fallout è una solida season premiere che decide di sfruttare in maniera trasversale l’inerzia del finale della passata stagione. E’ una scelta per certi aspetti frustrante, e che fa ritornare la serie su lidi già battuti, ma che si sposa con l’evidente intenzione di tornare ad un formula più semplice e lineare che si concentri su quelli che sono stati gli elementi che hanno decretato il successo delle prime stagioni della serie.

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