L’invasione daxamita è stata scongiurata ma a quale prezzo?

La seconda stagione di Supergirl si era chiusa con la liberazione di National City dalla Regina Rhea e dal suo esercito daxamita. Una grande vittoria per Supergirl che però ha avuto un prezzo significativo: Kara è stata costretta a sacrificare la sua relazione con Mon-El.

Questo primo episodio della terza stagione si apre con le conseguenze di quella decisione, uno stratagemma narrativo sempre efficace quando si tratta di mostrare un cambiamento o una maturazione nell’eroe: Kara infatti si è totalmente concentrata sul ruolo di Supergirl accantonando il lavoro alla CatCo e trascurando i suoi amici dai quali si sta pericolosamente allontanando.

E’ un episodio che parte con alcune sequenze tutta azione che rievocano Man of Steel – Kara fluttuante che si concentra per utilizzare il suo super-udito – e dal tono molto teso; l’impressione è che Kara abbia accusato molto il colpo della separazione da Mon-El e che debba esplodere da un momento all’altro di rabbia e frustrazione.

Giocando quindi sul tema dell’identità segreta e dell’umanità l’episodio trova il suo punto focale nel duro confronto fra Alex e Kara: l’eroina tutta d’un pezzo vacilla e lascia il posto alla ragazza ferita la quale stoicamente mette da parte i sentimenti per difendere National City. Kara non riesce cioè a razionalizzare la fine della sua relazione sentendosi bloccata in una “zona d’ombra” dove nessuno può capire la gravità del suo sacrificio che il ruolo di Supergirl le ha imposto.

 

Buona parte dell’episodio si regge grazie ad una ottima prestazione di Melissa Benoist che abbandonati per un momento i panni dell’eroina sempre sorridente e positiva mostrandosi anche estremamente credibile quando si tratta di dare una sterzata più “seria” al suo personaggio.

Attenzione però a non commettere l’errore della terza stagione The Flash – quella che ha segnato il declino della serie – e rendere Supergirl un personaggio petulante e detestabile appesantendo lo show con una componente drammatica troppo marcata e francamente

Continua anche l’evoluzione del folto cast di comprimari della serie su cui spiccano Alex e Maggie, impelagate nell’organizzazione del loro matrimonio e che regala anche un momento strappa-lacrime fra la stessa Alex e J’onn J’onnz, e il confronto appena accennato fra Kara e Lena sul destino di Mon-El e dei daxamiti. La tensione fra le due, se giocata bene, potrebbe essere un ottimo volano per il tutta la stagione.

Quello che non convince appieno di questo primo episodio sono però i villain. Viene introdotto Morgan Edge (interpretato da Adrian Pasdar visto in Heroes) ma la sua interpretazione dell’imprenditore senza scrupoli è quantomeno ingessata e soprattutto sembra ricalcare quella di Maxwell Lord già visto nelle passate stagioni; Bloodsport invece è assolutamente deludente – l’ennesimo ex-soldato trasformatosi in mercenario – e solamente funzionale al plot dell’episodio che culminava con un attacco sul lungomare di National City durante la presentazione della statua in onore di Supergirl.

Girl of Steel è una discreta premiere che serve a fare il punto della situazione e ad illustrare il nuovo status quo per molti personaggi vecchi e nuovi. La formula della serie è pressoché invariata facendo leva sul lato emozionale dei personaggi tuttavia pecca ancora una volta nel fornire un villain da subito convincente.

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