James Franco dirige ed interpreta l’adattamento del romanzo La Battaglia di John Steinbeck, un dramma storico incentrato sullo sciopero dei lavoratori nell’America della Grande Depressione.

Mi ha ricordato un po’ Free State of Jones di Gary Ross il nuovo film di e con James Franco, In Dubious Battle – Il Coraggio degli Uomini.  Anche qui infatti si parla di libertà e diritti civili in un’America passata (che forse non è poi così tanto passata), e anche qui, come nel film sul rivoluzionario sudista impersonato da Matthew McConaughey, si sente la puzza stantia di occasione sprecata. O quanto meno l’odore acre di cose che sarebbero potute andare molto meglio.

Si parla di puzze e odori sgradevoli perché sono quelli gli effluvi che il film cerca di trasmettere (Franco mette in scena la vita dei campi negli Stati Uniti dei primi del ‘900, quelli che Malick fotografava splendidamente ne I Giorni del Cielo, anche se lì eravamo nel Texas e qui siamo in California) ma l’unica fatica che lo spettatore sentirà sarà quella di riuscire ad arrivare ai titoli di coda senza sbadigliare.

L’attore/regista/sceneggiatore (qui alla sceneggiatura troviamo Matt Rager) aveva già adattato altri due grandi scrittori americani nei suoi tre precedenti lungometraggi (As I Lay Dying e The Sound and the Fury dal poetico William Faulkner e Child of God dall’aspro e granitico Cormac McCarthy), e qui continua ad esaminare la storia a stelle e strisce filtrandola dalla visione del premio Nobel John Steinbeck.

Focalizzato quasi esclusivamente sul rapporto causa-effetto della storia narrata, il film non si concentra quasi mai sullo sviluppo dei personaggi e a poco giova il grandissimo cast assemblato da Franco (James Franco che, come spesso gli capita nei film che lui stesso dirige, davanti alla cinepresa rimane molto in disparte lasciando oneri ed onori ad altri).

Nel 1933, Jim (Nat Wolff) entra a far parte del piccolo partito politico guidato da Mac McCloud (Franco): l’obiettivo del partito è quello di combattere per i diritti dei lavoratori e per farlo i due si infiltrano in un gruppo di raccoglitori di mele della fittizia Torgus Valley, California, dove circolano voci sul fatto che il proprietario terriero, Bolton (Robert Duvall) paghi i suoi dipendenti soltanto un dollaro all’ora.

A Torgus Valley Jim si innamorerà di Lisa (Selena Gomez, che con quel fisico e quelle gote è assolutamente fuori luogo e improponibile nei panni della ragazza madre sudicia e malnutrita) mentre noi faremo la conoscenza del non esattamente minaccioso villain di Duvall e di tutti gli altri nomi importanti del cast (D’Onofrio, Cranston, Harris), i quali si ergeranno a volti riconoscibili sulla massa di lavoratori anonimi, ma solo per un paio di scene cadauno.

Non ci sono i rischi visivi che avevano contraddistinto i lavori precedenti di Franco, spesso difettosi ma sicuramente  arditi, ma nonostante il budget striminzito della produzione l’ambientazione proposta risulta abbastanza convincente  anche soprattutto a un lavoro di regia pulito e semplice. Un compitino, in sostanza, che non riesce a trasmettere quella passione che invece anima i cuori dei suoi protagonisti.

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