Dirk Gently vol. 2 – Un cucchiaio troppo corto | Recensione

Pubblicato il 20 Agosto 2017 alle 10:00

Il secondo volume dedicato all’investigatore olistico, edito da Saldapress, rafforza lo spirito del personaggio sia a livello narrativo che grafico.

Quando Douglas Adams morì nel maggio del 2001 era al lavoro sul romanzo Il Salmone del Dubbio. Non era ancora chiaro se si trattasse della storia di chiusura della saga Guida Galattica per Autostoppisti o di un nuovo capitolo di Dirk Gently. Addirittura è ancora in piedi l’ipotesi secondo la quale Il Salmone del Dubbio avrebbe potuto fare da raccordo a entrambe le principali saghe create da Adams (e qui il rimpianto per non aver avuto a disposizione l’opera ultimata cresce a dismisura).

Ciò che ha lasciato di positivo Douglas Adams (oltre al culto per le sue opere e per la saga Guida Galattica per Autostoppisti) è una sorta di eredità. Ciò che lo scrittore britannico ha lasciato incompiuto è diventato un impegno per tutti gli scrittori e a autori cresciuti leggendo le sue opere. Con questo proposito nascono le storie a fumetti dedicate a Dirk Gently.

Abbiamo già recensito qualche mese fa il primo volume dedicato all’investigatore olistico, edito in Italia da Saldapress e prodotto negli Stati Uniti da IDW Publishing. Ma il secondo volume della serie rappresenta un tassello importante nel percorso di definizione di Dirk Gently nella cultura popolare.

C’è da dire che ciò che tocca Max Landis diventa oro. Il figlio d’arte (suo padre è il celebre regista John Landis) ha già tirato fuori un paio di perle fumettistiche (Superman: Alieno Americano, Green Valley) e cinematografiche (Chronicle). Ora Max Landis si è messo a produrre e scrivere la serie televisiva (già presente su Netflix) su Dirk Gently, e proprio a partire dal secondo volume del fumetto ne risulta essere il produttore. Ed il cambio di passo si nota.

Nel primo volume dedicato all’investigatore olistico trovavamo il personaggio inserito in una storia fantasy con protagonista uno spirito dell’antico Egitto, contornata da varie gag e situazioni humor. Ma mancava qualcosa. Dirk Gently non risultava ancora essere ben definito, ed anzi sembrava un misto tra l’Ispettore Gadget e Doctor Who (non a caso l’idea per la creazione del personaggio venne a Douglas Adams mentre scriveva alcune puntate della serie tv dedicata al dottore).

In questo secondo volume, e per questa seconda storia intitolata Un Cucchiaio Troppo Corto, il cambio di passo si nota. Innanzitutto vengono presentate delle sequenze di flashback che ricostruiscono una parte del passato di Dirk Gently, rivelando al lettore la sua gioventù, trascorsa praticamente (SPOILER) a fare da cavia da laboratorio. Inoltre i flashback hanno una svolta geniale quando (ALTRO SPOILER) rivelano il coinvolgimento di Dirk nella premonizione dell’attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2001.

E poi chiaramente c’è il filone principale della storia. Questa volta l’investigatore olistico dovrà decifrare (sempre attraverso fortuiti avvenimenti, che in realtà sono interconnessioni dettate dal suo intuito) il perché dell’improvviso mutismo che ha coinvolto un’intera famiglia appena tornata da un viaggio in Africa.

Dirk quindi, assieme alla sua nuova assistente/cliente si recherà direttamente in Africa a indagare sul fatto e ad imbattersi su intero villaggio affetto da mutismo. A intrecciarsi con questa storia a metà (come sempre) tra l’investigativo ed il fantascientifico ci sarà anche una questione sociale molto importante come la caccia al corno di rinoceronte (nelle pagine di postfazione verrà spiegato che Douglas Adams, da grande amante degli animali e della biologia, fu tra i fondatori della Save The Rhino International, un’associazione che si occupa della prevenzione dei rinoceronti dal bracconaggio).

Il filo conduttore di Un Cucchiaio troppo Corto è l’importanza della comunicazione. E infatti ciò che cerca di comunicare a livello grafico questo fumetto attraverso i disegni di Ilias Kyriazis è il profondo amore verso la comunicazione di un messaggio, ed i vari modi attraverso il quale può essere declinato.

Non a caso lo stile grafico della storia si rifà parecchio a Will Eisner (con molte citazioni tratte da The Spirit). Le soluzioni per le gabbie di varie tavole sono un puro omaggio eisneriano, e si amalgamano bene sia con lo sviluppo della sceneggiatura di Arvind Ethan David, che con lo spirito del personaggio di Dirk Gently.

Ecco, la cosa migliore che fa questo secondo volume dedicato all’investigatore olistico è darci una definizione precisa del personaggio, a livello grafico, stilistico e narrativo. Se verranno scritte e disegnate in futuro storie del genere dedicate a Dirk Gently (che ne Un Cucchiaio Troppo Corto sia per la trama zoofilo-investigativa che per l’ambientazione africana ricorda un po’ Ace Ventura) siamo sicuri che il personaggio, lasciato in parte incompiuto da Douglas Adams, saprà ritagliarsi uno spazio sempre più forte nell’immaginario collettivo.

Aspettiamo con curiosità e grande interesse il terzo volume dedicato all’investigatore olistico, convinti che, se questa nuova storia prodotta da IDW Publishing sarà all’altezza de Un Cucchiaio Troppo Corto, avremo tra le mani un volume tanto godibile quanto bello da vedere e sfogliare. Insomma, da un fumetto non ci si potrebbe aspettare di meglio.

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