Preacher 2×06: “Sokosha” | Recensione

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“Dì le tue preghiere, predicatore!”

Dopo la parentesi romantica dello scorso episodio, Preacher torna alle familiari atmosfere da horror/splatter in Sokosha, nel quale Jesse, Tulip e Cassidy dovranno vedersela una volta per tutte con il Santo degli Assassini.

Un confronto definitivo a questo punto della stagione potrebbe sembrare inaspettato, ma c’è tanta altra carne al fuoco (la ricerca di Dio, Herr Starr) e arrivati al giro di boa di questa seconda stagione una resa dei conti fra Jesse e il Santo è una mossa tanto azzeccata quanto quasi-obbligatoria (ci sarebbe stato il rischio di tirare troppo per le lunghe quella che è essenzialmente una storyline secondaria).

Alla potenza visiva dell’episodio aggiungeteci poi un bel colpo di scena riguardante Cassidy e un prologo iniziale inquietante e freddissimo, e capirete perché questa seconda stagione finora non ha sbagliato neanche un colpo.

A proposito del prologo iniziale. Scritto magistralmente e volutamente vago, riesce comunque ad essere chiarissimo. Lo sforzo del regista di far risaltare l’importanza di una scena così criptica è senza dubbio da lodare: a differenza delle sequenze di Eugene all’inferno, qui capiamo immediatamente che l’uomo d’affari avrà un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’episodio.

Bellissima anche l’idea di voler tentare di conferire una certa caratterizzazione al Santo degli Assassini (puro e semplice archetipo monodimensionale del serial killer da slasher movie), e la scena costituita dai continui tagli fra il Santo che va di appartamento in appartamento per trovare Jesse, e Jesse e gli altri che stanno tranquillamente gustandosi i loro pancake in cucina, è stata un gran momento di tensione.

Meta-testuale la scena in biblioteca, dove i nostri eroi scoprono la storia delle origini del Santo degli Assassini (lo spettatore ne era venuto al corrente durante la prima stagione) attraverso audio-cassette e immagini a fumetti della serie Il Santo degli Assassini, mini-serie spin-off  in quattro numeri che Garth Ennis scrisse contemporaneamente a Preacher. 

Ora che Jesse non ha più un’anima, vedremo come e se cambierà il suo comportamento all’interno delle dinamiche di gruppo. Quel che è certo è che ora che il Santo degli Assassini non è più un problema (chissà?) Jesse, Tulip e Cassidy possono riprendere la loro missione principale: trovare Dio e dirgliene quattro!

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