Holy Terror di Frank Miller- Recensione USA

La nuova graphic novel di Frank Miller è stata attesa, discussa, temuta, scongiurata, aspramente criticata da molti, acclamata da pochi altri. Il genio rivoluzionario, autore di capolavori quali Il ritorno del Cavaliere Oscuro, 300 e Sin City, stavolta muove guerra all’Islam.

Holy Terror

Autori: Frank Miller (Testi e disegni); Dave Stewart (colori copertina).
Casa editrice: Legendary Comics
Provenienza: USA
Prezzo: $ 29,95
Data di pubblicazione: 28 settembre 2011 (USA)

opm

Miller è stato subito molto chiaro riguardo la natura di Holy Terror: è un’opera di propaganda pura e semplice.

Nel 2006, l’idea venne proposta alla DC per una storia di Batman ma la casa editrice si oppose giustamente allo sfruttamento di un proprio personaggio come veicolo di ideologie politiche.

L’autore non si arrese e, dopo cinque anni, la storia vede la luce sotto l’egida Legendary Comics, divisione fumettistica della casa di produzione cinematografica artefice di molti cinecomics tra cui Superman Returns, la trilogia di Batman di Christopher Nolan e proprio 300, nel quale si avvertivano già le idee estremiste di Miller nei riguardi del mondo islamico.

Il nodo della questione è appunto questo. Miller non realizza la storia di un supereroe che affronta Al-Qaeda o qualche altra organizzazione terroristica musulmana. Almeno, non solo. E’ evidente fin dal principio che il suo astio sia rivolto all’Islam in ogni suo aspetto: sociale, politico, culturale e religioso. Peccato che l’autore abbia le idee un po’ confuse a riguardo. Oppure è molto furbo e veicola le informazioni a suo vantaggio. Ma andiamo con ordine.

Il volume si apre con una frase di Mohammed, ossia Maometto: “Se incontri l’infedele, uccidi l’infedele”. Questa esatta affermazione non compare nel Corano anche se è innegabile che la guerra agli infedeli e l’istigazione alla loro uccisione sia un tema ricorrente nel testo sacro. Appare dunque chiaro che Miller voglia colpire le radici stesse del fondamentalismo islamico.

Inoltre, nel corso della storia, l’autore utilizza il termine “Mohammed” come appellativo dispregiativo per i terroristi. Il fatto che tanti musulmani sparsi per il mondo convivano pacificamente con i cosiddetti infedeli è una verità chiara, scontata e innegabile che Miller sembra far finta di non conoscere. Sarebbe come considerare il ku klux klan un’espressione di tutto il cristianesimo anziché una frangia estremista e terrorista.

La storia imbastita da Miller si svolge ad Empire City, metropoli americana sui generis ispirata a New York con la Statua della Giustizia Cieca al posto della Statua della Libertà. Il vigilante Fixer sta inseguendo la ladra Cat-Burglar, colpevole di aver rubato un braccialetto di diamanti. I due personaggi sono degli ovvi surrogati di Batman e Catwoman che evidentemente avrebbero dovuto essere i protagonisti della storia nelle intenzioni iniziali dell’autore.

Esattamente come il Cavaliere Oscuro e la Gatta Ladra di casa DC, Fixer e Cat-Burglar prima se le danno di santa ragione e poi si amano ma non hanno lo spessore dei loro archetipi e Miller mette insieme una back-story abbastanza raffazzonata per il protagonista. Quel che risulta evidente è il disprezzo di Fixer per la cultura islamica e, in un solo momento della narrazione, Cat-Burglar sembra mettere in discussione non le idee del partner ma i suoi metodi. Tuttavia Fixer la convince a restare al suo fianco: un esempio di propaganda nella propaganda.

Lo stile grafico di Miller richiama quello di Sin City, con i soliti contrasti magistrali in bianco e nero e qualche dettaglio colorato, tecnica usata dall’autore anche per dirigere il cinecomic The Spirit. Restano incomprensibili i motivi per cui Miller decida di esaltare alcuni dettagli invece di altri. Gli occhi verdi di Cat-Burglar hanno un senso, le suole rosse delle sue scarpe non sembrano avere una particolare rilevanza estetica.

Alcune tavole sono degli autentici capolavori, soprattutto quelle iniziali in cui vediamo i due protagonisti in azione contro il cielo notturno sferzato da raffiche di pioggia bianca. I disegni sono abbastanza succinti ed essenziali. Le tavole hanno un taglio orizzontale e cinematografico come anche in 300. Il dialogo tra Fixer e Cat-Burglar verso la fine della storia è composto da 24 vignette, tutte della stessa grandezza e con la stessa inquadratura, un effetto simile a quello visto in alcune scene de Il Ritorno del Cavaliere Oscuro.

Il rosa viene usato per esaltare la giovane Amina, una musulmana che si trova ad Empire City per uno scambio culturale e che si farà saltare in aria in un attentato suicida. Dalle didascalie introspettive emerge tutto l’odio di Amina verso l’Occidente. Quando spiega ad un ragazzo di non aver mai bevuto alcolici, lui le chiede: “Da dove vieni, dai secoli bui?” Oltre ad attaccare ancora la cultura islamica, qui Miller usa un’espressione infelice. Per “Secoli bui”, infatti, si fa riferimento all’Alto Medioevo europeo durante il quale, però, il mondo arabo visse la sua epoca d’oro con progressi fondamentali in diversi campi, da quello scientifico a quello medico, di cui tutto il mondo avrebbe beneficiato.

Dopo l’attentato iniziale, la storia diventa frammentaria e caotica alternando gli scontri violentissimi tra i due vigilanti ed altri attentatori con un patchwork di immagini di terroristi mediorientali, caricature di politici americani, simboli religiosi e scene ad effetto, il tutto senza una riga di dialogo. Tra gli accostamenti più faziosi, Miller mette a confronto quelli che secondo lui sarebbero gli intrattenimenti preferiti da occidentali e musulmani. Gli americani sono al cinema a guardare un film di robot, mentre gli islamici lapidano una donna infedele. Ogni commento è superfluo.

E si va avanti così. Fixer tortura un terrorista che afferma di non provare dolore quindi non ci sarebbe niente di male. Si lascia intendere che gli islamici non sono esseri umani. Uccidendo alcuni avversari, Cat Burglar afferma: “Salutami quelle 72 vergini dagli occhi neri, figlio di puttana.” Ci si fa gioco del credo religioso musulmano inerente l’aldilà. E’ vero che altre opere di fiction come Family Guy si fanno spesso beffa delle religioni. Ma un conto è fare satira senza preferenze, un altro è istigare all’odio con rabbia quasi tangibile.

Neanche a dirlo i terroristi complottano in una moschea che viene definita “grande e più spaventosa dell’inferno”. Anzi, non dentro una moschea. Sotto una moschea. Come topi o insetti. Miller si ricorda di tirare fuori il termine Al-Qaeda solo verso la fine della storia.

Inoltre punta il dito contro l’inefficienza degli USA insinuando ipotesi di collaborazionismo tra il governo e i terroristi. Tra i personaggi celebri compare Michael Moore, regista del documentario Farenheit 9/11 che alimenta la teoria del complotto negli attentati dell’11 settembre. La Statua della Giustizia Cieca viene abbattuta dall’attacco kamikaze di alcuni caccia da combattimento chiaramente americani e mai utilizzati da Al-Qaeda nella realtà. I piloti non vengono mostrati.

Un pasticcio anche i personaggi di contorno. A un certo punto salta fuori David, un ex-agente del Mossad, il servizio segreto israeliano. E’ un alleato di Fixer che si prepara ad un’azione di combattimento affiancato due guerriere gemelle asiatiche che ricordano la Miho di Sin City. I tre personaggi però scompaiono subito dopo e la scena action non c’è. Un suicidio narrativo. Perché mostrare tre personaggi di questo genere per poi farli sparire? La banalità delle gemelle e il look anonimo di David passano inosservati di fronte alla Stella di David esaltata dal colore azzurro sul volto dell’agente. Questo risponde alla domanda.

Anche il capitano di polizia Dan Donegal, identico al tenente Gordon di Batman Anno Uno, viene presentato in un paio di tavole e poi sparisce nel nulla. Riappare nell’epilogo ad esprimere non tanto la paura post-attentati quanto piuttosto l’islamofobia dell’autore.

La libertà di esprimere le proprie idee, giuste o sbagliate che siano, non va mai negata. Utilizzare il fumetto come mezzo di propaganda può essere discutibile. Qui però si va oltre. L’attacco di Miller all’Islam è basato su odio, razzismo ed ignoranza ed è l’unica spregevole ragion d’essere di una storia congegnata malissimo e senza criterio narrativo, sostenuta da una componente grafica in generale di ottimo livello, seppure qua e là altalenante e con scelte cromatiche discutibili. A breve uscirà il nuovo lavoro di Miller, Xerxes, prequel di 300. Auguriamoci che sia il ritorno dell’autore al fumetto di puro intrattenimento.

Voto: 4

[app 377812038]

Entra nel nostro canale di Telegram. Clicca qui
Loading...

13 Commenti

  1. Non ho letto l’opera in questione, quindi questo mio commento sarà rivolto non al lavoro di Miller ma a questa recensione ricca di argomentazioni secondo me assolutamente risibili.

    Viviamo in tempi in cui le accuse di islamofobia e razzismo si sprecano, a volte sono giustificate, molte altre volte ridicole, purtroppo l’11 settembre come conseguenza non ha solo portato nel mondo occidentale un’esponenziale incremento dell’islamofobia (ovviamente da condannare), ma anche, probabilmente per reazione a ciò, ad una larga diffusione, specialmente in ambienti liberal/progressisti (o pseudo tali), di atteggiamenti “islamicamente corretti”.

    Quindi basta un niente, magari una più che legittima critica/constatazione riguardante l’Islam per essere tacciati di razzismo ed islamofobia, quando poi critiche dello stesso tenore, se non peggiori, vengono quotidianamente rivolte verso il Cristianesimo senza che (giustamente) passi per l’anticamera del cervello di tirare in ballo il razzismo.
    Io ateo, che provo verso l’Islam un ostilità non inferiore a quella che provo verso il Cristianesimo o verso altre religioni di natura dogmatica, questo doppiopesismo lo rilevo in continuazione.

    Insomma, come scritto, molte argomentazioni presenti in questa recensione, che dovrebbero avallare la presunta islamofobia dell’opera mi sembrano del tutto risibili ed influenzati da un certo atteggiamento “islamically correct”, si considera per esempio un attacco alla cultura islamica una battuta (“Da dove vieni, dai Secoli Bui?”), fatta nel testo da un ragazzo ad una giovane musulmana che non ha mai bevuto alcolici, beh, io francamente qui più che un attacco alla cultura islamica ci vedo l’attacco ad un tabù/divieto di natura religiosa, tabù religiosi che io considero al giorno d’oggi (anno 2011) stupidi a prescindere sia dalla religione che li esprime, sia da quanto possano poi rivelarsi salutari se applicati; sono forse per questo islamofobo?
    E anche l’espressione “Secoli Bui” usato tipicamente per definire un periodo della nostra storia europea in cui la secolarizzazione era ancora là da venire e la ragione regolarmente sottomessa alla fede e al fanatismo mi pare ben si adatti per definire oggi la situazione in cui versa una parte del mondo islamico.
    Che poi in quegli stessi secoli medievali la civiltà arabo-islamica era invece al suo massimo splendore è verissimo, ma non vedo cosa c’entri considerato che dubito che Miller abbia fatto pronunciare quella frase ad un ragazzo arabo.

    • Inoltre (e continuo qui per ragioni di spazio) mi pare che lasci il tempo che trovi anche la constatazione/critica contenuta in questa recensione sul fatto che la base dei terroristi sia proprio una moschea, quando poi anche in italia si sono viste sentenze di condanna per terrorismo internazionale ad imam che utilizzavano la propria moschea come luogo di reclutamento.
      Non penso neppure che farsi gioco del credo religioso islamico relativo alle 72 vergini che attenderebbero i veri credenti in Paradiso sia qualcosa di islamofobo o razzista, si sostiene che la satira verso le religioni debba essere senza preferenze, effettivamente sarebbe meglio lo fosse, ma in realtà non è quasi mai così, ogni autore satirico ha le sue preferenze ed idiosincrasie, ed in fondo dovrebbe comunque essere un suo diritto rivolgere la propria ironia contro chi gli pare e piace.
      Poi scusatemi ma fa veramente sorridere leggere che in 300 si avvertivano già le idee estremiste di Miller nei riguardi del mondo islamico, quando poi quell’opera è ambientata un millennio prima della nascita dell’Islam, al massimo ci si potrebbe riferire al mondo orientale in generale, ma anche in questo caso la troverei comunque un’affermazione del tutto superficiale oltre che discutibile.
      In conclusione non avendolo ancora letto e non essendo una persona prevenuta non so se “Holy Terror” sia o meno islamofobo, forse si rivelerà tale e forse si rivelerà mediocre anche dal punto di vista artistico/qualitativo, ma per ora mi limito a criticare certe argomentazioni più che altro “politiche” apparse in questa recensione.

  2. Caro Claudio, anzitutto grazie per aver letto la recensione e per aver espresso le tue idee. Premetto che sono ateo anch’io e non ho alcun motivo di essere islamically correct ma, al contrario tuo, non nutro alcuna “ostilità” nei riguardi né del cristianesimo né tantomeno dell’islamismo. Al massimo posso nutrire antipatia nei confronti del cattolicesimo, di ideologie estremiste o della filosofia “il mio dio è migliore di quello tuo”, una filosofia che NON è tipica di tutti i musulmani anche se Miller vuol far crederci il contrario. Per me, se una persona vuole credere in 72 vergini, in un falegname crocifisso, in angeli e demoni o negli elefantini rosa è libero di farlo purché non rechi danno o leda la libertà degli altri individui. Molte recensioni hanno criticato la scelta di Miller di aprire la graphic novel con la frase di Mohammed che invita ad uccidere gli infedeli. In molti hanno detto che il Corano è soggetto ad altre interpretazioni. Per me sono stupidaggini. Il Corano è un testo chiaro e diretto nel quale la guerra agli infedeli è uno dei temi fondamentali. L’ho anche scritto in apertura di recensione. Quindi, come vedi, non è mia intenzione parteggiare per una o per l’altra parte. Le mie sono considerazioni obiettive. Miller qui fa di tutta l’erba un fascio.

    Torno sulla scena in cui mette a confronto i “mezzi d’intrattenimento” occidentali e mediorientali. Da una parte vediamo degli americani che guardano un film stile Transformers, dall’altra vediamo degli islamici che lapidano una donna. Solo questo basta a capire l’ideologia faziosa e dichiarata dell’autore. E’ stato lui stesso a definirla opera di propaganda contro l’Islam. Non contro il terrorismo o contro Al-Qaeda, ma contro l’Islam. Tutto il resto viene di conseguenza. Non avrei dato peso alla battuta sui secoli bui (“Dark ages”), se non ci fossero state queste premesse. Amina dice: “E’ la prima volta che bevo alcool nella mia vita”, il ragazzo americano: “Da dove vieni, dai secoli bui?” “Forse dal futuro, vedremo.” Un conto è considerare stupidi certi tabù e, al riguardo, sono d’accordo con te (pur essendo astemio). Un altro è attaccare quella cultura definendolo “secolo buio”. Ci sono tanti musulmani che seguono questa regola e non la ritengono un tabù. Così come ci sono tante donne che indossano il burqa e non la ritengono una restrizione ma un retaggio culturale. Chi è Miller per offendere quella cultura definendola “secolo buio”?

    Un conto è usare la moschea come luogo di ritrovo dei terroristi, è attendibile, un altro è demonizzarla definendola “più spaventosa dell’inferno” con tanto di sotterranei in cui i terroristi si nascondono e celano il proprio arsenale.

    Per quanto riguarda 300, io ho fatto riferimento alla trasposizione cinematografica, nella quale Miller ha preso parte attiva, molto più estremizzata rispetto al fumetto.I persiani venivano infatti raffigurati come mostri. Eppure non ho mai considerato 300 come opera di propaganda, anzi, sono un sostenitore sia della graphic novel che del film, mentre tanti altri giornalisti hanno criticato la pellicola proprio per quel motivo. Anche Roberto Recchioni, sul suo blog, lo recensì in quel senso: http://prontoallaresa.blogspot.com/2007/03/il-pi-grande-film-di-propaganda-mai.html e come lui tanti altri.

    Ho linkato questa perché me la ricordavo in modo particolare. Zack Snyder ha giustificato quella visione affermando che si tratta di una interpretazione rievocativa del soldato spartano che sta raccontando la storia (non ne ricordo il nome ma è interpretato da David Wenham). Per me, tanto basta. Se poi, al riguardo, Snyder e Miller non sono sinceri è un problema loro. L’ideologia di Miller si avvertiva ed è stata confermata in Holy Terror, ma non ritengo 300 un’opera di propaganda.
    Ora, è mia buona norma leggere un albo e recensirlo subito senza leggere altre recensioni per non subire influenze di alcun tipo. Dopo aver scritto questa sono andato a dare un’occhiata alle recensioni d’oltreoceano e fanno quasi tutte riferimento alle stesse scene e alle stesse linee di dialogo a cui ho fatto riferimento io, traendo le stesse conclusioni. In ben altre due recensioni è stato imbastito lo stesso parallelismo che ho fatto io sulla considerazione del ku klux klan rispetto alla religione cristiana. Bada bene, non mi sto facendo scudo delle altre recensioni. Sarei un pecorone. Sto solo dicendo che un po’ tutti abbiamo avuto le stesse impressioni.

    E sono convinto che, quando leggerai la graphic novel, le avrai anche tu. Qui non si tratta di critica o constatazione. Si tratta di odio verso il mondo islamico e quelle battute che io ho criticato e a cui tu hai fatto riferimento vanno lette in quel contesto e, a mio giudizio, e non solo mio, diventano offensive non nei riguardi del terrorismo ma di un’intera cultura che può non essere condivisa ma va comunque rispettata.

  3. Nemmeno io ho letto quest’ultima fatica di Miller, ma se è vero che il suo attacco all’islam si basa su rancore e scarsa conoscenza dell’argomento, è giusto assegnarli un’insufficienza. Anche perché, altrimenti, si fa il gioco di chi snobba il fumetto ritenendolo un medium superficiale e privo di spessore.
    Tuttavia condivido anche l’irritazione di Claudio per il doppiopesismo di noi occidentali.
    Mi spiego: Miller, se non altro, ammettendo di aver fatto opera di propaganda, è stato molto più onesto di quei laicisti scientifici (vedi Odifreddi, Giorello et similia) che dicono di auspicare un futuro di armonia e dialogo tra atei e credenti, ma poi sono loro i primi a “cercare la rissa” dipingendo i cristiani come degli strani esseri assetati di sangue, pronti a tagliare la gola a chi non la pensi come loro.
    A questo punto la domanda è: come mai, se Miller attacca l’Islam colpendo basso, va condannato perché il rispetto della fede altrui viene prima della libertà d’opinione di un autore, mentre invece, quando sono gli atei a riversare insulti, pregiudizi e sfottò sui cristiani, allora è tutto OK perché in questo caso è la libertà d’opinione a venire prima di tutto?
    :?

  4. Darkknight, che Miller sia stato onesto perlomeno nel dichiarare che Holy Terror è un’opera di propaganda è assolutamente vero. Non è stato subdolo in quel senso. Personalmente non ho mai giustificato gli sfottò o i pregiudizi degli atei verso alcuna religione. Ho appunto detto che non provo ostilità nei riguardi di nessuno. Se si fa satira è un conto. Se certe frasi le dicono Peter Griffin in Family Guy o Stan Smith in American Dad (di solito, il primo si scaglia contro la religione cattolica e il secondo contro l’islam) mi può andar bene. Se certe frasi vengono dette in una storia drammatica da un americano che sta sparando in testa ad un musulmano, seppure terrorista, è offensivo. E’ esattamente come vedere un islamico che taglia la gola ad un cristiano insultando la sua religione. Stessa cosa.

  5. Che dire… in un momento storico in cui è assolutamente palese di come l’islam stia attaccando il mondo occidentale, imponendo la propria visione del mondo con la forza e con la violenza, scrivere una recensione di questo tipo mi sembra un po’ da quinta colonna dell’invasore.
    L’opera di Miller è un richiamo alla doverosa difesa della propria cultura nei confronti di un’aggressione violenta, armata, intollerante e, quella si, razzista.
    Essere islamofobo non significa essere razzisti, visto che l’islam non è una razza. Significa semplicemente non voler rinunciare alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, significa non voler rinunciare alla propria libertà di opinione, di professare una religione o essere atei, di essere omosessuali o etero, di essere comunque persone libere. Tutto questo nell’islam non è possibile, è vietato e punito con estrema violenza dalla stessa comunità di appartenenza. Questo mi basta per essere islamofobo e per combattere la diffusione dell’islam con gli strumenti della libertà di parola, sperando che Miller non faccia la fine di Van Gogh o di altri che si sono azzardati a criticare l’islam.
    Trovo molto ipocrita dunque scrivere “non tutti i musulmani sono terroristi”. Se statisticamente è vero, è altrettanto vero che nessun “moderato” ha mai preso le distanze nettamente, categoricamente e inequivocabilmente dal terrorismo. C’è sempre un “però”, un distinguo, un “si, ma…”
    Cominciamo a chiamare col giusto nome l’islam, ovvero religione razzista, intollerante e assassina. Dopodichè discutiamo su come difenderci.
    Un doveroso chiarimento: ho vissuto in un paese musulmano, ora vivo in un paese buddista con una minoranza musulmana abbastanza tranquilla. Ho girato il mondo in lungo e in largo, dunque parlo conoscendo l’argomento, e non per pregiudizio o per sentito dire, dunque non azzardatevi a darmi del razzista.

COMMENTA IL POST