Fra gli ospiti del BGeek 2017 che abbiamo avuto il piacere di incontrare c’è  stato Emiliano Sciarra, autore conosciuto principalmente per il gioco di carte ad ambientazione western Bang! e per la sua variante ambientata nel Giappone feudale Samurai Sword. Insieme ai ragazzi di Radio Frequenza Libera abbiamo realizzato una intervista video a Emiliano Sciarra, di cui vi riportiamo le parti salienti in questo articolo.

Cosa ha fatto scattare in lei quel meccanismo che le ha fatto pensare che non le bastava più giocare, ma vole iniziare a creare i suoi giochi?

Ho iniziato a creare giochi fin da piccolo, poi, quando ho scoperto il mondo dei computer, è stato amore a prima vista: per 10 anni, infatti, mi sono dedicato ai videogiochi, poi, quando ho riscoperto il mondo dei giochi da tavolo, ho visto che si possono creare quasi da soli, mentre per i videogiochi spesso serve un team. Creo giochi da sempre, per far divertire gli amici e i familiari, e anche Bang! è nato con lo stesso intento.

Rimanendo in tema Bang!, come mai ha scelto questo tipo di ambientazione?

Poiché volevo creare qualcosa che fosse fruibile da tutti, non solo dagli appassionati di giochi da tavolo o di ruolo, per cui, se avessi scelto un’ambientazione fantasy o fantascientifica, non tutti avrebbero colto le sfumature o le meccaniche integrate con l’ambientazione, mentre il Far West è più conosciuto. In più, il Far West ha un senso di sfida: quando i giocatori si siedono al tavolo, c’è sempre un’atmosfera di sfida, e questo aiuta a immedesimarsi nel gioco. Anche il fatto che il gioco sia particolarmente cattivo, contribuisce a creare tensione: le vite sono limitate e se si perdono si esce dal gioco, per cui bisogna sempre stare molto attenti. In molti però mi hanno detto che l’eliminazione è adatta all’ambientazione, un Far West senza regole.

Già, Bang! è cattivo, infatti ha in seguito creato la versione “più buona” di Bang!, Samurai Sword. In realtà si tratta di giochi diversi, ma che usano lo stesso sistema di gioco: come mai ha pensato di usare lo stesso sistema di gioco di Bang! per creare un gioco che fosse un po’ più “permissivo” e come mai ha scelto questa ambientazione?

La genesi di Samurai Sword è duplice: da un lato, l’editore mi aveva chiesto da tempo di fare una versione di Bang! in cui non ci fosse l’eliminazione, dall’altro c’era un editore giapponese che era interessato a una versione di Bang! ambientata in Giappone. e mettendo insieme queste due cose ho pensato di creare una versione di bang! ambientata nel Giappone feudale, ed è stato molto interessante perché quando creo un gioco mi documento molto sulle ambientazioni, e da lì derivo le meccaniche, a differenza dei giochi tedeschi, che sono fatti un po’ al contrario: vengono creati in maniera totalmente astratta e poi l’ambientazione viene incollata sul gioco, e l’ambientazione spesso si vede che è posticcia, mentre per Bang! e Samurai Sword ho provato a far trasudare l’ambientazione dalle meccaniche.

Quanto è importante l’ispirazione all’interno di un gioco e quanto l’ispirazione è compromessa dalle logiche di mercato?

Per chi ha una buona predisposizione non è difficile creare un gioco. La vera difficoltà sta poi nel trasformare questa scintilla iniziale in un gioco funzionante, e questa è la parte più difficile in assoluto. Poi, quando si vuole pubblicare sul mercato un gioco, inevitabilmente rientrano delle meccaniche commerciali: la grandezza della scatola determina il prezzo, determinato anche dai materiali, e gli standard produttivi determinano i materiali. Fa parte, secondo me, del bagaglio professionale di un autore, conoscere anche gli standard produttivi. Anche nella musica succede la stessa cosa, come per tutte le opere creative che passano per un editore o un produttore. Io frequento sia il campo letterario, che il campo musicale, che il campo ludico, e posso testimoniare che sono, anche dal punto di vista contrattuale e di mercato, molto simili, da tanti punti di vista.

Cosa consiglierebbe a un ragazzo che si vuole approcciare alla creazione dei giochi da tavolo?

Innanzitutto, di provare tantissimo il gioco, fino allo sfinimento, non solo con il proprio gruppo fidato, sia perché, se si tratta di amici, tenderanno a non essere sempre sinceri, per non dispiacere il creatore, sia perché dopo un po’ non si vedono più i difetti oggettivi del gioco: dopo averci giocato tanto, tante regole si danno per scontate, poi di vedere anche gli altri giochi, confrontare gli standard produttivi, smontare un gioco per cercare di capire le scelte alla base delle scelte dell’autore. E consiglio di avere tanta pazienza e di non scoraggiarsi se le prime creazioni vengono rifiutate, si impara comunque tantissimo.

Ha in programma delle espansioni ulteriori di Samurai Sword?

No, al momento non ci sono in programma ulteriori espansioni per Samurai Sword.

Girate subito pagina per vedere la nostra video intervista completa.

E se volete saperne di più sui giochi creati da Emiliano Sciarra, Bang! e Samurai Sword, e su altri giochi di carte, potete leggere questo articolo.

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