In questa puntata e nella prossima ci occuperemo del “dietro alla quinte” del fumetto italiano, andando a riassumere i casi più eclatanti che hanno riguardato scontri o problemi di altra natura tra i vari “addetti ai lavori” di questo piccolo ma litigioso mondo.

Veniamo subito al primo capitolo:

ISPIRAZIONI

Uno dei problemi più comuni in qualsiasi settore che riguardi la creatività è quello della appropriazione illecita del lavoro altrui, in una sola parola il plagio, o presunto tale. Non staremo quindi ad occuparci di tutti quei casi in cui vengono citate e/o rielaborate opere altrui di cui al lettore viene chiarita o risulta evidente la fonte, ma di quelli in cui essa viene celata.

Partiamo dal più eclatante degli ultimi anni: nell’estate del 2009 Panini Comics dà alle stampe la trasposizione a fumetti de “Le Cronache del Mondo Emerso” di Licia Troisi ad opera di Roberto Recchioni (testi) e Giuseppe Ferrario (disegni). Proprio il lavoro di quest’ultimo diviene da subito oggetto di critiche che ravvisano somiglianze fin troppo evidenti con alcune vignette del maestro Miyazaki, del fumetto “Ultimates” di Millar e Hitch e del manga “Naruto” e addirittura viene scoperto l’utilizzo di alcune foto della cantante Bjork. La polemica parte da un’utente del sito disegnomanga.it (adesso la pagina della discussione non è più accessibile) e si espande a macchia d’olio su tutti i siti e blog dedicati ai fumetti:

Il 17 luglio Recchioni pubblica sul suo blog un intervento in cui si assume la responsabilità dell’aver approvato le tavole incriminate senza essersi reso conto di non stare guardando materiale “originale”, ma, in alcuni casi, dei veri e propri ricalchi; in un post seguente lo scrittore si trova costretto persino a pubblicare una sua sceneggiatura per fugare i dubbi, insinuati dalla stessa utente di disegnomanga.it da cui era partita tutta la polemica, di una sua “compartecipazione” al plagio attraverso indicazioni rispetto al come realizzare le tavole.

Ferrario, dal canto suo, non si dichiara mai colpevole, ma ribadisce, anche di fronte all’evidenza delle prove, di aver voluto sempre e solo omaggiare l’opera di Miyazaki, dicendo in un’intervista a Repubblica di aver: “proposto all’editore uno stile che non è il mio, perchè mi interessava cimentarmi con il disegno giapponese. Dopo il secondo volume, sulla rete si è scatenato il putiferio da parte di questi fan di manga: gente più esperta di me, che ha evidenziato come pose e sfondi fossero ispirati a Miyazaki (n.d.a in realtà gli utenti che cita Ferrario hanno sempre parlato di copie, mostrando anche vignette perfettamente sovrapponibili con quelle di Miyazaki e non di somiglianze date dall’ “ispirazione”). Ma io non l’ho mai nascosto: il mio era un omaggio, non una scorciatoia…”

Panini Comics corre subito ai ripari, sospende l’opera e il disegnatore “ricalcomane” ed in seguito lo sostituisce con Massimo Dall’Oglio che disegnerà i restanti due volumetti della serie e, in un secondo momento, ridisegnerà i due di Ferrario.

Dal blog di Recchioni vengono evidenziati anche altri due presunti plagi, il primo è quello della copertina di “Cacciatori nelle Tenebre” di Gianrico e Francesco Carofiglio (Rizzoli) rea di ricordare un po’ troppo una vignetta del “Sin City” di Miller con protagonista Marv; il secondo sarebbe stato perpetrato da Paco Medina su “X-Men: Curse of the Mutant” nr.1 (Marvel) ai danni di Mauro Padovani, autore underground di “Bullet & Justine”. Proprio ad un personaggio di questa serie, il vampiro Mr. Dark, apparso sul web per la prima volta nel 2005, si sarebbe ispirato Medina per un suo character, anch’esso vampiro ed anch’esso vestito nella stessa peculiare maniera di quello di Padovani. In questo caso gli elementi per pensare che si tratti di un “omaggio non dicharato” sono senz’altro minori che negli altri (quello più evidente è forse il gesto fatto da entrambi di aprire la cerniera del passamontagna per scoprire i canini), ha lasciato però perplessi la risposta che l’editor Marvel Nick Lowe ha suggerito a Medina di dare a Padovani che chiedeva spiegazioni: “Basically, you can tell him not to worry about it. The character that looks similar was only on 3 pages and then died and we have no plans to bring him back. There’s no problem.” (trad. “Puoi dirgli di non preoccuparsi. Il personaggio simile al suo appare solo in 3 pagine e poi muore e non abbiamo nessuna intenzione di recuperarlo. Non ci sono problemi.”).

Un ultimo caso lo si trova segnalato nel blog di Carmine di Giandomenico, l’autore, avvertito da alcune mail, si è infatti reso conto di un evidente plagio ai danni suoi e di Eduardo Risso sul numero 74 di “Scuola di Fumetto”, rivista edita da Coniglio Editore e curata da Laura Scarpa. Il 10 maggio 2010, infatti, di Giandomenico in un post segnala tutte le vignette e le tavole copiate da Andrea Giardini, questo il nome del giovane “copiatore”, per la storia “Keep the Fight” prese direttamente da “Battlin’ Jack Murdock”. Il disegnatore, però, più che col giovane esordiente sembra prendersela con chi di quelle tavole ha autorizzato la pubblicazione, di lì a poco, infatti, arrivano sotto forma di commento le scuse di Laura Scarpa che ammette la propria responsabilità dovuta al fatto di aver controllato in maniera troppo affrettata il materiale propostole. Il giorno seguente arriva anche la risposta dell’accusato che nel suo blog non nega di “aver pescato a piene mani” da “Battlin’ Jack Murdock” e da “100 Bullets” di Risso, ma rivendica il fatto di non aver mai ricalcato quelle tavole e spiega di aver semplicemente commesso un’ingenuità non pensando di poter così “dare fastidio a qualcuno”.

 

TRA MOGLIE E MARITO NON METTERE IL DITO:
problemi tra case editrici e fumettisti

Nel corso degli ultimi anni sono venuti alla ribalta  diversi casi di scontri anche piuttosto gravi tra autori e case editrici, di solito legati a motivi economici. In questa sede ne vedremo nel dettaglio due che evidenziano al meglio le profonde difficoltà sia in termini di denaro che di comunicazione e di contratti presenti nel mondo del fumetto:

la vicenda che vede coinvolti Gaianluca Maconi, l’editore Becco Giallo ed il sito “Fumetto d’Autore” inizia a settembre 2010 ancora una volta sul blog di Roberto Recchioni, nello specifico il tutto parte da un commento di Maconi stesso in cui l’autore de “I delitti di Alleghe” e “Il delitto Pasolini” fa presente come a fronte di decine di copie del suo libro vendute dalla casa editrice alle varie fiere del fumetto a lui continuassero ad arrivare da tre anni rendiconti semestrali pari a “zero euro”.

In seguito a questa esternazione Giorgio Messina scrive un articolo su “Fumetto d’Autore” in cui riporta un fatto avvenuto al “Treviso Comic Book Festival” del 2009 (un anno prima): in tale occasione, infatti, ad una conferenza della “Becco Giallo” Maconi avrebbe fatto presente ai responsabili della casa editrice di ricevere da loro resoconti “a zero euro” e di non avere quindi riscontro del successo di vendita (con conseguente ristampa) del suo libro. All’edizione 2010 della fiera Messina incontra Maconi e gli chiede conferma di quanto da lui detto un anno prima e in tale occasione quest’ultimo aggiunge che dal compenso per la vendita dei diritti all’estero gli erano stati sottratti i soldi delle rese dell’edizione italiana de “Il delitto Pasolini”.

Sul suo blog Maconi dà una versione un po’ diversa dell’accaduto e spiega che con le sue dichiarazioni in varie sedi non voleva affermare di essere stato “frodato” da Becco Giallo, ma di aver stipulato con questo editore un contratto molto svantaggioso che, evidentemente, non prevedeva il conteggio delle copie vendute in fiera nei rendiconti per le royalties.

Di questi giorni è invece il secondo caso che riportiamo, si tratta delle querelle tra Makkox (Marco D’Ambrosio) e Coniglio Editore per la vicenda de “Il Canemucco”:

a maggio 2010 la Coniglio Editore vara un ambizioso progetto mensile per le edicole, una rivista contenitore in 6 numeri con una storia di Makkox come portata principale e contributi di altri autori a corredo: “Il Canemucco”. In edicola l’opera vende poco più del 10% della tiratura complessiva per cui dal terzo numero, uscito con forte ritardo rispetto al previsto, migra in fumetteria dove verrà distribuito anche un quarto numero ormai esaurito ed uscito a marzo 2011 a distanza di 6 mesi dal precedente. Sul sito dedicato alla rivista sin dall’inizio del progetto è possibile abbonarsi ai 6 numeri previsti ricevendoli direttamente a casa, accade quindi che gli abbonati non ricevendo più copie da gennaio 2011 iniziano a chiedere a Makkox spiegazioni con toni sempre più forti, finchè quest’ultimo, all’insaputa dell’editore, invia una mail a tutti gli abbonati. In questa mail, inviata in forma privata ma ben presto divenuta pubblica l’autore dichiara:

“è arrivato il momento in cui mi è possibile parlare de il Canemucco tirandolo fuori da quel limbo silenzioso in cui l’ha relegato l’editore, perché, non va mai dimenticato, il Canemucco è una testata di Coniglio Editore, non di Makkox […]A proposito di cortesia e doveri: voi l’avete mai sentito Coniglio Editore esprimersi in merito al destino di questo suo prodotto e al destino dei quattrini che i suoi abbonati gli hanno versato in anticipo per sei numeri dello stesso? Inutile cercare: l’editore ha incassato e bonanotte. […] né io né la redazione né gli autori abbiamo mai percepito un cent (1 cent) dalla Coniglio Editore. […]L’editore, oltre a incassare quattrini in anticipo, doveva pagare Redazione e Autori, stampare e distribuire e spedire le riviste agli abbonati. Ora, pian piano, venendone meno a una per una fin dal PRIMO numero, progressivamente, l’Editore è mancato a tutte le proprie funzioni. Io, L’Autore, di certo non potevo vivere d’aria e pagare di tasca mia gli altri autori (per alcuni l’ho fatto, poi non m’ha retto il portafoglio) […] La realtà è: un cambio di editore.
Ovviamente nessun editore proporrà mai di stampare i due numeri mancanti per poi spedirne circa 1200 a titolo gratuito agli abbonati che hanno già pagato gli stessi ad un altro editore. […]Quindi nel futuro c’è il volumone completo e definitivo di 440 pagine che raccoglie la saga di Don Mimì comprese le due puntate mancanti. E questo volumone lo farò con Bao Publishing […]Ogni abbonato, in contemporanea con l’uscita del libro, riceverà da me il PDF con la parte di storia mancante: praticamente le ultime due puntate, e con questo avrò tenuto fede al mio impegno di narratore. […] Inoltre ho ottenuto che ogni singolo abbonato ottenga un codice personale di sconto pari a 8 euro (l’equivalente dei due numeri mancanti de il Canemucco) per l’acquisto del volume suddetto.”.

La mail, inviata il 29 settembre, coglie impreparati quelli di Coniglio Editore che il 2 ottobre , dopo alcuni commenti personali di collaboratori come Laura Scarpa e, soprattutto, dopo mesi di silenzio sulle sorti della rivista pubblicano un comunicato ufficiale in risposta a Makkox:

“la Coniglio Editore, nonostante il progetto editoriale non abbia avuto gli esiti sperati, era disponibile a continuare a pubblicare fino al compimento della prima season. […] Il venduto del primo numero è stato di 2600 copie. Il secondo numero, uscito con un mese di ritardo, è stato distribuito in edicola nel mese di giugno 2010 in 23.000 copie e il venduto è stato di 2400 copie. Nonostante il disastroso esito, La Coniglio Editore ha ritenuto opportuno proseguire la pubblicazione solo per gli abbonati e le fumetterie. Sono dunque usciti, in gravissimo ritardo, il n. 3 (settembre 2010) e il n.4 (marzo 2011). Il 27 luglio scorso l’autore ci ha proposto un accordo secondo il quale la pubblicazione sarebbe stata proseguita da un altro editore e avremmo messo a disposizione dell’autore le copie di resa dei numeri precedentemente stampati. L’accordo è stato raggiunto con piena soddisfazione delle parti a chiusura di ogni reciproca pendenza. Poiché evidentemente l’autore ha avuto un ripensamento, la Coniglio Editore informerà al più presto tutti gli abbonati di «Canemucco» delle modalità di restituzione della quota/parte di abbonamento non usufruito.”.

Dalle due comunicazioni sembrano emergere diversi gradi di responsabilità che coinvolgono entrambe le parti, da un lato per inadempienze economiche, dall’altro per il mancato rispetto dei tempi di consegna con il conseguente riscontro negativo sulle vendite.

Per ora la vicenda pare essersi fermata qui e non dovrebbe avere alcuni sviluppi, collateralmente Makkox ha pubblicato sulla sua pagina Facebook il bonifico da lui effettuato a Roberto Recchioni, in risposta a coloro che mettevano in dubbio le sue affermazioni rispetto all’aver pagato di tasca propria alcuni autori.

Tra due settimane non perdete: “Ed! vs. Ausonia”;  “Bunker contro tutti”; “Emanuele Fior e le interviste impossibili”; “Niccolò Storai e il fumetto che non c’è”; “Magici Traduttori” e tanto altro ancora.

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5 Commenti

  1. Finalmente si parla anche di queste cose! Spero sia un inizio per degli approfondimenti come si deve.
    Tra i casi che mancano aggiungerei la polemica per le parti mancanti de la dottrina Ciccarelli/Bilotta (anche se di Bilotta nessuno che io sappia ha mai osato chiedere la versione, manco si rischiasse chissachè).

  2. Grazie Momonedusa, mi annoto la polemica su “La dottrina” che mi era sfuggita. Vedrete che la seconda parte sarà ancora più corposa. Grazie per i complimenti, nella rubrica sto cercando di toccare tutti gli aspetti del fumetto, dal mainstream all’opera di nicchia, passando anche per il “dietro alle quinte”, in modo da dare a tutti una panoramica più vasta possibile di cosa “è” il Fumetto.

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