Hellblazer Rinascita | Recensione

Pubblicato il 9 Giugno 2017 alle 10:00

Arriva la serie Rebirth dedicata al più cinico occultista del DCU! Cosa sta succedendo a John Constantine e per quale ragione Swamp Thing ha bisogno del suo aiuto? Scopritelo in questo primo albo di Hellblazer!

Quando Alan Moore creò l’occultista John Constantine nella sua seminale run di Swamp Thing, lo inserì nel contesto del DCU. All’epoca la Vertigo non esisteva e molti dei personaggi che in seguito ne avrebbero fatto parte agivano nello stesso universo di Superman, Batman e gli altri giustizieri in calzamaglia.

Anche quando la casa editrice varò il comic-book Hellblazer, dedicato proprio a John, la situazione non subì sostanziali modifiche. Tuttavia, Jamie Delano e gli altri autori non fecero mai riferimenti diretti al lato supereroico della DC.

In seguito alla nascita della Vertigo, questi contatti, già di per sé labili, sparirono del tutto e nelle vicende di John Constantine non apparvero mai supereroi. Le cose, però, cambiarono in epoca New52. John e altri character del filone mistico/esoterico della DC furono reinseriti nell’ambito più generalista della casa editrice e l’occultista inglese apparve in svariati albi, interagendo con Superman e Batman e diventando membro della controversa Justice League Dark.

Questo da un lato fu uno sviluppo interessante ma nello stesso tempo scontentò i fan storici poiché John divenne meno trasgressivo e per giunta la serie Constantine, benché intrigante, era meno scioccante della precedente. Adesso, in era Rebirth, John è protagonista di un nuovo comic-book che si fregia del classico titolo The Hellblazer. Ma anche in questo caso non abbiamo a che fare con una collana Vertigo rivolta ai lettori adulti.

A scriverla è l’inglese Simon Oliver che proprio con la Vertigo ha firmato opere anti-convenzionali come The Exterminators e FBP e ha conservato il background britannico del Magus. Sebbene la story-line iniziale non sia eversiva, sono stati ripresi vecchi concetti della serie classica e ciò potrà forse incontrare il favore degli estimatori di John. All’inizio, lo troviamo a New York.

La maledizione di un demone gli impedisce, infatti, di stare a Londra. John non intende però rimanere nella Grande Mela e, strafottente come di consueto, decide di ritornarvi.

Ha architettato un piano che dovrebbe vanificare gli effetti della maledizione. C’è tuttavia un risvolto della medaglia: la popolazione londinese potrebbe subire gravi conseguenze. Ma John, notoriamente bastardo, di solito non si pone scrupoli etici e si comporta di conseguenza. Questo è il pretesto che serve a Oliver per reintrodurre Mercury, la ragazzina dai poteri precognitivi che aveva esordito nello storico ciclo intitolato La Macchina della Paura, nonché Swamp Thing.

L’Avatar del verde non ha mai avuto un rapporto idilliaco con John ma stavolta ha bisogno di lui perché l’amata Abby è scomparsa. Come se non bastasse, alcuni strani individui stanno combinando parecchi danni e a farne le spese sono, tra gli altri, Clarice, l’anziana occultista ben nota ai lettori di Hellblazer, e Map, lo spirito di Londra. Costoro ce l’hanno con John per ragioni ancora poco chiare. Ma cosa sono? Angeli? Demoni? Oppure qualcosa di più terribile?

Oliver, tutto sommato, fa un buon lavoro e rispetta le caratteristiche psicologiche basilari di John. Malgrado l’atmosfera horror, però, The Hellblazer è mainstream e l’attitudine provocatoria dell’epoca Vertigo è un lontano ricordo. Ormai bisogna prenderne atto: John è parte integrante del DCU e lo dimostra la presenza di Wonder Woman e Shazam che fanno una fugace apparizione. L’albo include lo speciale Rebirth di Hellblazer e i primi tre numeri della serie regolare.

I testi e i dialoghi sono sarcastici al punto giusto e i disegni di Moritat risultano validi. Il penciler ha uno stile grezzo ma appropriato per le vicende immaginate da Oliver e il giudizio che si può dare è più che positivo. Così come è positivo, malgrado tutto, il giudizio generale sul nuovo corso editoriale di John Constantine. The Hellblazer non è male. L’importante è non aspettarsi l’estremismo Vertigo di un tempo.

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