Un punto della situazione sui telefilm fermati dal servizio streaming.

La notizia della cancellazione di The Get Down da parte di Netflix dopo una sola stagione ha sorpreso un po’ tutti, soprattutto per il grosso nome coinvolto (Baz Luhrmann) e di conseguenza il grosso budget speso in produzione.

Non è però la prima volta che il colosso dello streaming ferma una sua produzione originale, vuoi per i costi troppo alti che non vedono un riscontro, vuoi per lo scarso interesse di pubblico suscitato nonostante le aspettative, ecc. Succede raramente, ma succede, nonostante di solito avvenga il contrario – ovvero che Netflix recuperi show dati per defunti da altri network, per dargli una continuazione e/o una conclusione come Arrested Development o The Killing, per fare due esempi.

Finora questo è accaduto con Lilyhammer, la co-produzione norvegese fermata dopo tre stagioni che aveva riportato in tv Steven Van Zandt (I Soprano) per interpretare nuovamente un mafioso, per la precisione uno di New York che cominciava una nuova vita in Norvegia, a Lillehammer per l’appunto. Nessun finale o epilogo per la storia di Frank Tagliano, quindi, così come è stato dopo sole due stagioni per Marco Polo, il telefilm sul celebre scrittore e viaggiatore che vedeva protagonisti due attori nostrani, Lorenzo Richelmy e Pierfrancesco Favino.

Nelle ultime settimane sono state anche cancellate Sense8, la serie mai così globale creata da Lana e Lilly Wachowski e J. Michael Straczynski, dopo due stagioni, che ha scatenato il putiferio da parte dei fan. La petizione non è però servita a nulla e il serial rimarrà senza un finale. Inoltre è stata fermata anche la comedy Girlboss dopo una sola stagione.

Un’ultima stagione annunciata l’hanno avuta, ma probabilmente la vita di queste due serie è stata più breve di quanto gli autori (e Netflix) volessero inizialmente: è accaduto con l’horror di Eli Roth Hemlock Grove e il drama familiare a tinte fosche Bloodline.

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