Quella del rilancio ad ogni costo sembra ormai una regola non scritta, e ci sono autori che approvano appieno questa politica. Ma è questa la panacea ai cali delle vendite?

Dite la verità, confessatela, non tenetela per voi, qui nessuno vi giudicherà. Siete realmente felici di ricominciare da 1 la vostra collezione quasi a cadenza annuale? O vi mancano i bei vecchi tempi in cui potevate sfoggiare una collezione completa de L’Uomo Ragno da 600 e rotte uscite con un solo numero 1 e 600 albi che non sapete più dove mettere perché se ne riponete una parte nel ripostiglio poi la collezione pare incompleta?

Ebbene, Nick Spencer, l’uomo dietro il recente e discusso ciclo di Capitan America e alla maxi-serie Secret Empire, ne è più che felice, anzi difende a spada tratta la casa editrice che gli mette un tetto sopra la testa dal suo account Twitter. Letteralmente.

https://twitter.com/nickspencer/status/867533429675405316

Se sei uno nuovo e il tuo fumetto ormai sull’orlo della cancellazione viene rilanciato, significa che avrai l’affitto pagato per altri sei mei. Sono cose che contano.

Recita il cinguettio.

Ma andiamo con ordine e riassumiamo la vicenda. Partiamo dall’interessante analisi fatta da Colin Specetwinks, scrittore e game designer, e ripresa da un articolo di Asher Elbein per The Atlantic, che ci pone l’esempio della Ms. Marvel di G. Willow Wilson: la testata debuttò attorno alle 50.000 copie, per poi assestarsi con vendite mensili attorno alle 32.000; con il rilancio avvenuto dopo circa un anno le vendite balzarono a 79.000 copie, per poi assestarsi all’attuale cifra di 20.000 copie vendute. Il risultato del rilancio è stato sì quello di far aumentare le vendite, ma solo nel breve periodo, e soprattutto perché i rivenditori ordinano un numero esagerato di copie sulla fiducia in occasione del rilancio, pompando di conseguenza un mercato che non rispecchia necessariamente le effettive vendite ai lettori finali. Una cosa che i nostri fumettari di fiducia sanno bene è che per i comics shop (le fumetterie) non esiste il reso degli invenduti (come invece esiste da noi per librerie ed edicole), e quindi il sistema delle prenotazioni anticipate costringe i rivenditori a fare grossi ordini in occasione dei rilanci per non trovarsi sforniti, salvo poi dover trovare un modo per ammortizzare le copie invendute.

Alle critiche la Marvel ha sempre risposto di non aver nulla di cui incolparsi circa la crisi delle vendite nel settore dei comic book, ma è davvero così?

A seguito dell’uscita dell’articolo di Elbein Nick Spencer ha ampiamente scritto su Twitter circa l’argomento rilanci, sciorinando le sue teorie su come i rilanci facciano bene sia al mercato che agli autori, specialmente quelli nuovi, per non parlare poi di quanto bene facciano ai fan. Secondo Spencer i rilanci sono un modo per consentire ai nostri eroi preferiti di sopravvivere per qualche altra uscita e per raggiungere nuovi lettori.

Se un fumetto viene lanciato e dopo un anno di cali si assesta su un basso numero [di vendite, NdR], ci sono solo due opzioni: cancellarlo o rilanciarlo.

A sentire lo scrittore di Capitan America pare non ci sia scelta se vogliamo continuare a leggere le nostre storie preferite, tanto da far sembrare l’editore quai un benefattore che fa di tutto per noi e per il bene degli autori (gli stessi che Alex Alonso aveva precedentemente dichiarato che non fanno vendere i fumetti).

Loro [gli editori, NdR] hanno una storia o un team creativo in cui credono, ma il titolo non ha abbastanza seguito e loro [sempre i santi editori, NdR] allora cercano di farlo vedere a più gente possibile.

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