Arriva il capolavoro assoluto dell’immenso Joe Kubert: Fax da Sarajevo! Non perdete le drammatiche vicissitudini di Ervin Rustemagic nel contesto orribile della guerra in Bosnia, presentate da Mondadori Comics in un nuovo volume della collana Historica!

Ragionare su un’opera come Fax from Sarajevo non è facile. Innanzitutto, perché è firmata dal compianto Joe Kubert, maestro indiscusso dei comics, e cercare di esprimere a parole la sua grandezza è un compito immane; e poi perché un lavoro del genere fornisce tanti spunti di riflessione ed è impossibile sviscerarli tutti nell’ambito di una recensione.

Basti dire che Kubert è stato un mito dei comics, un pioniere del fumetto 3d, un fautore delle graphic novel, nonché il fondatore dell’unica scuola di fumetto riconosciuta negli Stati Uniti, la Joe Kubert School of Cartoon and Graphic Art, dalla quale sono venuti fuori tantissimi autori di primo piano.

Nel corso della sua straordinaria carriera, Joe ha toccato vari generi, e molti lo ricordano per Hawkman, Batman e Flash, ma pure per fumetti avventurosi come Tarzan e Tor, personaggio di sua invenzione.

Ha altresì pubblicato opere più sofisticate e meno mainstream del calibro di Yossarian, giusto per citarne una; tuttavia, per la maggior parte dei fan, Kubert è sinonimo di war story. E’ stato infatti lui a entusiasmare generazioni di lettori con Sgt. Rock, il più rilevante comic-book di guerra della DC, e con Enemy Ace.

Saluti da Sarajevo parla di guerra ma è un lavoro diverso da quelli che ho citato. Non si parla, infatti, del Secondo Conflitto Mondiale, ma di qualcosa più vicino a noi, se non addirittura più atroce: l’orrore avvenuto in Bosnia. Il protagonista della vicenda, inoltre, è una persona reale: Ervin Rustemagic, anche lui fumettista, fondatore della casa editrice Strip Art Features e amico personale di Joe.

E’ un uomo come tanti, ha una moglie e due figli e lavora, appunto, nel settore dei fumetti. Ha solo una sfortuna: vivere a Sarajevo, in pratica in una città che presto, come altre zone della Bosnia, verrà travolta dalla follia omicida dei serbi.

Il suo primo impulso è ovviamente quello di scappare e di rifugiarsi altrove. Ma è qui che Ervin si renderà conto che fuggire è un’impresa disperata. Ha dunque inizio il suo calvario. Comunica solo con Joe Kubert, con il cartoonist Hermann e con altri amici, tramite fax. Questi messaggi sono frenetiche richieste di aiuto che diventano sempre più accorate e nello stesso tempo il tentativo di far comprendere a coloro che non vivono in Bosnia ciò che sta realmente accadendo.

Joe Kubert parte proprio dai fax per narrare e rappresentare la vicenda umana di Ervin. Vicenda che è essenzialmente individuale ma che al contempo fornisce un quadro eloquente di un inferno collettivo, con una forza espressiva che nessun saggio e nessun articolo di giornale forse potrebbe dare.

Ci si dimentica spesso che le guerre coinvolgono gli esseri umani, le persone comuni, quelle che vorrebbero vivere nella tranquillità del quotidiano; in pratica, quelle che i politici, i governi, l’ONU e i vari centri di potere tendono a ignorare.

Ecco, Kubert ci narra allora la storia di un uomo prigioniero di un incubo fatto di bombardamenti, esplosioni, massacri etnici e stupri. Descrive l’ipocrisia di coloro che potrebbero aiutare Erwin ma non lo fanno perché pavidi o disinteressati o più propensi a prestare attenzione alle fredde e disumane esigenze della realpolitik.

E lo fa scrivendo testi intensi, struggenti, profondi, senza però mai eccedere nella retorica e nel vittimismo fine a se stesso. Erwin è un uomo esasperato, spesso pessimista, ma malgrado tutto non si arrende e continua a cercare una soluzione. Il suo obiettivo è salvare la sua famiglia e su questo punto non è disposto a cedere, costi quel che costi.

Il particolare più sconvolgente di Fax from Sarajevo è dato dal fatto che tutto ciò che Kubert ci mostra è vero. La vergogna delle stragi di massa è avvenuta nella più assoluta noncuranza del mondo.

Mentre noi mangiavamo, andavamo in discoteca, leggevamo fumetti, ascoltavamo musica e facevamo l’amore con i nostri partner, a pochi chilometri da casa nostra uomini, donne e bambini crepavano. Questi ultimi, in particolare, diventavano le vittime preferite dei cecchini serbi, dal momento che l’uccisione di un bambino indifeso veniva pagata bene, molto più di quella di un adulto.

Usando il resoconto di Erwin, Kubert quindi ci sbatte in faccia tutto questo. Senza fronzoli. Senza risparmiarci dettagli sgradevoli. Fax from Sarajevo non punta il dito solo contro la spietatezza di Milosevic e dei suoi sostenitori. Punta il dito contro di noi e il nostro menefreghismo. Lo si vede dai primi piani cupi e severi degli sguardi dei protagonisti che sembrano voler giudicare e condannare il lettore. E questo ci conduce all’aspetto grafico del volume.

Che Joe Kubert sia stato un grande disegnatore è un dato di fatto. Fax from Sarajevo, però, è il suo capolavoro. La caratterizzazione dei personaggi, la cura certosina nei confronti delle ambientazioni e dei particolari spesso infinitesimali di certe vignette e il dinamismo di tante tavole sono innegabili.

Il lay-out è inventivo e prevalgono le inquadrature dal taglio cinematografico che rendono suggestivo il libro. Insomma, osservando i disegni, capirete per quale ragione Joe Kubert è e rimane il punto di riferimento di tanti penciler.

Collegandomi all’inizio della recensione, capisco di non essere stato capace di esprimere la grandezza di un  volume del genere, così come di quella del suo straordinario autore. Posso solo consigliarvi di non perderlo. Non è una lettura rilassante. Non è una lettura allegra. Ma non vi lascerà indifferenti.

1E’ un lavoro che dimostra in maniera egregia il livello di maturità e di valore artistico che la forma espressiva chiamata fumetto può a volte raggiungere.

telegra_promo_mangaforever_2