Chi era Pablo Escobar? Ce lo spiegano Guido Piccoli e Giuseppe Palumbo in questo volume Mondadori! Non perdete le vicissitudini di uno dei peggiori criminali mai esistiti in un’opera intensa e a forti tinte targata Oscar Ink!

Mondadori sta facendo molto per il fumetto e la qualità delle sue proposte editoriali è innegabile. Non paga di averci finora offerto opere di grande livello, dà il via a una nuova linea editoriale, Oscar Ink, dedicata prevalentemente al fumetto americano di area indipendente. Non mancherà comunque materiale franco-belga e italiano. Escobar è da collocare in questi ultimi due ambiti. Gli autori sono infatti Guido Piccoli e Giuseppe Palumbo. Il lavoro è però stato pubblicato in Francia dalla Dargaud.

Come è facile intuire, Guido Piccoli si concentra su una delle figure più discusse (e discutibili) della storia contemporanea: Pablo Escobar. Per molti anni costui ha rappresentato il potere in Colombia e nello stesso tempo è stato ritenuto uno dei più pericolosi e spietati narcotrafficanti di sempre. Lo scrittore, tuttavia, non prende in esame l’intero arco della sua esistenza e si occupa solo di un periodo particolarmente critico, quello in cui, per evitare l’estradizione verso gli Stati Uniti, si consegna alla giustizia colombiana.

In un contesto normale, Escobar dovrebbe scontare una lunga pena ma in realtà l’uomo, ancora autorevole, ottiene di essere trasferito a La Catedral che può essere considerata in qualsiasi modo, ma non di certo come una prigione. Escobar, infatti, assume al suo interno una posizione di totale dominio. Mangia cibi sopraffini, beve e si diverte con donne compiacenti. E se ha voglia di uscire, può tranquillamente farlo, sostenuto dai suoi scagnozzi, senza che le autorità colombiane possano impedirglielo.

Il governo statunitense non vede di buon occhio la cosa e decide di eliminarlo una volta per tutte, usando qualunque mezzo, ed è a questo punto che le cose per Escobar diventano preoccupanti. Piccoli scrive una storia dal ritmo veloce e serrato. Pur rimanendo ancorato alla veridicità delle vicende, firma una story-line avvincente come quella di un thriller. Soprattutto, non dà giudizi morali sulla figura di Escobar, limitandosi a descrivere i fatti.

Ci presenta comunque un personaggio nei confronti del quale è difficile provare empatia e che, malgrado il sostegno di una parte della popolazione colombiana, rimane sempre un delinquente.

Piccoli non si esime poi dal rappresentare un mondo contaminato dall’ambiguità morale. Se, infatti, Escobar è un poco di buono, coloro che cercano di fermarlo non sono migliori di lui. Non lo sono, per esempio, i funzionari americani, abituati a pensare più in termini di opportunismo politico che in quelli della giustizia; e non lo sono i sedicenti rivoluzionari che si alleano con gli Stati Uniti, criminali altrettanto incalliti di Escobar.

L’autore, dunque, descrive un universo torbido popolato da sicari, agenti segreti, spacciatori, prostitute, insomma un’umanità allo sbando che, nel bene e nel male, viene manipolata dal potere. Lo fa scrivendo testi e dialoghi curati. Escobar è valido pure per ciò che concerne i disegni. Giuseppe Palumbo usa uno stile naturalistico, a tratti evanescente, essenziale e raffinato, coinvolgendo il lettore con inquadrature di impostazione cinematografica.

Dà il meglio di sé nella raffigurazione degli stati d’animo dei protagonisti e le matite sono valorizzate dai colori tenui, quasi impressionisti, della brava Arianna Farricella che opta, appunto, per sfumature cromatiche delicate, e tale delicatezza contrasta piacevolmente con la vicenda di un uomo violento e aggressivo. Il risultato è spiazzante e affascinante.

Insomma, Escobar è un volume da tenere d’occhio e sarà una lieta sorpresa per molti. Da provare.

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