Hulk: Futuro imperfetto è il prodotto di una, forse la migliore, delle molteplici sfaccettature della psiche di Hulk che lo scrittore Peter David ha saputo far evolvere nei suoi anni di gestione del personaggio.

Come già ho scritto su Mangaforever in diversi articoli, non ho per niente apprezzato la gestione di Hulk da parte di Jeph Loeb.

Non voglio tornare di nuovo sulle motivazioni delle mie critiche e non voglio assolutamente dimostrare che l’Hulk che conosce il sottoscritto è un’altra cosa rispetto alla piatta versione cremisi che imperversa oggi nell’Universo Marvel.

Per agevolare il mio pensiero oggi vorrei parlarvi di una saga che per anni ha segnato la via alla serie del gigante di giada.

Sto parlando della miniserie in due parti, Hulk: Futuro imperfetto.

Pubblicato in volume in Italia nel 1997 (dopo una prima pubblicazione seriale sulle pagine di Star Magazine), questa bella saga è il prodotto di una, forse la migliore, delle molteplici sfaccettature della psiche di Hulk che Peter David, lo scrittore di questa storia, ha saputo far evolvere nei suoi anni di gestione del personaggio.

Sicuramente il migliore scrittore della serie Incredibile Hulk di sempre, David ha saputo tirare le fila del personaggio e dei suoi comprimari in modo mirabile e mai banale, portando la testata del nostro Golia Verde a livelli di storie di storie e di caratterizzazione dei personaggi a livelli stratosferici.

Valendosi della collaborazione di artisti della matita a dir poco superlativi (Gary Frank e Dale Keown su tutti), David ha saputo fornire più versioni del Gigante di giada giocando e costruendo la sua psicologia come nessuno aveva fatto prima di lui.

A differenza di quanto accadeva nella serie regolare (come vedremo nel prossimo numero di Piccole gemme), Futuro imperfetto non tocca temi scottanti d’attualità ma rappresenta l’immutabilità del nostro fato. Possiamo batterci e lottare per cercare di cambiare il nostro destino ma alla fine sarà sempre lì che ci aspetta.

Siamo novant’anni nel futuro, a Dystopia, regno incontrastato del Maestro. Il tiranno che governa con pugno di ferro non è altro che evoluzione futura di Hulk. Il Maestro è l’unico sopravvissuto dell’Era degli Eroi in seguito ad un disastro radioattivo e domina incontrastato circondato da belle donne e avvolto da un clima di terrore.
Il Maestro è un lato nascosto di Hulk, quello che il dott. Banner ha sempre cercato di nascondere e non accettare, la sua metà oscura e meschina.

La figura del Maestro è atipica, inusuale, considerate le tante sfaccettature che conosciamo di Banner. Egli infatti è crudele, un despota come pochi altri prima di lui e non si fa scrupoli a soggiogare la popolazione. Solo un piccolo gruppo di ribelli, guidati da un vecchio Rick Jones cercherà di contrastarlo.

L’elemento portante e interessante della storia è il confronto dei due Banner e Peter David, coadiuvato da un immenso George Perez, dimostra la perfetta conoscenza del personaggio e dei suoi tanti comprimari.
Nonostante sia ambientata in un prossimo futuro, la storia è incastonata alla perfezione nella continuity di Hulk, e anche in questa occasione leggere i dialoghi del nostro scrittore è un piacere estremo.

Il destino di ognuno di noi è già scritto, si può combattere, si può cercare di porvi rimedio, ci si può anche arrendere ad esso ma lui sarà sempre lì ad attendere e noi non potremo fare altro che viverlo.
Alla fine, tutto finirà dove tutto ha avuto inizio.

Un brindisi agli amici assenti.

Next: All’ombra dell’aids

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2 Commenti

  1. Sarebbe il massimo se tale saga fosse riproposta in Italia su
    Marvel Gold (con, in appendice l’one-shot Hulk: The End, come nell’edizone americana uscita diversi anni fa; ma non potevano inserirlo su Supereroi – Le Leggende Marvel ?)

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