Articolo dedicato con affetto a Rob Liefeld. Un furbacchione autore completo che imperversava alla fine degli anni ’90 e che personalmente non ho mai capito come potesse vendere cosi tanti fumetti.

Ci sono dinamiche nel mondo del fumetto che sfuggono da ogni logica umana.
Spesso si assistono a scelte editoriali discutibili solo per raggiungere la chimera dei nuovi lettori o, come è successo in passato, si producono quantità industriale di albi inutili ed osceni solo per permettere alla speculazione di governare e a noi poveri lettori (molto polli e molto squattrinati), di dare la caccia al nuovo “numero uno” disegnato dalla nuova pseudo-star di turno, con l’ultima cover speciale dal retro gusto di fregatura.
Negli anni 90 a farla da padrone erano le famigerate variant cover e un lettore medio quando pensa alle variant pensa inevitabilmente alla Marvel, alla DC, ma soprattutto pensa ai primi anni ruggenti della Image Comics.
Perché tutta questa introduzione? Se non lo sapete, è appena uscito in Italia per Panini Comics questo albo:

Sapete chi lo disegna? Una delle superstar del fumetto americano degli anni novanta, tale Rob Liefeld!

Sfogliando le pagine di questo volume mi sono saltati in mente subito tristi ricordi del periodo che fu e di come tutto il mercato USA anni novanta fosse caduto in baratro chiamato bolla speculativa.
Per il sottoscritto, l’icona di riferimento per descrivere al meglio il periodo è senza dubbio il buon vecchio Rob.
Membro fondatore della Image Comics, Liefeld si è distinto nella sua carriera in Marvel per il lancio di X-Force. Il primo numero vendette all’epoca quattro milioni di copie (!!!!!) e Rob ha creato graficamente personaggi del calibro di Deadpool e Cable. Quindi, tutto ciò non spiega il perché di tutto questo successo e ti chiedi come sia stato possibile.

Lo stile di Liefeld in fondo è semplice, personaggi sgraziati tutti uguali, botte da orbi, e tante troppe pistole.

Risfogliando questi albi, tutto ciò non spiega il perché di tutto questo successo e ti chiedi come sia stato possibile.

Due esseri invertebrati??

La serie Youngblood era, senza tanti giri di parole, uno gigantesco nulla, il vuoto assoluto. Era lo specchio tristemente reale della prima produzione Image. Con l’aggravante che i suoi personaggi erano cloni all’ennesima potenza dei personaggi Marvel.
Un lettore attento non può non notare che Youngblood, e le altre serie targate Extreme Studio (fondato dallo stesso Liefeld), erano solo una sarabanda di brutte copie degli X-Men, Cable, Wolverine, farciti con figure di donne sgraziate con notevoli problemi di anatomia.

E tutto ciò non spiega il perché di tutto questo successo e ti chiedi come sia stato possibile.

Purtroppo, il meglio del peggio doveva ancora arrivare.
La Marvel, sapendo del grande successo di Rob, nel 1996 è stata capace di affidargli la serie di Capitan America nell’operazione Heroes Reborn.
Liefeld ha il merito di far toccare alla serie il picco qualitativo più basso mai visto e la sua gestione viene ricordata soprattutto per questa immagine:

 

Questa, molto a grandi linee, la carriera di Liefeld. Il vecchio Rob verrà ricordato come l’icona del nulla e del fumetto inutile. Della corsa impazzita e spropositata del fumetto anni 90 verso la trovata ad effetto, dei super gruppi tutti uguali, personaggi troppo anabolizzati e senza una minima costruzione di trama degna di questo nome.
E tutto ciò comunque non spiega il perché di tutto questo successo e ti chiedi come sia stato possibile.

Oggi Liefeld compare in qualche progetto come appunto il volume di Deadpool sopra citato o come il disgraziato Onslaught – la rinascita di un paio d’anni fa. Ovviamente non viene trattato da star e un suo albo non vende più quattro milioni di copie (!!!!!!).

L’ultimo progetto di Rob è il rilancio di Hawk & Dove all’interno del reboot della DC Comics. Qui e qui trovate le nostre recensioni.

Dal canto mio, dedico con affetto questo piccolo articolo al mitico Rob che, nel bene o nel male, ha lasciato una traccia indelebile e ha contribuito a cambiare il colorato mondo dei comics. In peggio.
E anche dopo questa veloce carrellata sulla folgorante carriera di Liefeld ancora non si spiega il perché di tutto questo successo e ti chiedi come sia stato possibile.

Un omaggio del grande Leo Ortonali al Cap di Liefeld

Un brindisi agli amici assenti.

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5 Commenti

  1. Si parla del disegnatore, ma mi pare il meglio fossero le sceneggiatura che nell’image si scriveva da sè….
    Ho un ricordo indelebile di Lobo ambientato a una comicon, in cui prendendolo in giro si vedono fan assatanati che gidano “ehi, è Rob!”
    Lo fanno letteralmente a pezzi, e i fan esultano per i trofei (pezzi del suo corpo) ottenuti.
    Uno fa “Ehi, ho la mano con cui disegna”

    “e io il piede con cui scrive”

  2. Io penso che la ragione del suo successo sia al di fuori del talento e dell’arte (entrambi assenti ingiustificati). Penso che nel suo lavoro sia veloce, deciso, mai afflitto da dubbi, affidabile nelle consegne, prolifico. E autore completo, sì, anche se non si chiede mai quale schifezza stia producendo e va avanti. Poi c’è da dire che ha cominciato molto molto giovane quindi è più instancabile di altri. Tutte queste cose lo fanno tenere sempre alto nell’attenzione del pubblico.
    D’altronde siamo qui a parlarne… per il solo fatto che vorremmo dimenticare la sua esistenza ma ce lo ritroviamo sempre sotto gli occhi.

  3. Ricordo con un certo affetto quel particolare periodo. La Image se ne usciva con albi tutti uguali e dalla trama insignificante. E la Marvel cosa faceva invece? La imitava con autori di serie Z e pubblicando una vagonata di serie inutili piene di cover alternative dal sapore di pesce Padulo… Risfogliando oggi quegli albi viene da sorridere… ;)

  4. Complimenti per la rubrica tutta, da me scoperta – mea culpa – solo l’altroieri. Sto recuperando la lettura dei pezzi passati (commentate le puntate 2 e 10).

    Hai assolutamente ragione. Si può parlare male quanto si vuole della prima Image ma ha imposto dei cambi di rotta, nel bene e nel male, ai colossi.

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