La supereroina era stata scelta come testimonial per una campagna sulla parità tra i sessi.

Lo scorso ottobre Wonder Woman è stata designata ambasciatrice dell’ONU per una campagna sulla parità tra i sessi con una cerimonia che si è tenuta a New York e alla quale hanno preso parte Gal Gadot e Lynda Carter, le attrici che hanno interpretato l’amazzone sul piccolo e grande schermo, Patty Jenkins, regista del nuovo film sulla supereroina e Diane Nelson, Presidente della DC Entertainment.

Tuttavia è stata subito indetta una petizione contro la scelta della testimonial con la seguente motivazione: “Anche se i creatori del personaggio volevano che Wonder Woman rappresentasse una donna ‘guerriera’ forte e indipendente con un messaggio femminista, il personaggio viene attualmente rappresentato come una donna bianca maggiorata dalle proporzioni impossibili.'”

La petizione è stata accolta. Il ruolo di ambasciatrice di Wonder Woman sarebbe dovuto durare per tutto il 2017 e invece ha avuto termine lo scorso dicembre.

Attraverso il Daily Telegraph, Lynda Carter è intervenuta sulla controversia: “Beh, scusate se le donne hanno il seno. Superman ha un bel pacco nella calzamaglia, come Spider-Man e Lanterna Verde. I loro muscoli sono enormi e nessuno se ne fa un problema. Se hanno problemi con una donna forte, non hanno afferrato il punto. E’ sessista pensare che un grosso seno ed un costume definiscano Wonder Woman. Le donne hanno il seno, sanno difendersi e combattere. Essere Wonder Woman significa dire la verità.”

Intervistata dal Time lo scorso dicembre, Gal Gadot ha dichiarato: “Ci sono così tante cose orribili che accadono nel mondo e voi state protestando per questo? Sul serio? Quando la gente dice che Wonder Woman dovrebbe coprirsi, non capisco. Dicono: ‘Se è intelligente e forte non può essere anche sexy’ Non è giusto. Perché non può essere tutte queste cose insieme?”

E’ stata comunque indetta una contropetizione per annullare la revoca.

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