Frankenstein Agent of S.H.A.D.E. n. 1 – Review DC Comics

Pubblicato il 25 Settembre 2011 alle 14:29

É il titolo più bizzarro delle nuove 52 testate DC. La creatura prometeica partorita dalla mente di Mary Shelley torna nella versione scritta da Grant Morrison nel 2005 per la serie Seven Soldiers of Victory.

Frankenstein Agent of S.H.A.D.E. n. 1

Autori: Jeff Lemire (Testi). Alberto Ponticelli (Disegni). José Villarrubia (Colori). J. G. Jones (Copertina). Hi-Fi (Colori copertina)
Casa editrice: DC Comics
Provenienza: USA
Prezzo: $ 2,99

Può sembrare un pasticcio pop-kitsch tipo il Van Helsing cinematografico di Stephen Sommers, in realtà siamo dalle parti di Hellboy. La S.H.A.D.E., nata come parodia dello S.H.I.E.L.D. della Marvel, assomiglia più che altro al B.P.R.D. del forzuto diavolone di Mignola. Si tratta di un’organizzazione segreta del governo per investigare ed affrontare minacce metaumane e sovrannaturali e comprende tra i suoi agenti la versione supereroistica di mostri classici.

Jeff Lemire cura i testi della serie dopo aver sceneggiato la mini di 3 numeri Frankenstein and the Creatures of the Unknown, tie-in di Flashpoint. L’autore sembra voler portare avanti il lavoro di Morrison dal momento che sta lavorando anche sull’ottimo Animal Man, ma in questo caso il materiale non sembra esaltarlo.

La storia è fin troppo semplice. Un branco di mostri attacca una cittadina nello stato di Washington e Frankenstein viene richiamato dalla sua vacanza su Marte per entrare in azione, un po’ come accade a Tom Cruise in Mission: Impossible 2. Nella base dello S.H.A.D.E. troviamo all’opera un supereroe DC e il capo dell’organizzazione, Father Time, che ha assunto un nuovo singolare aspetto.

Frankenstein, mostruoso, brutale ma intelligente, entra in azione a fianco di sua moglie Lady Frankenstein e ad un commando di creature tra cui la dr.ssa Mazursky è la chiara versione al femminile dell’Abe di Hellboy. Questa prima storia è soprattutto incentrata sulla presentazione dei personaggi ma Lemire, al contrario di quanto aveva fatto su Animal Man, eccede con i dialoghi esplicativi a inizio storia aggiungendo pure una didascalica intelligenza artificiale.

Se la cava bene il disegnatore milanese Alberto Ponticelli il cui tratto richiama lo stile Bonelli e, nell’uso delle chine, ricorda proprio Mignola con influenze da Frank Miller e un che di nipponico nella parte tecnologica. Immancabile la doppia splash-page per la caotica scena di combattimento. La colorazione spenta di Villarrubia contribuisce a mantenere l’atmosfera tetra anche quando l’azione si svolge in pieno giorno. Meno spigolosa e più elegante la copertina di Jones con i colori sfumati di Hi-Fi.

Nonostante l’abilità degli autori nell’evitare pacchianerie spesso tipiche in questo genere e una veste grafica di tutto rispetto, la sceneggiatura è pigra, banale e calibrata male. La storia non affascina e i personaggi risultano troppo ricalcati e poco fantasiosi. Con tutti i titoli d’intrattenimento che il fumetto americano può offrire, è difficile pensare che i lettori decreteranno il successo di questa. Non funziona.

Voto: 5

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