Al Napoli Comicon ci è stata mostrata una succosa anteprima di circa quindici minuti dell’attesissimo nuovo capitolo della saga creata da Ridley Scott.

Al Napoli Comicon nessuno può sentirvi urlare.

Per festeggiare in grande stile l’Alien Day tenutosi qualche giorno fa, l’organizzazione del Comicon partenopeo ha voluto omaggiare la celebre saga horror nell’Auditorium Cartoona che si erge al centro della Mostra d’Oltremare.

Appena siamo entrati, ecco il primo spavento: un enorme xenomorpho ci sorprende varcata la soglia del cinema, minaccioso e famelico.

Ci rendiamo conto che si tratta di una statua a grandezza naturale illuminata ad arte, e guardandoci intorno sperando che nessuno abbia notato la nostra pessima figura da imbecilli, a testa bassa proseguiamo verso la sala principale.

Per i festeggiamenti, l’ospite d’onore è il figliol prodigo: lo schermo nero si riempie dei fotogrammi di quel capolavoro senza tempo che Ridley Scott girò nel 1979, Alien, il primo, inimitabile capitolo.

È sempre un piacere rivedere il film che ha segnato contemporaneamente lo standard di ben due generi (fantascienza e horror) e il piacere raddoppia se si può gustarlo sul maxi schermo (soprattutto per chi, come me, essendo nato nel ’93 ha avuto a disposizione solo le vecchie VHS, i dvd e i blu-ray): il senso di isolazionismo, inadeguatezza e claustrofobica oppressione aumenta a dismisura nel buio totale della sala cinematografica, e ogni sussurro e ogni urlo spaventa come la prima volta.

(Tra l’altro è stata la prima volta che ho rivisto il film dopo la scomparsa di John Hurt, e colgo l’occasione per salutarlo e mandargli un bacio, ovunque egli sia).

Dopo i titoli di coda sullo schermo compare il faccione britannico di Ser Ridley Scott, che ci presenta la sequenza di Covenant in procinto di essere proiettata: ci ricorda che le scene che vedremo non sono mai state mostrate prima e che sono state montate per l’occasione, dopo di che ci augura buon divertimento e si congeda.

Da qui, l’incubo riparte, forse ancor più intenso e brutale di quello appena conclusosi.

Perchè dopo la digressione filosofica-spirituale presa da Prometheus (che avevo più che apprezzato), in questo nuovo capitolo Scott sembra voler affondare nell’horror puro e viscerale, fatto di sequenze splatter in cui la violenza grafica raggiunge picchi non adatti ai più impressionabili.

Dopo la riproposizione del breve prologo che spiega il destino dei protagonisti dello scorso film (che potete trovare sul nostro sito) veniamo catapultati all’interno dell’astronave Covenant.

Facciamo brevemente la conoscenza dell’equipaggio, i cui membri si mostrano molto più uniti rispetto ai gruppi di astronauti che abbiamo conosciuto negli scorsi film: scherzano, si prendono in giro amichevolmente, sono una grande famiglia che viaggia nello spazio.

La scena successiva ci mostra la discesa di una parte dell’equipaggio sul pianeta Paradise: altre battute, anche se l’aria è più tesa, perchè per poter atterrare il Lender 1 dovrà attraversare una tempesta elettrica penetrando le densissime nubi che riempiono l’atmosfera del pianeta. Intanto, possiamo ammirare gli straordinari totali di Scott, che ci mostra con orgoglio le straordinarie immagini in CGI del profilo di Paradise visto dallo spazio.

Altra scena. Ora le battute sono finite. A terra, due membri dell’equipaggio hanno contratto una misteriosa e inaspettata infezione: in preda alle convulsioni, uno dei due infetti vomita un getto di sangue su una collega, e temendo il diffondersi del contagio, l’ufficiale in comando li isola entrambi all’interno del Lender 1.

In pochi secondi dalla schiena dell’infetto esce un alieno grande come un cane di taglia media (non è lo xenomorpho, ma la nuova razza, il neomorph) e in pochi secondi si scatena un sanguinario caos che porta all’accidentale distruzione del modulo Lender 1.

A questo punto il resto degli esploratori scesi sul pianeta col Lender 1 raggiungono lo scheletro della navicella, ormai in fiamme: rimasti privi di un mezzo per poter rientrare alla Covenant, cercano disperatamente di contattare i colleghi in orbita intorno al pianeta, ma all’improvviso il secondo infetto viene atterrato dalle convulsioni e dalla sua bocca viene vomitato un altro neomorph, pronto a scagliarsi sui sopravvissuti (si, gli esce proprio dalla bocca, squarciando guance e labbra).

Cala il sipario. Gli applausi del pubblico sconcertato sono assordanti. Tutti i presenti ne volevano ancora, perché tutti i presenti si sono resi conto del potenziale del film.

Non ci resta che aspettare l’uscita del film, ma (citando una saga dalle atmosfere diametralmente opposte a questa), la speranza divampa: speriamo che il film nella sua interezza saprà mantenere il ritmo frenetico  da tachicardia di questo estratto.

Dall’11 maggio nessuno potrà sentirvi urlare.

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