Con l’arrivo di settembre comincia la nuova stagione delle fiere, partita con Narnia (2-4 settembre) e continuata con la neonata Etna Comics, la settimana dopo.

Il tutto in attesa di Treviso (il 24 e 25 settembre) e del Romics (dal 29 settembre al 2 ottobre).

Quel che colpisce in quello che tutti (fumetterie, editori, distributori) definiscono come un periodo di crisi economica, è il proliferare di incontri fumettistici dalla Sicilia a Rimini, da Faenza a Padova.

Le problematiche sono molteplici, ad esempio normalmente gli editori (eccettuata Lucca e poche altre) non vendono molto in fiera e, conseguentemente, non sono invogliati a portare lì grosse novità.

Tutto ciò nonostante le migliaia di persone che, stando alle fonti più o meno ufficiali, partecipano agli eventi in parola.

Inoltre spesso anche gli autori sono scontenti, soprattutto quelli più giovani, in quanto traggono poca soddisfazione da contesti o troppo caotici o troppo elitari in cui finiscono a disegnare a caso, o ad intrattenersi con amici o fan di lungo corso.

C’è da chiedersi allora se, fino a che punto, ed in che misura le fiere del fumetto giovino al fumetto stesso ed al suo mondo.

Senza aver qui la pretesa di esaurire l’argomento, sarei dell’avviso che, piuttosto che cercare delle soluzioni, sia più proficuo provare a porsi (ed a porre) le giuste domande.

Innanzitutto il pubblico: quanti dei dieci, venti, centomila partecipanti sono davvero appassionati di fumetto e quanti invece di giochi, videogiochi e/o cosplayers?

Troppo di frequente infatti al fumetto si associano giochi e videogiochi, il che attira certamente molto più pubblico, ma è un pubblico di cui possiamo farne a meno?

Possiamo fare a meno di un’utenza che si disinteressa quasi completamente delle mostre e non acquista alcun volume?

Quante volte a Lucca per le strade non si può camminare mentre a Palazzo Ducale o alla Torre Guinigi ci sono poche sparute anime a guardare le tavole (i quadri) di Frezzato?

Dunque quanti sono veramente i “fumettari” nel computo dei partecipanti?

E’ ovvio che, senza questi outsiders probabilmente l’indotto sarebbe di molto inferiore, ma prendendo atto di questa circostanza, non potrebbero cercarsi delle soluzioni diverse? Dei nuovi target per l’industria “fumetto fieristica”?

E ancora: cosa vogliono gli appassionati da una fiera? Come invogliarli a partecipare agli eventi e, possibilmente, a spendere qualcosa per alimentare l’editoria?

Il primo mezzo è certamente quello della presenza di autori famosi, di grido, che rappresenta un ottimo collettore, e che viene sfruttato da tutti quelli che vendono/pubblicano le loro opere.

Il problema è che, salvo casi particolari, mediamente i “grandi” fanno delle brevissime comparsate in modo da rendere quasi impossibile il contatto vero e proprio con i fans, nelle grandi occasioni, mentre in quelle piccole gli ospiti non sono sufficientemente noti da richiamare appassionati e, magari, giustificarne la trasferta.

Ci sono poi le mostre che, purtroppo, appartengono ad una nicchia ancor più ristretta e che non sempre sono supportate dalla presenza negli stands delle opere cui si riferiscono.

Vi è mai capitato di dire: “bella questa tavola!”, leggere il volume di riferimento e non avere alcuna possibilità di reperirlo in fiera?

A me si, troppo frequentemente… E sono occasioni mancate che il sistema fumetto, a mio avviso, non si può permettere.

Senza contare poi che molti editori non praticano alcuna scontistica alle fiere, da una lato perdendo vendite senza intermediazione (e quindi con maggior guadagno), e dall’altro attuando un meccanismo non corretto del tipo “se vuoi la novità te la compri a prezzo pieno, altrimenti aspetta e spera che la distribuiamo”.

E’ questa lungimiranza? E’ questo far bene al fumetto ed alimentare un mercato in crisi?

Ancora, le mostre giovano agli esordienti, a quelli che vorrebbero diventare autori o disegnatori di fumetti?

C’è un fervore culturale, un tavolo di dialogo serio, un laboratorio di idee che serva a migliorare la produzione italiana?

Oppure come al solito vi è un costante scontrarsi dei diversi egoismi sotto la facciata del “ciao amico mio, va tutto bene” di quelli che se possono si fanno le scarpe a vicenda senza capire che il prezzo lo pagano i lettori la cui passione (ed i cui soldi) consentono al fumetto di sopravvivere in un paese che fa tirature oscene solo di ristampe di Tex e Diabolik!

Le fiere dunque giovano al fumetto, ed a quale fumetto giovano?

Sono utili agli editori ed a quali editori; agli autori ed a quali autori?

Come gli eventi possono avvicinarsi agli appassionati e soddisfare le loro aspettative, i loro desideri?

Credo che questi siano gli interrogativi da porsi oggi che ha inizio la nuova stagione fieristica nazionale.

Senza più prese in giro, velleità che soltanto tali rimangono, e con invece un impegno serio e concertato.

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5 Commenti

  1. Da buon rompiscatole mi soffermo solo su quello su cui non concordo…

    Senza contare poi che molti editori non praticano alcuna scontistica alle fiere, da una lato perdendo vendite senza intermediazione (e quindi con maggior guadagno), e dall’altro attuando un meccanismo non corretto del tipo “se vuoi la novità te la compri a prezzo pieno, altrimenti aspetta e spera che la distribuiamo”.

    E’ questa lungimiranza? E’ questo far bene al fumetto ed alimentare un mercato in crisi?

    A mio parere si, è lungimiranza. O meglio lo sarebbe se le motivazioni non fossero solo maggiori guadagni, ma credo sia così che dovrebbe essere.
    Mi spiego, già porto le novità in anteprima, se le vendo anche scontate danneggio alla grande le fumetterie. Già si portano sempre più novità a Lucca… Certo, per il leettore a breve termine sarebbe un vantaggio avere sconti anche sulle novità in fiera, ma questo sarebbe concorrenza non so se sleale nei confronti delle fumetterie, ma certo non le aiuta.
    Risultato più fumetterie che chiudono, ergo il settore si chiude sempre più in sè stesso riducendo pian piano il bacino di utenza. Molti, cred quasi tutti, prima di appassionarso così tanto da andare alle fiere, e spendere un sacco, prima nel corso della loro “carriera” di fumettofili passano per le fumetterie, ma se le fumetterie mancano… Viene a mancare un tassello della scala per la crescita della passione dei fumetti, e per la crescita del fumetto in generale.

  2. Sono d’accordo che il primo dovere degli editori sia non fare le scarpe alle fumetterie che sono senza dubbio lo zoccolo duro del mercato del fumetto.
    Ma allora che ci sia una presa di posizione senza contraddizioni.
    O alle fiere non esce nulla di nuovo perché gli editori ritengono il rispetto per le fumetterie loro primo dovere.
    Oppure portano alle fiere delle novità che si sono già preoccupati di distribuire o in contemporanea, o, al limite, la settima dopo…Ma non mesi!
    In questo modo chi va alla fiera se lo compra lì, magari a prezzo intero, e chi alla fiera non ci vuole/può andare, non ha alcun pregiudizio.
    Io stesso mi sono trovato ad acquistare novità perché “se aspetto che le distribuiscono chissà quando lo leggo”. Diciamoci la verità, l’appassionato è “compulsivo”, e gli editori sfruttano questa circostanza, anche con il sistema odierno, a scapito delle fumetterie, perché gran parte dei volumi venduti in fiera sono albi in meno venduti dai singoli esercizi in tutto il paese. Quando invogliare con un prezzo conveniente potrebbe far avvicinare il lettore occasionale!

    E poi lasciatemelo dire: se io sono un lettore di Lanterna Verde, e la mia fumetteira di fiducia ordina gli albi contando sul mio acquisto (o magari lo ordino proprio), ma poi me li vado a comprare in fiera perché esce l’ultimo “Lanterna Verde contro mio cugino ristampa ultralusso”, è colpa dell’editore che lo ha fatto uscire per Lucca 2023 o sono io a dimostrare poca serietà come persona e come fumettaro?

    Ad ogni modo, relativamente alla scontistica, non mi riferivo alle sole “novità”, ma anche alle scorte di magazzino, ad esempio, che in fiera più facilmente possono smaltirsi per fare cassa (o anche solo spazio, che è fondamentale)praticando prezzi interessanti.
    Piuttosto che (altro comportamento spiacevole) tagliare gli arretrati alle fumetterie e portarli in fiera. Questo è davvero un durissimo colpo.
    Ecco perché gran parte della classe imprenditoriale del paese non gode di alcuna stima.

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