Tra le nuove 52 testate DC trova spazio un sentito e doveroso tributo a Jack Kirby, pilastro del fumetto supereroistico, con il rilancio di uno dei suoi personaggi meno celebri ma sempre affascinante.

OMAC n. 1

Autori: Dan DiDio (Testi). Keith Giffen (disegni). Scott Koblish (chine). Hi-Fi (colori).
Casa editrice: DC Comics
Provenienza: USA
Prezzo: $ 2,99

Nella versione originale, OMAC (One-Man Army Corps) era Buddy Blank, un uomo qualunque trasformato in un super-essere da Brother-Eye, un satellite dotato di intelligenza artificiale creato dall’Agenzia per la Pace Globale che vigila sul pianeta con l’ausilio di armi non letali. Nel precedente DC Universe, OMAC era un progetto creato da Batman per sorvegliare gli esseri umani sempre attraverso il satellite Brother-Eye sfuggito al suo controllo durante gli eventi di Crisi Infinita con la susseguente trasformazione di più di un milione di umani in cyborg letali.

Dan DiDio, co-editore della DC e artefice del reboot, firma i testi tornando al concetto originale. Il protagonista stavolta si chiama Kevin Kho ed è un impiegato delle imprese Cadmus, un’azienda di ricerca genetica partorita anch’essa dalla fervida mente di Kirby. Trasformato in un gigantesco omaccione blu dalla cresta crepitante d’energia azzurra, Kevin attacca l’edificio con potenza inarrestabile seminando distruzione ed esprimendosi per monosillabi alla stregua del miglior Hulk.

Nei sotterranei giace il vero progetto Cadmus nel quale si svolgono ricerche ben più estreme di quelle che fungono da facciata per la società. Qui ritroviamo altri personaggi cari ai lettori DC come lo scienziato Lord Mokkari o il geniale telepate Dubbilex. Questo primo numero è all’insegna dell’azione più sfrenata senza nemmeno soffermarsi su spiegazioni (fanta)scientifiche e i dialoghi sono puramente funzionali. Un mix di fantasy e sci-fi nello stile divertente e divertito alla Kirby.

Anche il disegnatore Keith Giffen rende omaggio allo storico autore con un tratto che ne richiama l’inconfondibile stile grafico, magari con una spruzzata di John Byrne che pure si rifà all’indiscusso “King” dei comics. Valorizzata dalle chine di Koblish e dai colori di Hi-Fi, la componente estetica sembra davvero riportarci tra gli anni ’60 e ’70 con continue esplosioni di luce e mega-onomatopee.

Guai a cercare in questa testata qualcosa di più dell’action che si dipana in quella sfrenata cornice immaginifica riconoscibile ai lettori più nostalgici. Non ci sono certo le tematiche o il contesto realistico di gran parte degli altri nuovi titoli DC e certamente questo primo numero ha il torto di non aggiungere elementi inediti alla mitologia kirbyana ma fa il suo dovere come mezzo d’intrattenimento. Divertimento puro e semplice, magari un po’ ingenuo, ma tanto basta.

Voto: 6,5

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