Era il team che, tra la fine degli anni ’80 e l’inizio dei ’90, raggruppava i supereroi minori della DC con l’aggiunta di qualche pezzo grosso come Batman e Capitan Marvel. Dopo essere stato riunito nella recente serie di 24 numeri Justice League: Generation lost, il gruppo torna nel DC Universe post-reboot.

Justice League International n. 1

Autori: Dan Jurgens (Testi). Aaron Lopresti (disegni e copertina). Matt Ryan (chine). Hi-Fi (colori e copertina).
Casa editrice: DC Comics
Provenienza: USA
Prezzo: $ 2,99

Non è un’operazione fortunata questa del rilancio per Dan Jurgens, sceneggiatore e disegnatore storico della casa editrice. Se non ha grosse responsabilità per il pessimo Green Arrow di cui firma solo i disegni, sono suoi invece i testi scadenti di questa nuova serie dedicata alla JLI. C’è davvero pochissimo da dire. La Justice League dei massimi supereroi DC è un team indipendente che opera al di fuori della legge. Le Nazioni Unite decidono così di creare un proprio gruppo operativo che comprende metaumani di diverse nazionalità.

Oltre al leader Booster Gold, creato proprio da Jurgens, a Guy Gardner, la testa più calda delle Lanterne Verdi, e al sempre gigione Plastic Man, americani doc, ci sono la norvegese Ice, l’africana Vixen, la brasiliana Fire, il russo Rocket Red, il cinese Augusto Generale di Ferro e l’inglese Godiva. Non è chiarissimo lo status di Batman che entra ufficiosamente nella squadra per creare una connessione con la JL originale, più probabilmente, e banalmente, come spia. Prima missione: indagare sulla scomparsa di un gruppo di ricerca delle NU in Perù.

Spiace dirlo ma Jurgens è irriconoscibile. La sceneggiatura è piatta, noiosa e prevedibile. Situazione e personaggi sono monodimensionali e vengono presentati come nel manuale di un videogame. Le relazioni interpersonali tra i membri del team sono roba trita e ritrita, i dialoghi dilettanteschi. La costruzione delle tavole è sbilanciata e priva di idee con qualche vignetta di troppo a rendere farraginosa la lettura. La scena di combattimento finale contro i “costrutti animati” è addirittura imbarazzante.

Non è esente da colpe il veterano e convenzionale Aaron Lopresti, disegnatore tra l’altro di alcuni numeri di Justice League Generation Lost, che qui non va oltre il compitino limitandosi con pigrizia al minimo sindacale. A contenere i danni sono le chine di Matt Ryan e i colori di Hi-Fi che mascherano molte carenze grafiche conferendo all’albo un aspetto nell’insieme dignitoso.

Un avvio disastroso che neppure la presenza di un pezzo da novanta come Batman riesce a rendere interessante. L’impostazione di trama, personaggi, tono e ritmo è completamente sbagliata. Se c’è modo per rimediare bisogna farlo subito e dare una svolta decisa altrimenti la serie non avrà alcuna speranza di sopravvivenza. Si tratta di un prodotto commerciale privo di anima messo insieme senza il minimo sforzo artistico. Avvilente.

Voto: 4

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