Il Cavaliere Oscuro africano, nato all’interno del progetto Batman Inc. sotto l’egida di Grant Morrison, sopravvive al reboot e fa il suo ingresso nei nuovi 52.

Batwing n. 1

Autori: Judd Winick (Testi). Ben Oliver (disegni e copertina). Brian Reber (colori e copertina).
Casa editrice: DC Comics
Provenienza: USA
Prezzo: $ 2,99

“Avevo detto a Batman che travestirsi da pipistrello non avrebbe instillato la paura nel cuore dei criminali in Africa. Hanno visto troppo”, afferma David Zavimbe, agente di polizia di Tinasha, città fittizia della Repubblica Democratica del Congo. Una dichiarazione che basterebbe da sola a descrivere il taglio di questa nuova testata. Scelto da Batman per farsi carico della sua icona in Africa, David diventa Batwing, vigilante dotato di un equipaggiamento ancor più ipertecnologico di quello del Cavaliere Oscuro.

La concezione grafica del personaggio è geniale. Il simbolo del pipistrello sul torace e gli occhi della maschera s’illuminano di una fredda luce azzurra diversificando l’eroe dall’aspetto tenebroso di Batman ma, soprattutto, rendendolo figura glaciale in netto contrasto con il calore dello scenario africano. I testi sono di Judd Winick, che ritroveremo anche su Catwoman, abile autore di pagine importanti nel passato DC Universe tra cui la spinosa ma riuscita resurrezione di Jason Todd.

Lo sceneggiatore non si perde in chiacchiere, conferisce alla narrazione ritmo, efficacia e dinamismo, sfrutta l’ambientazione a tutto tondo sbattendoci in faccia un’immagine cruda e autentica del Congo fatta di baraccopoli, mercenari, trafficanti di droga, corruzione, carneficine sanguinose e guerriglia. Batwing deve indagare su una strage di criminali nella quale ha trovato la morte anche un ex supereroe africano. A fiancheggiare il vigilante c’è Batman, la cui presenza esalta il contrasto estetico tra i due personaggi, e il guercio Matu Ba, ex volontario per il soccorso dei bambini soldato. Altro comprimario è la bella e onesta poliziotta Kia Okuru.

Per una serie di stampo così realistico e brutale calza a pennello la concretezza stilistica del disegnatore Ben Oliver, con i suoi personaggi di carne e sangue, ben dettagliati soprattutto nei primi piani, ombreggiati perfettamente e valorizzati dall’elegante colorazione sfumata di Brian Reber che, per le scenografie, fa quasi sempre ricorso a tonalità fredde trasmettendo un senso di disagio. Solo la sequenza d’apertura si svolge alla luce arancione del tramonto nella piana di Giza mettendo appunto in risalto le qualità cromatiche di Batwing. Le vignette oblique con effetti grandangolari, come se stessimo guardando attraverso una videocamera, i primi piani strettissimi, le splash-page utilizzate per le sequenze più violente, tutto amplifica claustrofobia, degrado e una tangibilità che ha del cinematografico.

In USA l’albo sta suscitando grossi consensi ed è stato accolto come una delle migliori sorprese del reboot. In effetti funziona. Ricreare ed adattare un mito come quello di Batman nei confronti della cultura africana e in un’ambientazione diversa dalla metropoli americana è un esperimento affascinante condotto qui con mestiere e personalità. Se la cifra qualitativa rimarrà su questi livelli, la serie avrà lunga vita.

Voto: 7,5

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