La sua serie regolare era arrivata appena al n. 15 e il Robin Hood del DC Universe deve già ripartire da 1 per allinearsi al maxi-reboot. Ai testi rimane J. T. Krul.

Green Arrow n. 1

Autori: J. T. Krul (Testi). Dan Jurgens (disegni). George Pérez (chine). David Baron (colori). Dave Wilkins (copertina).
Casa editrice: DC Comics
Provenienza: USA
Prezzo: $ 2,99

Ed è forse la riconferma dell’autore ad aver minato nelle fondamenta questa nuova serie regolare dell’Arciere di Smeraldo che risulta fin da subito un prodotto pessimo ed irritante. Krul se l’era cavata bene nei primi numeri della serie precedente, aveva approfondito il supereroe scavando nelle sue origini e stava dando un nuovo volto a Star City con l’inserimento di comprimari e villains abbastanza accattivanti.

Non un capolavoro, intendiamoci, si procedeva con alti e bassi, ma l’impostazione era quella giusta e le tematiche fondamentali del personaggio erano ben sviluppate.

Ora lo sceneggiatore deve cominciare tutto da capo con uno sterile sforzo creativo che sfocia in un grosso buco nell’acqua. L’eroe è stato ringiovanito ma, ahimè, pare che il modello sia il Green Arrow interpretato da Justin Hartley in Smallville, neanche malaccio come antieroe ma troppo lontano dall’Oliver Queen politicamente scorretto, anticonformista, ribelle, disastroso come padre e marito, che abbiamo imparato a conoscere e ad amare nel fumetto.

In questa nuova incarnazione, Oliver è sempre il giovane dirigente delle Queen Industries e segue le riunioni del consiglio d’amministrazione a distanza mentre è in giro per il mondo a caccia di supercriminali che non denotano alcuna particolare originalità. L’eroe sembra perdere la sua caratteristica di paladino del popolo e diventa un banalissimo combattente del crimine armato di tutto punto, assistito da Jax, che gli fabbrica frecce efficaci ma non letali, e da Naomi, consueta giovane esperta di computer e database vivente, come Oracolo nel precedente DC Universe o Chloe Sullivan appunto in Smallville.

Ai disegni troviamo Dan Jurgens, che non ha certo bisogno di presentazioni. Le sue figure plastiche sono sempre riconoscibili, ha buona cura delle scenografie e attenzione nei primi piani, ma la scarsa inventiva nelle scene d’azione e nella caratterizzazione dei personaggi non lo esalta e, a tratti, sembra di trovarsi di fronte ad action figures senz’anima in pose da combattimento. Anche la costruzione sbilanciata di alcune tavole nella sceneggiatura non permette all’artista di esprimersi al suo meglio.

E’ un Green Arrow che non trova una sua collocazione in questo rilancio. E’ noioso, inerte, prevedibile. Privato di quella maturità, di quei trascorsi terribili, della sua ideologia anticapitalista che lo rendevano interessante e fallibile rimane un pupazzo vuoto e senza identità. Troppo debole per durare.

Voto: 4

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1 commento

  1. A mio avviso, Green Arrow, personaggio dalle molte potenzialità, dovrebbe essere affidato a uno sceneggiatore ‘adulto’ come il Mike Grell degli anni ottanta. Ma, ahimé, sono pessimista, al riguardo.

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