La storia toccante e magnifica degli ultimi giorni di vita di Capitan Marvel. Una delle graphic novel Marvel più belle ed emozionanti di sempre, scritta e disegnata dal grande Jim Starlin.

Nel numero scorso avevo promesso di parlavi di Hulk: Futuro imperfetto ma i casi della vita mi hanno portato a riprendere in mano la bellissima graphic novel La morte di Capitan Marvel di Jim Starlin (Play Special n°1, 1990 edito da Edizioni Play Press).

Starlin, grande autore di saghe cosmiche (impossibile non citare il suo Warlock), ha dichiarato che questa storia è in realtà la rappresentazione fumettistica della morte del padre avvenuta per colpa del cancro.

Il volume è, se vogliamo, un prodotto Marvel atipico. Dimenticatevi battaglie epiche e botte da orbi. Come del resto racconta il titolo, questo è il racconto finale di Capitan Marvel, è la cronologia dei suoi ultimi giorni di vita e della lenta ed inesorabile fine di un eroe alieno fin troppo umano.

Come detto, tra queste pagine non ci sono battaglie memorabili, non esiste un nemico da abbattere sul campo di battaglia, c’è solo un uomo con il suo male che deve accettare l’inevitabilità del fato.

Ci sono battaglie che nemmeno un grande guerriero può vincere. Quando sai che il nemico è dentro di te, sei impotente e percepisci che inevitabilmente tutto finirà.

Sai che la tua grande voglia di vivere e tutto il tuo enorme potere non ti salveranno. L’avanzare della malattia, l’inevitabilità del fato e la fragilità del tuo corpo ti porteranno verso l’inevitabile conclusione.

Un pensiero va alla propria amata, che inevitabilmente rimarrà sola. Un altro va agli amici di tante battaglie e alla consapevolezza che verrai ricordato per quello che hai fatto, per ciò che eri e per ciò che hai sempre combattuto.

Ma soprattutto, si può accettare la morte? Anche se questa non avviene per un gesto eroico o in modo violento ma semplicemente annunciata? Le persone che ci vivono accanto saranno in grado di accettarla anche se avranno coscienza che sarà inevitabile?
Ma poi in fin dei conti che cos’è la morte? Una oscura signora che ci bacia e ci strappa dai nostri cari o più semplicemente solo l’inizio di un lungo viaggio?

Se non avete mai letto questa storia vi consiglio caldamente di recuperala (è stata recentemente ristampata su Super-eroi: le grandi saghe n°19), perché questa graphic novel è un piccolo capolavoro.

Nonostante che negli Stati Uniti sia stata pubblicata nel 1982, La morte di Capitan Marvel mantiene un’impressionante freschezza narrativa.
Se poi l’argomento vi tocca da vicino come è accaduto al sottoscritto, allora potrete solo commuovervi.

Un brindisi agli amici assenti.

Next: Futuro imperfetto (questa volta veramente!)

P.S. Ciao Babbo. Ci rivedremo dall’altra parte.

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3 Commenti

  1. Bella recensione, non amo i prodotti nè di supereroi nè datati, ma mi sta spingendo a recuperarlo…

    Ma soprattutto il PS….Non ci conosciamo, ma … Mi spiace sul serio… Non ci sono mai parole adatte. Coraggio.

  2. Innanzitutto, quoto le ultime parole di Monomedusa. Anch’io ritengo che la graphic novel in questione uno dei capolavori di Starlin, sia a livello grafico che narrativo. Anzi, direi che rappresenta il culmine dell’intera saga di Captain Marvel che magari Panini farebbe bene a riproporre (insieme al Warlock, sempre di Starlin). Secondo me, l’importanza di questa storia si basa anche sul fatto che per la prima volta si vide un supereroe apparentemente invincibile morire per colpa di un male devastante come il cancro. Ciò rese ulteriormente ‘umano’ Mar-Vell e, da questo punto di vista, la story-line di Starlin non fece altro che approfondire il classico concetto marvelliano dei supereroi imperfetti e fallibili, nonché soggetti a caduta, anche, come nel caso del guerriero kree, a causa di una malattia.

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