Cosa accaddeva 20 anni fa oltre oceano?

Il 1996 è stato un anno importantissimo per il fumetto americano quasi quanto il 1986 di cui magari parleremo in un’altra occasione.

Ma come si passò da un tracollo clamoroso ad una rinascita pressoché inaspettata?

Facciamo un piccolo passo indietro e capiamo il background di quell’anno: fra il 1989 ed il 1993 i comics avevano avuto letteralmente una esplosione scatenando un collezionismo esasperato, soprattutto di copertine variant, con la speranza che queste fruttassero anni dopo un bel patrimonio.

Intanto nel 1992 era nata la Image per mano di quelli che all’epoca erano i disegnatori più caldi fra cui Jim Lee, Rob Liefeld e Todd McFarlane che stanchi del trattamento delle due major avevano voluto “mettersi in proprio”.

Le vendite erano dominate dagli X-Men, i primi 8 titoli della Top 10 erano titoli mutanti, mentre la DC si rifugiava nelle discrete vendite di Superman.

In tutto questo mentre regnava il caos distributivo negli USA, attivi erano circa 15 distributori, e la Marvel veniva acquisita da Ron Perelman e timidamente prendeva piede internet grazie ad AOL.

In questo clima la bolla speculativa esplose causando una tragica flessione delle vendite che portò Marvel e DC ad unire le forze per una serie di albi intitolati DC Comics vs Marvel e Marvel vs DC Comics.

Gli albi, 4 in totale, andarono piuttosto bene tanto da convincere le due case editrici a dare vita ad un bizzarro universo condiviso l’Amalgam Universe in cui i personaggi DC e Marvel si fondevano in strani ibridi. Uno dei retroscena più incredibili di questa iniziativa, si narra, fu l’accordo fra le due cose editrici per scambiarsi definitivamente due personaggi: She-Hulk sarebbe diventata un personaggio DC mentre Martian Mahunter sarebbe approdato alla Marvel.

Lo scambio non avvenne mai ma le vendite andarono benone ed il pubblico sembrava nuovamente interessato ai comics.

Poco sopra abbiamo detto come la Marvel fosse campione di incassi grazie agli X-Men, tuttavia la verve dei mutanti andava lentamente esaurendosi per questo era necessario uno scossone che fu dato Scott Lobdell e dal mistero riguardante Onslaught.

Questa saga servì da trampolino per il rilancio di tutta la linea Marvel, bloccata in un pantano di vendite mediocri, ovvero Heroes Reborn in cui Avengers, Captain America, Fantastic Four e Iron Man sarebbe stati rilanciati con un nuovo #1 e nuove origini conseguenza proprio delle azioni di Onslaught che aveva catapultato gli eroi in un universo tascabile.

La corsa delle 4 testate fu bruscamente interrotta per permettere il rilancio – il team creativo di Captain America all’epoca era composto da Mark Waid e Ron Garney ad esempio- e le serie furono affidate a disegnatori esterni, Jim Lee su Fantastic Four e Rob Liefeld su Captain America, pagati centinaia di migliaia di dollari per disegnare solo 12 albi.

Allo stesso Waid fu chiesto di continuare a scrivere Cap ma lo scrittore vedendo l’approccio grafico di Liefeld e le premesse di tutto il progetto rifiutò.

L’operazione fu un disastro: gli uffici della Marvel erano in subbuglio, con il team editoriale che si era letteralmente visto togliere le 4 testate principali per essere affidate ad autori “esterni” (pratica assolutamente inusuale all’epoca) ma ben presto, con le vendite che non decollarono, il contratto di Liefeld fu rescisso mentre Jim Lee riuscì a fatica a “sopravvivere”.

Tuttavia Heroes Reborn fu la conseguenza di un male peggiore che la Marvel stava vivendo…la bancarotta!

Il nuovo proprietario Ron Perelman aveva usato la casa editrice come merce di scambio per scalare altre aziende portandola sull’orlo del fallimento: continui tagli di personale e un futuro tutt’altro che roseo culminarono con la morte dello storico editor Mark Gruenwald per un attacco cardiaco il 12 agosto del 1996.

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