Nuovo numero di Controcorrente e seconda parte del nostro discorso sulle perle giornalistiche riguardati gli articoli pubblicati dai vari quotidiani che in genere non trattano di comics. E si vede…

Come accennato nella scorsa puntata, l’avvento di Miles Morales, il nuovo Spider-man dell’universo Ultimatehalf-black, half-hispanic” ha scatenato i nostri italici giornalisti come quasi mai in passato.

Iniziamo questo nostro piccolo escursus tra gli strafalcioni ancora citando il Corriere della Sera che sul proprio sito pubblica “Torna Spider-Man, è un nero ispanico. E Tex riconosce la salma di Carson” a firma di Antonio Carioti.

A parte l’ardito accostamento con Tex, leggiamo che “Spider-Man è un giovane mulatto di origine latinoamericana, Miles Morales, con probabili tendenze gay”.

Vorrei precisare che la Marvel non ha rilasciato nessuna dichiarazione sulle presunte inclinazioni sessuali del nuovo Spider-Man. L’equivoco è tragicamente nato travisando un’intervista rilasciata a USA Today dalla disegnatrice Sara Pichelli che si è permessa di dire “maybe sooner or later a black or gay – or both – hero will be considered something absolutely normal (“Forse prima o poi un eroe nero o gay – o entrambi – sarà considerato qualcosa di assolutamente normale.” T.d.r.)”.

Da questa frase è partito un tam tam mediatico con pochi precedenti e ho trovato veramente pochi pezzi che cercavano di fare chiarezza sulla questione. Di questi è doveroso segnalare il sito dedicato ai comics del TG3, ottimo, equilibrato e da seguire.

In una rassegna stampa che si rispetti è impossibile non citare il TG1 del Direttore Augusto Minzolini. Nel sito www.tg1.rai.it leggiamo l’articolo “Il Nuovo Spider-Man è afroamericano” senza firma dell’autore (visto cosa ha scritto, direi che ha fatto bene a rimanere anonimo).
Secondo voi è un articolo corretto? In cosi poche righe sono stati capaci di non scrivere che tutto avviene nell’Universo Ultimate e non in quello classico (il video correlato all’articolo invece ne parla). Sono stati capaci di sbagliare il nome del disegnatore (infatti troviamo “…chi l’ha disegnato, Brian Michael Bendis”). Ed infine una sottigliezza, infatti si legge “…non solo è cambiato il colore della pelle dell’eroe, ora più politically correct”, scusatemi ma quando mai la serie dell’Uomo Ragno è stata politicamente scorretta??

Passiamo oltre e arriviamo tra le pagine del sito di Repubblica, che nella fotogallery pubblica la seguente immagine:

Visto nulla? La frase “half-black, half-hispanic” da queste parti è diventata “… un giovane newyorkese di origini afro-asiatiche”! Almeno esiste un accenno per l’universo Ultimate “… la versione separata e moderna delle classiche avventure del supereroe.”

Geremia del gruppo TNT

Ma l’apoteosi dell’assurdo, del articolo inutilmente di parte, e tragicamente orientato verso il falso solo per mettersi al servizio di un orientamento giornalistico della testata la troviamo, ancora una volta, tra le pagine del quotidiano Libero.
“Fumetti politicamente corretti. Spiderman diventa omo-ragno” a firma di Giordano Teboldi.

Già il titolo la dice lunga su cosa ci aspetta tra le righe dell’articolo. Ma facciamo finta di niente e passiamo oltre anche alla parola spiderman e concentriamoci sul pezzo vero e proprio.

L’incipit è terribile, Teboldi non ha trovato di meglio che iniziare l’articolo citando ancora, di nuovo e dopo decenni la terribile e demenziale canzone degli 883 che personalmente ho sempre odiato e mal sopportato.
Si continua con:

Del resto da quando la piaga epocale del politicamente corretto è dilagata anche nei fumetti, i supereroi di un tempo, uomini d’acciaio, dotati di superpoteri invincibili e la cui morte era inconcepibile, sono diventati dei super-sfigati e hanno più acciacchi di Geremia, immortale personaggio del gruppo TNT di Alan Ford che passa il tempo a lamentarsi dei suoi dolori veri o immaginari.

Scusate, ma quando sarebbe iniziata la piaga epocale del politicamente corretto? Negli anni 60? Cioè più di cinquant’anni fa? Io sapevo che Stan Lee avesse creato i suoi personaggi con il motto super-eroi con super-problemi, sicuramente sbaglio io, per carità.

Si legge ancora che “Ma gli autori di fumetti…stanno approfittando dell’ecatombe per sostituire ai vecchi supereroi, tutti bianchi (come???), bellini (come come????), con la mascella squadrata e il bicipite in tensione, un’ondata di radical dal dna multiculturale.” Era solo questione di tempo, era inevitabile che prima o poi si finisse a parlare di politica… “tutti bianchi, tutti bellini”, che vergogna. Da quando tempo il nostro giornalista non prende in mano un fumetto?

Continuiamo con “Il nuovo Uomo Ragno meticcio è appena entrato in azione… …assomiglia dannatamente a Obama (ma chi l’ha detto che un nero deve per forza assomigliare al Presidente?? N.d.r.) ma ha l’aria triste di un messicano cui sia andato di traverso il burrito (battutaccia leggermente razzista. N.d.r).”
Ci sarebbe anche la variante adatta ai gusti sessuali. Al quotidiano inglese Daily Mail, gli autori del nuovo Spiderman hanno infatti detto: «In futuro potrebbe essere gay»”. Come detto sopra, questa cosa è falsa. Perché non fare un controllo prima di riportare tesi non vere?

Sovrano di un'ondata di radical dal dna multiculturale

A seguire, dopo una balbettante tesi sul marxismo e Pantera nera, troviamo “sarà stato un complotto della destra razzista, Capitan America è ancora in circolazione… Sua Maestà di Wakanda… è gradualmente ritornato nell’ombra fitta della sua giungla africana… con sporadici ritorni come guest-star negli albi di supereroi di origini severamente anglosassoni come Dare Devil (di chi????? E chi sarebbe???), dove già è tanto se lo fanno partecipare alle azioni e i nemici non tentano di sopraffarlo”.

Direi che la frase si commenta da sola. Cap è il supersoldato bianco e quindi invincibile, Pantera invece è nero, quindi tutti cercano di batterlo, caspita, non fa una piega!

Chi avvisa il povero Teboldi che Pantera nera, per un certo periodo, ha addirittura preso il posto di Daredevil come eroe di Hell’s Kitchen?

Ma l’apoteosi dell’assurdo la troviamo al termine dell’articolo.

L’ultimo passaggio recita “Non vorremmo dover vedere la splendida, formosa e per adesso ancora bianca (ancora un richiamo razziale. N.d.r.) Wonder Woman, organizzare una spedizione nell’Africa nera stile esploratore ottocentesco alle sorgenti del Congo, alla ricerca di Clark Kent e Peter Parker, improvvisamente sedotti dai ritmi tribali.”
Direi che è meglio non commentare. Penso che il giornalista non sapesse come chiudere in maniera dignitosa il suo meraviglioso pezzo e cosi si è inventato questa simpatica scenetta.

E’ il caso di fermarsi qui. La mia analisi è stata fin troppo lunga ed elaborata. L’elenco degli articoli palesemente ignoranti o farlocchi sul fumetto si è allungato fin troppo nonostante la mia ricerca sul web sia durata la bellezza di un solo pomeriggio.
Chissà cosa avrei scovato in rete se mi impegnavo per più tempo?

In conclusione, si è evidenziato come essere giornalisti non comporti purtroppo una adeguata conoscenza delle tematiche di cui si scrive. Spesso tra l’altro, gli articoli sono troppo influenzati dalla politica editoriale del giornale in cui si scrive, travisando non poco la realtà e mettendola al servizio della bislacca tesi che si vuol sostenere.
Scrivere senza vincoli, in piena libertà di opinione e di parola, essere a conoscenza realmente di cosa si stia scrivendo non è decisamente per tutti.

MangaForever non è fatto da giornalisti, è vero, ma la libertà di scrivere su ciò che ci piace non ce la toglie nessuno.
Amen.

Un brindisi agli amici assenti.

P.S.
In ultimo, vi lascio con questo “splendido” servizio del TG1 sulla strage di Oslo e i videogiochi. In altri tempi, la colpa sarebbe stata tutta dei fumetti!

P.P.S. Ultim’ora!
Nel precedente numero il buon Paolo “Joker” Santillo ci ha segnalato questo meraviglioso articolo di Silvia Kramar “Ciak, si ri-gira A Hollywood trionfa il remake (con superstar)“. Si legge con stupore che “Arriverà poi il remake di Avengers, il film del 1998 (Uma Thurman e Ralph Fiennes).”
Direi che ogni commento è più che superfluo…

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5 Commenti

  1. Ma perche un giornalista se parla di fumetti puo sparare le idiozie che vuole senza preoccupazioni, il fatto di scrivere senza documentarsi è un insulto prima di tutto alla categoria stessa, ma sembra che in ambito fumettistico tutto sia concesso.
    Credo che sia la conseguenza dell’ignoranza di un paese intero per cui fumetto=prodotto di serie B (a essere generosi); io direi in risposta: giornalisti=ignoranza (e ormai ne vedo di tutti i colori)

    • Ma perche un giornalista se parla di fumetti puo sparare le idiozie che vuole senza preoccupazioni

      Il problema è che certe cose a me fanno sorgere ben altro dubbio: questi strafalcioni noi li individuiamo perché appassionati di fumetto. Ma chi ci garantisce che nel trattare qualsiasi altro argomento i giornalisti non mettano la stessa incuria? Se infilano una cretinata in articoli e servizi dedicati ad altre ‘materie’, sapremmo individuarla? O ci beviamo da anni tantissime stron*ate non vere?
      Del resto, ormai l’informazione italiana (non so se anche altrove, spererei di no) è una barzelletta, non ci sarebbe neanche da stupirsi…

  2. Non esiste solo il bianco ed il nero, anche all’interno della correttezza politica esistono varie sfumature e gradazioni, affermare che l’uomo ragno sia diventato “più politicamente corretto” non significa affatto sostenere che in passato fosse politicamente scorretto. Personalmente su questo punto concordo con ciò che afferma il giornalista, in ogni caso, a prescindere dal fatto che sia condivisibile o meno, non mi sembra certo uno strafalcione.
    Comunque, in generale, trovo sia abbastanza evidente il fatto che attualmente (al contrario di quanto avveniva pochi decenni fa) nel mondo dei comics USA sia il pensiero politico “liberal” (inteso nell’accezione anglosassone del termine, quindi come sinonimo di progressista) ad essere dominante.
    Tuttavia dietro certe scelte (come quelle evidenziate negli articoli in esame) penso ci siano più ragioni di marketing (la ricerca di un nuovo pubblico tra gli immigrati, i riflettori mediatici) che motivazioni politiche.

  3. Caspita, Federico, ti fai proprio del male a cercare la professionalità su Libero e in un articolo sul fumetto! Non è mica il calcio!;-)
    A Claudio vorrei ricordare però che Claremont ha iniziato a stravolgere gli X-Man e a inserire elementi di etnia varia e provenienti dalle realtà più disparate, persino dall’URSS, già negli anni ’80, quando a dominare la politica era il credo reaganiano, non propriamente un esempio di progressismo.

    • Guttolo: Sostenere che nel mondo dei comics USA domini un determinato pensiero politico, non vuole certamente dire che tutti i fumetti usciti (o i loro autori) si riconoscano in esso.
      Fortunatamente pensiero dominante (o egemone) non significa pensiero unico.

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