Questa puntata di Comics World è piuttosto particolare per me, dal momento che non leggerete i miei consueti deliri su fumetti e altre amenità ma un’intervista a una professionista del fumetto nostrano: Ketty Formaggio. Ketty, come gli utenti ben sapranno, ha colorato numerose cover di diverse serie Star Comics. È attiva anche in Francia (per esempio, ha colorato, su testi del duo Buendia-Cayre e disegni di Giuseppe De Luca, Les Enragés Du Normandie – Niemen, interessante opera di genere bellico). Lavora, inoltre, per riviste come Angel’s Friends Magazine e Pop Pixie Magazine. Colora anche le copertine dei volumi per ragazzi della Piemme. Ma si tratta di un elenco incompleto della sua attività professionale. Conviene, quindi, cedere la parola a lei per avere maggiori informazioni.

SLD: Innanzitutto, Ketty, ti ringrazio per avermi concesso questa intervista. Potremmo incominciare parlando dei tuoi inizi. Come hai esordito nel mondo del fumetto? Entrare, anche e soprattutto a livello professionale, in questo affascinante mondo è stato difficile?

KF: Grazie per la vostra intervista. Cercherò di non parlare tanto di me, ma di cose utili a chi ama i fumetti e desidera lavorare in questo campo.
Ho sfiorato il mondo professionale dei fumetti in diverse occasioni, ma ho iniziato  con FABRICA-Benetton, l’agenzia Redwhale e l’associazione di Salvatore Taormina. E poi lupo Alberto! Ci tengo a sottolineare per i WANNABE che sono stati lavori pagati, e che lavorare gratuitamente mi è servito solo per migliorarmi o per fare delle prove in vista di un lavoro pagato.

Oltre ai lavori da te citati, ce ne sono altri di cui vorresti parlare?

Certo! A giugno 2011 è uscito in Francia il volume che ho colorato “Galope comme le Vent- Un cheval pour Maëlys” per Soleil Prod.

Inoltre continua la mia collaborazione con Zephyr editios e alla fine dell’anno dovrebbe essere in arrivo un altro volume con loro.

Che tipo di tecnica di colorazione usi di solito? Ce n’è una che preferisci?

Mi viene richiesto di lavorare sulle tavole in digitale. Mi piace cambiare il mio stile di colorazione in base al genere di fumetto che affronto, stile pittorico, cell-shading (cioè ombre come nei cartoni), soft cell shading (mezza strada tra pittorico e cell-shading)…

Di quale copertina sei particolarmente orgogliosa?

La seconda copertina della saga “Les enrages du Normandie-Niemen – L’escadrille de l’espoir”

Quali sono i coloristi, italiani o stranieri, che più apprezzi?

L’Italia ha molti bravissimi coloristi, vorrei poterli nominare tutti… Ti nominerò professionisti molto diversi tra loro e molto famosi in internet. Barbara Ciardo, Emanuele Tenderini, Comifab,  Barbara Canepa.

Quale disegnatore ti piacerebbe colorare?

Hayao Miyazaki! :)

A tuo avviso, è migliore la colorazione al computer o quella manuale?

Se il disegnatore è anche colorista, io preferisco il colore manuale, come per Enrico Marini.

So che tieni lezioni di colorazione nel sito kinart, rivolto alle nuove leve fumettistiche. Potresti dirci qualcosa di più al riguardo?

Purtroppo non ho molto tempo per Kinart.it da diversi mesi a questa parte. Ma comunque le risorse che si possono trovare all’interno del blog e del forum sono molto ampie. Si trovano molti TUTORIAL dove le lavorazioni si presentano passo passo, in modo molto professionale.

Hai colorato una storia sul Dylan Dog Color Fest, ‘Femmes Fatales’, su testi di Chiara Caccivio e disegni di Valentina Romeo. Mi ha colpito il fatto che il team artistico era tutto al femminile. Come giudichi la maniera in cui le figure femminili vengono delineate negli albi Bonelli in generale (mere comparse) e in quelli di Dylan Dog, in particolare (semplici conquiste con cui divertirsi per poi abbandonarle)?

Generalizzare è difficile. Mi sembra che ci sia rispetto nei confronti delle donne comprimarie, alcune sono personaggi molto forti che meriterebbero ruoli di protagoniste. Ricordo con piacere Anja di Brendon e amo ancora Legs Weaver. E apprezzo che donne siano protagoniste di alcune testate.

Che ne pensi dell’attuale situazione creativa del fumetto italiano?

Per fumetto italiano intendi fumetti fatti da italiani, vero? Penso che ci sia moltissima creatività. Ci sono tanti bravissimi creativi con cose molto belle. Molti progetti sono benfatti, studiati per l’Italia e l’estero. Ma pare che non tutti gli editori italiani sappiano sfruttare al meglio queste qualità creative.

Recentemente, recensendo Greek Street di Peter Milligan in questo sito, ho dato vita a una lunga discussione sugli sceneggiatori nostrani. Come ben sai, Milligan fa parte di quella categoria di scrittori britannici che fanno della provocazione e dell’estremismo la loro cifra stilistica e immaginativa e affermavo che mi sembra che non ci siano molti sceneggiatori italiani in grado di realizzare cose simili. Sei d’accordo con questa mia opinione? Ritieni che ci sia un eccesso di provincialismo in molti autori italiani? O, più semplicemente, nel nostro paese l’estremismo non paga?

“Come ben sai…” non è vero: conosco poco Milligan, di suo ho letto alcuni episodi di X-statix e forse qualche episodio degli X-men.

Ho letto la discussione di cui parli, e colgo la sottesa insinuazione “Bonelli editore è un editore mainstream in Italia, ma non osa come la DC con Vertigo”. La politica editriale di Bonelli è abbastanza chiara: rivolgersi alle masse con intelligenza e stile. E trovo che sia una buona politica editoriale per fare intrattenimento di massa. Ma ci sono le eccezioni, Cassidy che vi sembra? Non mi pare che manchi ai creativi italiani la possibilità di esprimersi con storie forti e anticonformiste, che sono di per se di nicchia: ci sono case editrici che si rivolgono a un pubblico più interessato.

Questa domanda, in parte, si collega alla precedente. In queste settimane, sto seguendo con piacere la ristampa di Satanik del duo Magnus/Bunker pubblicata da Mondadori. Quel personaggio, così come Kriminal o il Diabolik delle sorelle Giussani, all’epoca suscitò molto scandalo e, in un certo qual modo, ebbe una valenza eversiva. Penso, però, che se, per assurdo, Secchi e le Giussani iniziassero oggi non verrebbero accolti dagli editori nello stesso modo e magari non riuscirebbero nemmeno a pubblicare. Che ne pensi? Credi che gli editori italiani attuali siano pavidi?

Non mi pare che sia paura, ma pubblico. Giro la domanda. Credi che un fumetto di quel tipo oggi venderebbe le quantità di allora? Il pubblico vuole storie ben scritte e ben disegnate. Sconvolgere il pubblico deve essere una conseguenza della buona narrazione, non un fine.

Negli ultimi tempi, a quanto mi risulta, tu e altri professionisti del settore avete intrapreso una serie di iniziative relative ai compensi dei cartoonist. Se possibile, potresti dirci qualcosa al riguardo? E come è stata accolta, in generale, questa iniziativa nel comicdom italiano?

Non mi è ancora chiaro quanto siano interessati i fumettisti professionisti a quello che è stato fatto. Dovrei poter frequentare più professionisti di persona.

Mi risulta che tu, settentrionale, attualmente risiedi nel Meridione. Di solito, coloro che vogliono lavorare in ambito fumettistico (e sono meridionali) compiono il percorso inverso. Che differenza c’è, ammesso e non concesso che ci sia, tra fare fumetti al nord e fare fumetti al sud?

Restando pragmatici, vivere in Salento significa essere lontani dalle case editrici maggiori, dalle fiere del fumetto e da altri fumettisti. Come dicevi tu, molti emigrano al nord, quindi è difficile incontrarsi con i propri colleghi e spostarsi è più costoso. A parte questo internet azzera le distanze, quindi per il lavoro in senso stretto non c’è differenza. C’è poca cultura del fumetto. Ma alcuni semi stanno dando frutto, Tricasecomics ne è un esempio: si è appena conclusa la terza edizione, ben organizzata, molti ospiti, molto pubblico.

Che consigli daresti a coloro che volessero lavorare in ambito fumettistico?

Diventate sempre più bravi, mostrate i vostri portfolio a dei professionisti, siete umili e datevi sempre da fare per migliorare. Proponetevi sempre a editori che intendono pagarvi. Mandate a quel paese tutti quelli che vi dicono “ti pubblico, ti do visibilità, ma non ti posso pagare, anzi ti pago in percentuale”.

Il tuo compagno è un disegnatore. C’è rivalità in famiglia? Vi date vicendevolmente qualche input creativo?

Nessuna rivalità, facciamo cose diverse: Giuseppe De Luca disegna (correte a vedere il suo blog), io coloro. Per la maggior parte del tempo abbiamo anche lavorato a progetti separati. Ci sosteniamo, ci diamo consigli reciproci, siamo uno studio creativo. A tempo debito metteremo in cantiere anche progetti scritti da noi.

E con questa ultima, vergognosa domanda, degna di un talk show da quattro soldi, ringrazio ancora Ketty per avermi dedicato un po’ del suo tempo e mi auguro di poterla di nuovo risentire in qualche altra occasione.

Grazie per l’intervista! Un abbraccio a tutti! :)

telegra_promo_mangaforever_2

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui