Chi non è mai stato emozionato, incantato, o anche solo ispirato dai film d’animazione del celebre Studio Ghibli?

Veri e propri capolavori animati dal genio creativo di Hayao Miyazaki che toccano tematiche profonde, ma che con leggerezza trasportano il cuore e la mente dello spettatore in un vortice di infinita immaginazione, come un vento caldo che lo accarezza e gli scalda l’anima.

Forse è per questo che il nome della compagnia è Ghibli. Il buon Hayao infatti, oltre a essere un grande appassionato di aerei, è anche un grande amante dell’Italia: il nome del suo studio prende spunto da un aereo da guerra italiano, che si chiamava, appunto, Ghibli, ispirato dal nome dello scirocco proveniente dalla Libia.

Questa è soltanto una delle tante curiosità di cui sicuramente i fan saranno a conoscenza, ma pochi sono a conoscenza di tutto il lavoro e dei segreti che si celano dietro lo Studio Ghibli. Un vero e proprio enigma, che i collaboratori dello studio hanno voluto svelare pubbblicando dei libri scritti da loro stessi che raccontano di tutte le loro esperienze, dalle difficoltà che Miyazaki ha dovuto affrontare le prime volte alla sua grande capacità come regista affermato, che ha reso celebre e amata nel mondo la compagnia.

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Nel suo ultimo libro pubblicato da Kodansha il 5 ottobre, Mou Hitotsu no Barusu, lo scrittore Hirokatsu Kihara racconta, attraverso delle illustrazioni, dello stress e dell’ansia alle quali era sottoposto Miyazaki mentre lavorava a Laputa – Il castello nel cielo, uscito nel 1986. Naturale che fosse nervoso, dato che era la prima produzione cinematografica firmata Ghibli, e Kihara ha ritenuto giusto far rendere conto al pubblico dei suoi sforzi per fare un buon lavoro. Ci è riuscito: è considerato ormai da anni un genio dell’animazione.

In Jibun o Suteru Shigoto-jutsu, il produttore Tomohiko Ishii ci parla invece del proprio lavoro seguito da Toshio Suzuki, che gli imponeva un metodo di lavoro piuttosto eccentrico, ossia imitare in tutto e per tutto ciò che lui faceva, almeno per un po’ di anni.

Il dirigente Steve Alpert, il quale si fatto carico delle operazioni estere di Ghibli dopo che la compagnia ha siglato un accordo di distribuzione con la Walt Disney Co., in Wagahai wa Gaijin dearu: Ghibli o Sekaini Utta Otoko descrive le proprie difficoltà durante il doppiaggio inglese di Princess Mononoke (uscito nel 1997).

In Pencil Wars, di Hitomi Tateno, si parla della speranza degli animatori di Ghibli di essere all’altezza delle aspettative di Miyazaki, che ha sempre richiesto molto impegno da parte loro.

Ma poi Miyazaki è andato in pensione e ha smesso di fare lungometraggi dopo Si alza il vento del 2013, e Ghibli ha annunciato di interrompere la realizzazione di altri film dopo Quando c’era Marnie del 2014.

“Il successo di Ghibli è principalmente attribuito alla passione di Miyazaki e di Takahata nel seguire i loro ideali”, dice Seiji Okuda, che ha lavorato con Ghibli come produttore della Nippon Television Network Corp. dall’uscita di “Kiki – Consegne a domicilio”, uscito nel 1989. Sono passati trentun anni da quando Miyazaki, Suzuki e il regista Isao Takahata hanno fondato la Ghibli nel 1985 e lo staff ha voluto rendere omaggio alla loro passione, alla loro esperienza e al grande talento mettendoci tutti i loro sentimenti e i loro pensieri in raccolte cartacee che trasudano l’impegno e l’amore per il loro lavoro.

Fonte originale: http://www.asahi.com/ajw/articles/AJ201611010011.html

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