Swamp Thing di Mark Millar vol. 2 – La Biblioteca di Lucien

Pubblicato il 21 Luglio 2011 alle 10:00

Swamp Thing di Mark Millar vol. 2 – La Biblioteca di Lucien

Autori: Mark Millar (testi), Phil Hester, Jill Thompson, Curt Swan, Kim De Mulder (disegni)
Casa Editrice: Planeta De Agostini
Provenienza: USA
Prezzo: € 30,00, 15 x 23, pp. 368, col.

Recensione

Malgrado sulla copertina di questo volume appaia il nome di Grant Morrison, il geniale autore scozzese non ha scritto nemmeno una delle storie in esso incluse (si tratta di una svista della Planeta? O è la classica operazione stile ‘specchietto per le allodole’, intesa ad attirare i fans dello sceneggiatore?). E’ pur vero che questa uscita costituisce il proseguimento della run di Swamp Thing effettivamente incominciata con Morrison ai testi, coadiuvato dal sodale Mark Millar.

Tuttavia, come sanno coloro che hanno letto il libro precedente, dopo gli episodi iniziali, Morrison abbandonò il comic-book della Cosa della Palude, lasciando campo libero a Mark Millar, appunto. Il tp, che include i nn. 158-170 del mensile originale, costituisce, quindi, come ho già scritto, il seguito delle complesse e inquietanti vicissitudini di Swampy immaginate dai due trasgressivi autori.

Il mostro creato da Len Wein e reso celebre da Alan Moore era rimasto coinvolto nelle macchinazioni del Parlamento degli Alberi e del Parlamento delle Rocce e costretto a superare prove iniziatiche le cui finalità non erano chiare. In questa sequenza, invece, i nodi vengono al pettine e scopriremo per quale ragione Swamp Thing ha dovuto subire esperienze sconvolgenti.

Non che abbia finito di tribolare, in verità. Millar, infatti, si diverte a stravolgere ulteriormente l’esistenza dell’elementale, inserendo nuovi parlamenti, quello delle onde, quello dei venti e quello delle fiamme (che, a conti fatti, si dimostrerà cruciale). Inoltre, rivelerà la natura e gli intenti delle strane potenze demiurgiche che, in precedenza, a mo’ di entità alla David Lynch, avevano manipolato Swamp Thing.

Mark Millar ha fatto un buon lavoro con storie in linea con la tradizione Vertigo e che sono un riuscito mix di horror, esoterismo e riflessione ecologista (sulla falsariga di Animal Man) e i suoi testi, benché non al livello di quelli del visionario e allucinato Morrison, sono decisamente efficaci. Per giunta, lo scrittore dimostra di possedere un’ottima conoscenza del passato del personaggio e del suo background e sovente si collega all’incedere narrativo degli storici episodi di Alan Moore e persino di quelli di Len Wein.

E non mancano altri characters dell’universo occulto della DC, come John Constantine, lo Straniero Fantasma o Timothy Raven; appare pure Killer Croc, noto ai fans di Batman; o Nightshade, in un episodio dai forti toni fantasy e, specificamente, tolkieniani. Ovviamente, trattandosi di un fumetto horror, abbondano le situazioni terrificanti; tuttavia, con la tipica attitudine contestataria e di critica sociale degli autori britannici, Millar a tratti ci fa intuire che il vero orrore è rappresentato dagli esseri umani e non dalle creature mostruose.

Gli uomini, infatti, che appaiono sullo sfondo di questa sconcertante run sono spesso rabbrividenti: tutori dell’ordine non esenti da pulsioni violente; mariti masochisti che si assoggettano al sadismo delle mogli; genitori snaturati che vendono i figli; e, in quello che è forse l’episodio più disturbante della raccolta, aristocratici pervertiti dediti al cannibalismo.

Ma non manca l’ironia, specialmente nel capitolo in cui Millar ripesca Chester, un character minore di Swamp Thing, in una storia sarcastica che prende in giro la destra evangelica statunitense e i reazionari in generale, illustrata dal leggendario Curt Swan (secondo una scuola di pensiero, il più grande penciler di Superman). E ritorneranno, in ruoli di primo piano, la scrittrice Annie (la cui immaginifica fiction aveva assorbito l’essenza psichica di Swampy), la bellissima Abigail, la piccola Tefè, un classico villain come l’Uomo Floronico e persino il mostruoso Anton Arcane.

Tra influssi della psichedelia, del misticismo, della fisica quantistica e della Beat Generation, lo story-arc di Millar è valido, prevalentemente illustrato dal duo Phil Hester/Kim De Mulder, dal tratto grafico piuttosto grezzo, in verità, ma adatto alle atmosfere cupe e claustrofobiche delle trame. Il libro, inoltre,  presenta solo due o tre refusi e, di conseguenza, chi temesse di doversi sorbire le sciatterie Planeta dei mesi passati può stare tranquillo. Da tenere d’occhio.

Voto: 8

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