Panini Comics ripropone una classica sequenza del Mago Supremo della Marvel, il Dr. Strange! Non perdete una story-line dalle atmosfere psichedeliche scritta da Steve Englehart e disegnata dal bravissimo Frank Brunner!

Come ho scritto in altre occasioni, quando si discute del Dr. Strange uno dei termini più ricorrenti è ‘psichedelico’. Il Maestro delle Arti Mistiche creato negli anni sessanta da Stan Lee e Steve Ditko, infatti, fu sin dal principio inserito in contesti narrativi lontani anni luce da quelli degli altri supereroi Marvel. Stephen Strange si confrontava con minacce di tipo occulto e lo stile pop dei disegni di Steve Ditko si differenziava da quello kyrbiano allora preponderante.

Strange ebbe un successo non paragonabile a quello dell’Uomo Ragno o dei Fantastici Quattro ma fu un personaggio di culto e nei tardi anni sessanta le frange giovanili legate alle controculture, al Flower Power e ai movimenti psichedelici lo considerarono un simbolo, al pari di Silver Surfer. I Pink Floyd, per esempio, lo citarono nel brano ‘Cymbaline’, prova dell’importanza del Mago Supremo nell’immaginario dell’epoca.

Quando poi arrivarono alla Marvel autori più o meno legati a queste sensibilità, fu quasi un passo obbligato affidare loro il Dr. Strange.

Tra essi si distinse Steve Englehart, profondamente influenzato dal misticismo che permeava una parte della società statunitense, quella meno inquadrata e caratterizzata da una forte critica dei valori tradizionali, e fu lui perciò a occuparsi del mago, scrivendo episodi ancora oggi ricordati per la forte carica eversiva. Alcune di queste storie sono ora proposte da Panini Comics in questo volume.

Sono tratte dai nn. 9-10 e 12-14 dell’antologica Marvel Premiere e dai nn. 1-2 e 4-5 di Doctor Strange e costituiscono un momento importante per la vita di Stephen Strange. In precedenza, il mago era apparso in vari comic-book senza mai ottenere vastissimi consensi e per un certo periodo si era ritirato.

Prima di questa story-line, Roy Thomas aveva delineato una lunga e complessa saga, ispirata ai racconti horror di H.P. Lovecraft e incentrata sulla demoniaca entità Shuma-Gorath, senza però riuscire portarla a termine.

Quando si decise di riproporre il personaggio su Marvel Premiere, Roy Thomas affidò la testata a Steve Englehart, scrittore che si stava mettendo in luce con storie piuttosto strane per gli standard del periodo. Aveva idee stravaganti ed era capace di impostare trame spesso cervellotiche e complicate, affrontando tematiche mature.

Era dunque perfetto per il Doc. Coadiuvato ai testi da Mike Friedrich e dal disegnatore Frank Brunner che pure collaborò alle sceneggiature, partì subito in quarta ponendosi l’obiettivo di risolvere le vicende relative a Shuma-Gurath.

La sua attitudine fu però radicalmente diversa da quella degli scrittori che lo avevano preceduto. Stan Lee e Roy Thomas, infatti, usavano l’esoterismo come semplice pretesto per realizzare avventure dai toni fantasy. Englehart, invece, conosceva bene l’argomento, essendo stato profondamente coinvolto nel misticismo dei figli dei fiori, e in questi episodi inserì accenni alle varie correnti del pensiero esoterico, alle filosofie orientali e all’occultismo.

Il suo Strange è quindi implicato in una serie incessante di situazioni allucinanti e angoscianti che fino a quel momento non si erano quasi mai viste. E’ costretto a confrontarsi con Shuma-Gorath e la rivelazione della sua reale identità è scioccante. Modifica poi radicalmente il rapporto tra Strange e il suo mentore, l’anziano Antico. Quest’ultimo rimarrà d’ora in poi nell’oblio e assumerà invece maggiore rilevanza la bella Clea, compagna del dottore destinata a diventare la sua discepola.

Englehart si sbizzarrisce con storie ambientate in dimensioni terrificanti, in mondi paralleli e persino nel regno della morte, giocando con classici nemici del Doc come il perfido Barone Mordo e inserendo il fanatico Pugnale d’Argento, dedito alla distruzione di ogni forma di stregoneria. In questi episodi, Strange compie un viaggio in svariati luoghi che diventano metafore di uno stato mentale e il percorso è il simbolo di un’evoluzione interiore, svolto secondo i precetti delle filosofie orientali.

Englehart cita le leggende del Conte di Cagliostro, facendolo peraltro apparire, si fa influenzare dalle teorie spazio-temporali della fisica quantistica post-einsteniana e si diverte a prendere idee dalla narrativa horror contemporanea, facendo di Doctor Strange uno dei comic-book più adulti e anti-convenzionali dei primi anni settanta. A rappresentare visivamente le sue fantasie c’è il bravissimo Frank Brunner.

Questi si era fatto le ossa sugli albi horror della Warren ed era perfetto per una serie come questa.

Il suo Dr. Strange è cupo e intimidente e Clea risulta più sensuale e seducente di quella dell’era Ditko. Ma il vero punto di forza di Brunner è dato dal modo in cui raffigura le dimensioni pazzesche raggiunte da Strange: varchi temporali simili ad abissi infernali; lande desolate popolate da esseri cadaverici e spettrali degni di una poesia di T.S. Eliot; caverne spaventose; antri scarsamente illuminati in cui avvengono arcani rituali; draghi enormi; bruchi parlanti che paiono usciti da una fiaba di Lewis Carroll e così via.

La costruzione delle vignette è irregolare e mutevole e dà al lettore l’illusione di sperimentare un trip da LSD. A ciò contribuiscono i colori intensi di Glynis Wein, Bill Mantlo, Dave Hunt, Linda Lessman e Cory Adams.

Le chine di Dick Giordano, Ernie Chan e il collettivo Crusty Bunkers contribuiscono a dare concretezza e spessore alle matite di Brunner e il risultato complessivo è davvero di alto livello. In pratica, questo volume ha il merito di presentare uno dei lavori qualitativamente migliori della Marvel dei seventies e non può mancare nella vostra libreria.

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